VERSO IL VOTO

Il centrodestra parla arabo con i torinesi

Parte la campagna elettorale in vista delle amministrative 2016. Immigrazione e sicurezza su 50 maxi cartelloni bilingue che da oggi compaiono in città. Iniziativa promossa da Olivetti che ipoteca, “se non c’è nulla di meglio”, la candidatura a sindaco

A Torino il centrodestra apre con largo anticipo la campagna elettorale per le comunali di primavera e, subito, parla arabo. Nessuna metafora sull’incomprensibilità del linguaggio. Anzi, i messaggi che da questa mattina compaiono sui cartelloni automatici in 50 postazioni nei punti di accesso alla città sono di una chiarezza estrema: “Benvenuto a Torino se intendi rispettare la nostra legge, la nostra cultura, e la nostra storia” si legge a caratteri cubitali nelle prime righe, perché quelle che seguono hanno il sapore inequivocabile dell’avvertimento: “Se sei venuto per delinquere, o per imporre la legge della Shari’a…faremo l’impossibile per cacciarti”. Una manciata di secondi, il tempo per leggere, e il cartellone cambia proponendo l’identico annuncio, ma tradotto in lingua araba.

 

L’iniziativa non è, come si sarebbe indotti a pensare, partorita dalla Lega di Salvini, bensì da Luca Olivetti, l’avvocato con un passato giovanile nel Fuan, a lungo tra i pretoriani di Agostino Ghiglia, oggi responsabile giustizia per Forza Italia in Piemonte. Olivetti da tempo, con riunioni e convegni, lavora alla riunificazione del centrodestra e si è ritagliato un ruolo si “aggregatore” delle varie anime sparse e perse che, a livello nazionale, lo stesso Silvio Berlusconi vorrebbe rimettere insieme nell’ormai noto contenitore. Ma l’iperattivo legale torinese con la sortita dei cartelloni, che portano la sua firma e dove l’unico simbolo presente è quello di una Mole incorniciata in un grande cuore con su scritto “Un sogno per Torino”, ha spiazzato più d’uno, nelle stesse (prime) file del centrodestra subalpino.  Quello che ad alcuni è parso un sorpasso a destra rispetto alla Lega e un’accelerata verso le amministrative 2016 che ben sono evidenziate nel cartellone con lo slogan “100 idee per 1 sindaco” viene un po’ stemperato dal coordinatore regionale azzurro Gilberto Pichetto.

 

Il numero uno dei berluscones piemontesi allo Spiffero rivela di aver parlato nei giorni scorsi con Olivetti il quale gli ha anticipato l’iniziativa che “non deve essere vista come una concorrenzialità con la Lega su un tema, quello della sicurezza, che sarà certamente tra quelli prioritari della campagna elettorale del centrodestra alle prossime comunali di Torino”. La stessa forza del messaggio che probabilmente solleverà qualche perplessità nello stesso mondo moderato, appare come la necessità di aprire un fronte su una questione – quella dell’immigrazione e della legalità, soprattutto nelle periferie – sempre più sentita dalla cittadinanza. La non voluta coincidenza con i tragici fatti avvenuti in Tunisia e in Francia, accentua senza subbio l’impatto di quelle parole non a caso tradotte in arabo.

 

Dietro ai cartelloni appare anche quella che ha l’aria di un’autocandidatura di Luca Olivetti a competitor di Piero Fassino. L’avvocato si schermisce e si schernisce, non escludendo certo l’ipotesi. “Se non si trova nulla di meglio e basta poco, allora potrei accettare” dice, immaginando di lasciare i panni dell’unificatore che dietro le quinte, ma poi mica troppo, lavora all’unità del centrodestra per trovare l’avversario giusto da opporre al centrosinistra, per vestire quelli del candidato. E che quella dell’individuazione dell’uomo, o della donna, giusti per cercare di riuscire nel ribaltone non sia impresa facile è un fatto, ad oggi, evidente. A parte Roberto Cota che non avrebbe chiuso in un cassetto il sogno revanchista di correre sotto la Mole, pur avendo ancora nello stesso cassetto le famose mutande o pantaloncini che siano e buona parte dei potenziali alleati pronti a storcere il naso, altri nomi sembrano lasciare con debito anticipo il campo per la partita di Palazzo di Città. Quello di Claudia Porchietto che avrebbe potuto avere qualche chance in più, sembra destinato a comparire nelle liste delle prossime politiche, così come da una promessa (o qualche cosa del genere) fatta all’ex assessore regionale al Lavoro dal consigliere politico di Berlusconi e oggi governatore della Liguria Giovanni Toti.

 

Fuori Porchietto, ma fuori anche un candidato dei Fratelli d’Italia, la cui leader Giorgia Meloni ormai in corsa per eventuali elezioni anticipate per il Campidoglio non vorrebbe aprire altri fronti di trattative con gli alleati. Se dalle file di Forza Italia spunta il nome della senatrice Maria Rizzotti c’è da aspettarsi che il ricorso al botulino, di cui la parlamentare era la fornitrice dell’ex Cavaliere, ben poco possa valere a raccattare voti in un elettorato deluso e desideroso di bel altre cure. Non a caso lo stesso Pichetto ancora recentemente aveva ribadito di essere pronto a fare più di un passo indietro, come partito, nel caso dalla società civile, dal mondo dell’imprese e delle professioni venisse fuori la persona giusta da proporre ai torinesi.  Il coordinatore regionale resta di quell’idea. Ma se gli si chiede se l’autore dei cartelloni che stamane sono comparsi in città potrebbe incarnare questo identikit e se la sua possa essere letta come una investitura, Pichetto sfodera diplomazia, non senza mettere i puntini sulle i: “Resto dell’idea che anche un non politico possa essere candidato, se ha le qualità ed è in grado di raccogliere consensi, ma anche in questo caso la decisione spetterebbe comunque ai partiti. Luca Olivetti se riterrà potrà essere nella rosa tra cui scegliere”. Per ora l’avvocato il suo nome, senza alcun simbolo dio partito accanto, lo ha messo su quei cartelloni. Che un risultato di certo lo otterranno: quello di far discutere. Chi approva e chi, invece, contesta quel messaggio. Scritto in arabo, ma chiarissimo.