FUORI DAL CORO

Nel Polo un Novecento a senso unico

In due palazzi juvarriani degli ex Quartieri militari sabaudi avranno sede alcuni istituti storici e culturali di Torino. Scelti con la consueta lente del conformismo e dell'omologazione. E così tante realtà sono state escluse - di Pier Franco QUAGLIENI

Il Polo del ’900 nascerà tra sei mesi a Torino soprattutto per iniziativa della Compagnia di San Paolo che ha finanziato il progetto con 9 milioni di euro. Ma nel progetto sono anche coinvolti Comune di Torino e Regione Piemonte. Accoglierà le seguenti istituzioni culturali: il Centro Gobetti, la Fondazione Nocentini, l’Istituto Salvemini, l'Unione Culturale Franco Antonicelli, la rete italiana di cultura popolare, la Fondazione Gramsci,  l’Ismel, legato alla stessa Fondazione Gramsci, la Fondazione Carlo Donat-Cattin, il Museo diffuso della Resistenza, l’Archivio storico della Resistenza, l’Istoreto Giorgio Agosti, il Centro internazionale Primo Levi. Verranno ospitati in due palazzi negli ex Quartieri militari juvarriani. Ci saranno anche un bar e un’area riservata ai bambini, da quanto annunciato all’esordio che ha visto una messa cantata dai soliti, autorevoli noti, tutti rigorosamente schierati in una sola direzione politica, preceduti da una “lectio” di Giovanni De Luna.

 

Un’opera in grande stile che appare più un Leviatano che un’aggregazione di realtà culturali diverse, c’è chi ha commentato, ricordando persino la metafora della “gioiosa macchina da guerra”, perché in effetti lo schieramento insediato negli ex Quartieri militari sabaudi fa un po’ pensare ad uno schieramento  di fronte al quale i non allineati saranno rasi al suolo, anche con l’aiuto massiccio di giornali schierati, con tanto di elmetto, dalla stessa parte, giornali che non danno voce se non ad alcuni, come mai era avvenuto in passato.

 

Infatti, se si guarda ai nomi degli istituti ospitati e anche alle storie politiche di chi li dirige, si rileva che l’intero “gotha” della sinistra sarà ospitato nei due palazzi. Non a caso, chi ne ha annunciato l’iniziativa, ha citato due volte il volto venerabile di Antonio Gramsci. Leggendo, appare non fuori luogo pensare ad  una versione anni 2000 dell’egemonia che ha dominato in questa città l’intera seconda metà del secolo scorso.

 

Avevo appreso qualche mese fa che l’Associazione Venezia Giulia-Dalmazia avrebbe gradito essere  accolta. L’associazione degli Esuli ci ricorda una pagina che per molti non andrebbe mai rammentata: quella dell’esodo e delle foibe che, per alcuni degli ospitati in quella sede, per decine di anni, erano delle semplici cavità carsiche e nulla di più. Eppure l’esodo e le foibe sono parte di un Novecento che gronda sangue e sofferenze, che piaccia o non piaccia, come gronda sangue, sofferenza e guerre il ventennio fascista  e i suoi derivati repubblichini.  E che dire del Centro studi Catti, per citare un centro di studi sulla Resistenza cattolica che, a quanto so, non dispone più di una sede ?

 

Ma Torino, lo ha ricordato più volte Aldo Cazzullo nei suoi libri, non è solo sinistra. È prevalentemente di sinistra, ma non è solo sinistra. C’è una cultura liberale non riconducibile a Gobetti che ha diritto ad essere riconosciuta. C’è una cultura cattolica, pensiamo al Centro Frassati, che non si riconosce nell’esperienza rispettabilissima di Carlo Donat -Cattin che non ci risulta essere stato uomo di cultura, ma un valido sindacalista, un grande leader democristiano e un ministro della Repubblica importante. Per la verità, la Fondazione Donat -Cattin qualche perplessità a questo disegno egemonico l’aveva espressa anche in un recente passato, ma il discorso non sembra aver avuto seguito. E che dire del Cesmeo fondato da Oscar Botto, uno dei maggiori indologi a livello internazionale, che continua il suo lavoro importantissimo seguendo le orme del maestro? Gorresio nell’Ottocento e Botto nel Novecento sono due piemontesi che hanno fatto di Torino il centro degli studi indologici e orientali.

 

Ci sarebbero tante realtà considerate in modo aprioristico minori, anzi “figlie di un dio minore”, che proprio non sono state neppure interpellate. Non fanno parte della storia di questa città? Non appartengono anch’esse al Novecento? La cultura laica novecentesca non può ridursi certamente a Salvemini. Ci sembra che esista, anche se da poco tempo, un Centro Piero Calamandrei, ad esempio.

 

Perché due palazzi riservati solo a certi enti? Il presidente della Compagnia di San Paolo, Luca Remmert, è persona troppo avveduta per non essersi posto questo problema. Perché, allora, questo sfoltimento verticistico che non fotografa affatto la pluralità delle voci che hanno contribuito a scrivere la storia della cultura torinese?  Uno sfoltimento che avvantaggia i forti a danno dei più deboli? E i forti perché sono diventati forti? Forse anche perché hanno avuto contributi forti un po’ da tutti. Banche, Ministero, Regione, Comune, Provincia, ecc. E a questo proposito, è lecito domandarsi se i due palazzi saranno messi a disposizione a titolo gratuito o se sia previsto un affitto per ciascun ospite. Sarebbe interessante conoscere nel suo insieme l’operazione che avviene mentre il “Comitato emergenza cultura” piange da anni le conseguenze di una crisi che non appare aver fine e che si è messo persino in mutande per rendere immediata a tutti la realtà in cui si trovano tante istituzioni culturali.

 

Questo Polo sarà il concentrato di una cultura nettamente schierata e ciò sicuramente non serve a dare ai giovani un’idea veritiera della realtà effettiva torinese italiana e internazionale che è molto più ricca, complessa, articolata. Se il Polo nasce, si legge, come “centro per la tutela e la diffusione dei valori della cittadinanza e della democrazia”, forse sarebbe opportuno ricordare che l’art. 9 della Costituzione tutela la cultura senza aggettivi. E infatti, forse, occorrerebbe citare anche la diffusione della cultura insieme alla cittadinanza e alla democrazia. Forse, infine, proprio a riguardo di democrazia e di cultura, meriterebbe citare una frase di Piero Gobetti.”Tanto meglio se le idee discorderanno: tanto meglio perché le discussioni chiariscono, cioè fan progredire le idee”.

 

quaglieni@gmail.com

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