Fulmini e Saitta nel cielo democratico

Area popolare in fermento tra defezioni e sirene che rievocano balene centriste. L'inquilino di Palazzo Cisterna è un'anima in pena in cerca di uno sbocco per il suo futuro politico

CHE FARE? Antonio Saitta

I nuvoloni che si addensano, sempre più minacciosi, sul governo nazionale e l’incertezza legata al futuro dell’amministrazione regionale turbano i sonni (e le veglie) di Antonio Saitta. L'inquilino di Palazzo Cisterna ha iniziato ad interrogarsi sul proprio futuro, sul "che fare" quando si sarà conclusa la sua lunga stagione alla guida della Provincia di Torino.

 

L’obiettivo di seguire la strada percorsa dieci anni fa da Mercedes Bresso (da via Maria Vittoria a Bruxelles, per poi approdare in piazza Castello), ipotesi a lungo accarezzata, sembra difficilmente agibile. Se la magistratura decreterà la fine anticipata della Giunta Cota, è ormai scontato che il candidato del centrosinistra alla sua successione sarà l’ex primo cittadino Sergio Chiamparino, ancora in cerca d’autore dopo l'uscita di scena. Una soluzione che, per diverse e opposte ragioni, troverebbe d'accordo maggiorenti locali e vertici nazionali del Pd. Con buona pace della sempre più sbrindellata area cattolica, che, dopo aver ceduto a un ex diessino Palazzo Civico dovrebbe assistere, rassegnata, all'ascesa dell'ex sindaco al secondo piano di piazza Castello.

 

Saitta ha recentemente sondato i suoi riferimenti romani, in particolare attraverso l’inner circle dell’ex ministro Giuseppe Fioroni, per cercare di strappare qualche garanzia per una sua eventuale candidatura alle prossime Europee, ma anche in questo caso i riscontri pare non siano stati incoraggianti. In un'area, quella degli ex popolari, in cui a dominare è l'inquietudine, si sta facendo largo l'idea - sponsorizzat da una parte consistente dell'episcopato italiano - di un "nuovo soggetto politico" che "da Formigoni a Fioroni" riunisca la diaspora cattolica. E l'appuntamento di Todi del 17 ottobre, dove il Forum delle associazioni convocherà, sotto lo sguardo attento della Cei, le principali sigle cattoliche impegnate nel sociale, potrebbe porre la prima pietra della nuova casa comune.

 

Il fermento peraltro non è ascrivibile alla sola classe  politica. Anche tra gli intellettuali di "area" l'inquietudine è sempre più manifesta. Ieri, in un’intervista a Repubblica, il sociologo Franco Garelli ha denunciato l’assenza di una leadership direttamente riconducibile al mondo cattolico, in una Torino orfana di figure carismatiche come Carlo Donat Cattin e Guido Bodrato. La realtà è quella di un clan lacerato dall’antagonismo interno tra il segretario regionale Gianfranco Morgando, l’ex presidente di Palazzo Lascaris Davide Gariglio (area Letta), il parlamentare Giorgio Merlo (area Marini) e il consigliere regionale Stefano Lepri (area Fioroni). In questo scenario vanno inquadrati i movimenti carsici di Saitta, pronto all’approdo romano, qualora gli eventi precipitassero e si andasse a elezioni anticipate. In quel caso non dovrebbe, però, perdere tempo: la legge prevede le dimissioni con cinque mesi di anticipo per potersi candidare alle politiche. Per questo un orecchio è sempre drizzato in attesa di quel che accade nella Capitale.

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