Sinistra: una zattera nuova in arrivo
Juri Bossuto 07:44 Martedì 07 Luglio 2015 0
Cofferati, Fassina, Civati: sono solo alcuni dei nominativi di coloro che hanno abbandonato il Partito Democratico in questi ultimi tempi. Leader e dirigenti in fuga da quello che sembra essere il regno dell'indiscusso Renzi: monarca totalmente proteso verso il modello assolutista di governo (il suo).
I fuoriusciti provengono tutti dalla cosiddetta “Sinistra” interna del Partito Democratico (oggi proiettato verso la sua conversione al Partito della Nazione). Una componente politica da sempre parte fondamentale di quella che è stata, virtualmente, la più grande realtà progressista (e prima ancora comunista) di questo Paese e che, attualmente, si trova lanciata verso una sorta di profondo nulla.
Affermazione, quest’ultima, forse ingenerosa poiché il segretario Assoluto Matteo Renzi, mentre guarda al suo progetto, in realtà è consapevole del fatto che, in passato, i partiti che si sono richiamati alla “Nazione” hanno ricoperto un grande ruolo nello scenario politico. La memoria, per trovarne consistente traccia, deve andare agli anni antecedenti il fascismo. Infatti intorno al 20, ovunque in Europa, gli assembramenti nazionalisti raccoglievano ottimi consensi, soprattutto tra chi guardava con paura al bolscevismo, sino ad essere massicciamente rappresentati all’interno dei vari parlamenti elettivi.
Il Partito della Nazione è quanto mai attuale in un'epoca storica come quella contemporanea: periodo che ha molte caratteristiche in comune con i decenni a ridosso della Prima guerra mondiale.
Contemporaneamente la fuoriuscita di un numero così importante di quadri dirigenti, dal Pd, ha creato nuove attese ed ulteriori speranze nel mondo della Sinistra radicale. E’una storia, questa, che sembra ripetersi all'infinito: dal corpo centrale, detto “il partitone”, si stacca una piccola componente che custodisce, al suo interno, un importante matrice tradizionale ideologica, insieme ad un consistente bagaglio di organizzazione logistica; “materiale” che tende in seguito a fondersi con entità minori.
Su tali presupposti l'infinita costellazione dei partiti generati dalla supernova Rifondazione, ed altri, guarda verso la nuova massa in arrivo con una prospettiva di salvezza: immagine che luccica, come una stella, negli occhi dei militanti. I leader galattici, come sempre, sperano in una disperata occasione per rigenerare le proprie forze: amplificare le energie, i numeri, e ripartire.
Dopo aver già bruciato in passato tutta una serie di possibilità, a causa di irrinunciabili leaderismi ed assoluta incapacità a fare sintesi (e forse anche di far politica), quest'anno la cosiddetta Sinistra radicale (termine che non amo poiché dovrebbe limitarsi a “Sinistra”) ci riprova sfoderando un sorriso luminoso. La gioia diventa incontenibile innanzi alla prospettiva, davvero inaspettata, del realizzarsi di quanto inimmaginabile sino a qualche tempo fa: l’arrivo di una nuova zattera su cui aggrapparsi (come tempo addietro ha dichiarato il prof. Rodotà) per approdare finalmente in Parlamento.
Nella realtà degli eventi l’imbarcazione, piccola e stretta, sembra destinata ancora una volta ad affondare portandosi dietro, sott’acqua, tutti quanti i pianetini (più o meno allegramente).
La causa della deriva risiede in quegli stessi leader troppo legati a prassi tanto dannose quanto consolidate nel tempo. Metodo politico devastante, ma oramai più forte della volontà del segretario di turno, intriso di una cultura fatta di piccoli tatticismi nonché completamente priva di strategia alcuna. Personaggi (questi “Migliori”) alla guida di compagini caratterizzate dall’alto tasso di litigio fratricida, così come da una forte componente di personalismo e, purtroppo, di clientelismo da piccolo cabotaggio. Elementi, messi insieme, che bene spiegano la lontananza di costoro da territori e sofferenze umane (fatto grave per partiti autodefinitisi sociali o addirittura comunisti).
Mille riunioni preparano oggi quella piccola barca con lo scopo di prendere il mare insieme a Landini, Civati o Fassina: ossia realizzare la fusione della massa grande con quelle piccoline. Un amalgama che, si teme per esclusivo opportunismo elettorale, avverrà faticosamente nei prossimi mesi. Facile purtroppo prevedere che, come già accaduto nel caso Ingroia e Sinistra Democratica, quella imbarcazione non toccherà mai terra e, purtroppo, neanche approderà all’Isola de Famosi (al contrario di Luxuria).
In Spagna si afferma con forza Podemos; in Grecia trionfa Syriza mentre in Italia tocca al Movimento 5 Stelle coprire anche quello spazio, quella verde prateria, che il vizio scissionistico della Sinistra (oltre ad una certa dose di ambiguità) è riuscito a trasformare in un arido deserto. Nell’arco di pochissimo tempo è stato dilapidato un patrimonio raro quanto irripetibile: una tragedia senza colpevoli ed in cui spicca l’assenza di una qualsiasi parola del tipo “dimissione” .



