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Eurofidi, riassetto e cessioni in vista

Nubi sul futuro della galassia di società che ruota attorno al consorzio di garanzia per le Pmi. Mentre ad Ambrosini la Regione chiede il "miracolo" (con un board numeroso quanto Fca), si tratta su Eurogroup e Eurocons: fusione e vendita?

Tante scatole cinesi e, in ognuna, tante poltrone. Grazie a una ripetuta clonazione il consorzio che governa gli enti di garanzia per le imprese in Piemonte è diventato anche il sistema per attribuire incarichi retribuiti, spesso lautamente. E tutto mentre il carrozzone accumulava e continua ad accumulare perdite e mettendo in allarme centinaia di dipendenti. Nelle scorse settimane, Sergio Chiamparino è riuscito a porre mano, almeno, alla scatola più grande, ovvero quell’Eurofidi al cui vertice il governatore da tempo era intenzionato a mettere il giurista torinese Stefano Ambrosini , già chiamato dalla Regione per avviare il processo di dismissione della partecipata Terme di Acqui. La nomina di Ambrosini, nelle scorse settimane, è arrivata e lo stesso avvocato protagonista di importanti interventi sia nel privato sia nel pubblico, si è detto convinto di poter portare a termine un lavoro complesso, ma non impossibile: tirare fuori Eurofidi da un situazione altrimenti destinata ad avere un epilogo catastrofico. Sei milioni di perdite nel primo trimestre, 7,5 lo scorso anno e ben 27 nel 2013 per quella che è di fatto una banca, partecipata da grandi istituti di credito (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bpm, Ubi e Banco Popolare), oltre che dalla Regione e da più di cinquantamila piccole imprese. E, soprattutto, sottoposta al controllo di Bankitalia.

Alla fine dello scorso anno il monte delle garanzie rilasciate (il numero maggiore riguarda la Lombardia) sommava a oltre tre miliardi. E lo stesso cda non ha certo numeri esigui: con undici membri eguaglia nientemeno che il board di Fca, che è ben altra cosa rispetto all’ente di cui si temeva e ancora un po’ di teme di dover recitare il de profundis. Ma le poltrone sono poltrone:  cinque spettano alla Regione, cinque alle banche socie, una alle associazioni e zero alle oltre cinquantamila piccole imprese, che messe insieme fanno circa il 50% del capitale. La cura Ambrosini è appena alla prescrizione da portare in farmacia e quindi troppo presto per carpirne gli eventuali effetti positivi. Così come non è dato a sapere se la vecchia idea di convolare a nozze con la gemella Unionfidi, di matrice confindustriale, sia ancora in piedi o meno.

Sintomi evidenti e preoccupanti, ma ancora lontana una terapia d’urto per almeno due delle società della galassia: Eurogroup ed Eurocons. Nate, insieme a Euroenergy ed Euriventures, per ampliare la gamma dei servizi, sono state di fatto il sistema per la moltiplicazione de ipani e dei pesci, ovvero delle poltrone con relativi emolumenti. Un andazzo iniziato sotto la direzione di Andrea Giotti e poi proseguita. E chi sta al vertice di Eurogroup e Eurocons? Lui, il collezionista di incarichi di Premosello-Chiovenda, il verbanese bulimico di posti di potere Massimo Nobili che, lasciata non senza strascichi la presidenza della Provincia lacustre e quella dell’Unione delle Province piemontesi, è tornato al suo ufficio –part time - all’Asl. Senza, tuttavia, mollare la presidenza dei due carrozzoni del convoglio finanziario sempre sul punto di deragliare e che oltre a garantire investimenti, garantiscono a lui (e apochi altro, di certo a Piergiorgio Scoffone, nome storico della sinistra torinese) prebende di tutto rispetto.

Eurogroup per compenso amministratori, nel 2014 ha speso nientemeno che 511.325 euro, mentre poco meno di due anni fa lo stesso Nobili si era, di fatto, aumentato pure lo stipendio che riceveva e riceve tuttora da Eurocons. All’epoca, il collezionista di poltrone aveva fatto in modo da poter sommare questi emolumenti a quello di presidente di Eurofidi. Lasciato questo, obtorto collo, Nobili ha conservato gli altri due enti su cui, da tempo, si agitano nubi per nulla tranquillizzanti. E, per giunta, nel loro assetto societario non compare la Regione, tantomeno le grandi banche come invece capita laddove Chiamparino ha messo Ambrosini.

Un’architettura societaria, quella delle scatole clonate, in grado di garantire posizioni ai soliti noti, ma anche una sorta di assenza di controllo da parte dell’ente pubblico. Insomma, la Regione ha le mani legate. Ci sono uomini che su quelle poltrone si sono seduti grazie a nomine politiche (Nobili, pidiellino finì in Eurofidi e nelle altre collegate durante la giunta di Roberto Cota e, si dice, grazie ai buoni uffici di Guido Crosetto), ma ai quali la politica ora non può di fatto chiedere conto. Certo, può esercitare una buona dose di moral suasion, in certi casi insufficiente. Così nel futuro prossimo venturo di Eurogroup e di Eurocons sembra profilarsi l’intervento della Warrant Group srl. Con un passaggio intermedio, quello della loro fusione per incorporazione. Sottocapitalizzata e anch’essa con perdite considerevoli, la società reggiana sarebbe l’improbabile ciambella di salvataggio. C’è chi prevede sarà il sistema cruento ma silenzioso di cui farebbero le spese un paio di centinaia di dipendenti. In fondo le scatole cinesi sono nate per garantire posti. Mica di lavoro, però.

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