SALOTTI & TINELLI

Manovre Generali in Fondazione Crt

I vertici scadono ufficialmente nel 2017 ma la quarantena di Quaglia sta per finire e i giochi per il rinnovo di via XX Settembre sono partiti. Con la nomina del segretario Lapucci nel cda di una banca concorrente di Unicredit. E secondo i rumors...

Mentre la “quarantena” di Giovanni Quaglia sta per terminare proiettandolo tra i “papabili” alla successione di Antonio Maria Marocco alla presidenza della Fondazione Crt, negli ambienti finanziari (non solo torinesi) gira con sempre insistenza un articolo del Salva Italia, il decreto varato dal governo Monti che, tra le altre cose, norma la concorrenza e le partecipazioni personali incrociate nei mercati del credito e finanziari. Per la precisione il 36, quello che vieta il cosiddetto interlocking, e viene passato parola per parola, interpretato, messo sulle scrivanie che contano. Recita testualmente: “È vietato ai titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e ai funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativi e finanziari di assumere o esercitare analoghe cariche in imprese o gruppi di imprese concorrenti”. Perché tanto interesse per questa norma tra chi ha gli occhi puntati sui futuri cambi al vertice della cassaforte, azionista di Unicredit e regno su cui non tramonta mai l’ombra imponente di Fabrizio Palenzona, principale sponsor del cuneese Quaglia al posto del prestigioso, ma affaticato dagli anni e dall’impegno, notaio Marocco? La spiegazione ha un nome e un cognome, quello del segretario generale della Fondazione, Massimo Lapucci. L’alto dirigente di via XX Settembre, lo scorso aprile, è stato nominato infatti membro del consiglio di amministrazione di Banca Generali.

 

La notizia, passata pressoché sotto silenzio, adesso che i giochi per del risiko sulle fondazioni s’approssima alla fase calda va assumendo sempre più peso laddove si decide o si spera di poterlo fare. Chi si attiene all’interpretazione restrittiva della norma fa osservare che la Fondazione Crt non è una banca e che non opera nel mercato del credito. Chi, invece, rimarca il fatto che la stessa Fondazione è non solo un soggetto di natura finanziaria ma è pure azionista di uno dei colossi bancari europei storce il naso di fronte a quel duplice incarico, sollevando più di un dubbio sulla legittimità (e opportunità)che Lapucci sieda nel board di Banca Generali e al contempo sia ai piani alti, nell’attico anzi, dell’azionista di una banca concorrente. Le due prestigiose poltrone possono essere occupate dalla stessa persona, oppure no?  Ma non è solo questo l’interrogativo che ricorre nei salotti buoni e polverosi.

 

La domanda, ulteriore, è: perché quella nomina di primavera? Una sorta di buonuscita dorata e anticipata in vista di un probabile trasloco da via XX Settembre in coincidenza con il cambio al vertice? Questa è una delle possibile interpretazioni che circolano. Così come negli ambienti finanziari si sussurra che per la nomina di Lapucci, indicato dalle Assicurazioni Generali (azionista di Banca Generali per il 50,6463%), si sia mosso lo stesso presidente della compagnia assicurativa del leone, Gabriele Galateri di Genola, a sua volta destinatario di ascoltati suggerimenti da parte della moglie, ovvero la donna che Piero Fassino vedrebbe volentieri alla presidenza della Compagnia di Sanpaolo, Evelina Christillin, soprattutto dopo la riluttanza di Francesco Profumo, sua prima scelta, a mollare numerosi e ben retribuiti incarichi. E proprio con la Christillin Lapucci ha costruito negli ultimi tempi un solido asse che gli ha consentito di reggere quello scarso "peso" che molti gli addebitano nella gestione della fondazione: praticamente ingessata nelle scelte strategiche e a rimorchio della cugina di corso Vittorio Emanuele, la Compagnia di San Paolo, negli assetti Acri. Un rapporto che, a quanto si racconta, gli ha fruttato la buona considerazione da parte di Fassino che ancora recentemente interrogato sui destini di Lapucci pare abbia chiuso la discussione con un emblematico “Però è bravo”, che nel vocabolario fassiniano significa fedele.

 

Voci, semplice gossip delle corti sabaude dove si decide, ma anche si trama e si sgomita? Può essere. Certa è invece la duplice veste di Lapucci: altissimo dirigente dell’azionista di Unicredit e consigliere di amministrazione della concorrente Banca Generali.  Lo stesso articolo 36 del Salva Italia, nel comma successivo prevede che “i titolari di cariche incompatibili possono optare nel termine di 90 giorni dalla nomina. Decorso inutilmente tale termine, decadono da entrambe le cariche e la decadenza è dichiarata dagli organi competenti degli organismi interessati nei trenta giorni successivi alla scadenza del termine o alla conoscenza dell'inosservanza del divieto. In caso di inerzia, la decadenza è dichiarata dall'Autorità di vigilanza di settore competente”. I novanta giorni sono ormai trascorsi e non risultano dimissioni da parte del segretario generale della Fondazione. È pur vero che la norma prevede che “in sede di prima applicazione, il termine per esercitare l’opzione di cui al comma 2 bis, primo periodo, è di 120 giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”. Insomma, ci sarebbe ancora una finestra per l’opzione. Ma ha ragione chi sostiene la piena legittimità, pur a fronte di una discutibile opportunità? Oppure chi ventila quella che sarebbe più di un’ipotesi circa una situazione irregolare?

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