TRAVAGLI DEMOCRATICI

Grasso che cola sulle tensioni Pd

Tutti gli occhi sono puntati sul presidente del Senato e sul comportamento che terrà nel passaggio in Aula della riforma. E mentre tra i democratici soffia il vento della scissione il vietcong Fornaro ribadisce: "Non usciamo da casa nostra"

“Nessuno tiri per la giacchetta l’arbitro” avverte il senatore Federico Fornaro, uno che in campo mena duro e che di finire negli spogliatoi prima di aver giocato fino ai rigori la partita della riforma del Senato non gli passa proprio per la testa. Di calci negli stinchi, dai suoi, ne prende tutti i giorni, e vabbé dice con la consapevolezza di chi ha messo nel conto le conseguenze di far saltare gli schemi di Palazzo Chigi pur di ottenere il risultato: il Senato elettivo, esattamente l’opposto di quel che è stato deciso da Matteo Renzi e dalla maggioranza del Pd. Ma l’arbitro no, lo si lasci fare il suo mestiere. Nessuno manipoli il presidente Pietro Grasso. “Ho assoluta fiducia in lui e sono certo che agirà nel migliore dei modi” dice il parlamentare piemontese, ormai uno degli uomini di punta della minoranza dem, i vietcong come li hanno ribattezzati per quel Vietnam annunciato sulle riforme alla ripresa dei lavori parlamentari ai primi di settembre. Che il ruolo e le decisioni del presidente del Senato siano tanto determinanti, quanto oggetto di attenzioni, previsioni e fors’anche qualche velatissima pressione è lo stesso regolamento di Palazzo Madama a confermarlo: in ultima istanza spetterà, infatti, a Grasso decidere se sull’articolo 2, quello sull’elezione del Senato, si potranno votare modifiche e quindi gli emendamenti tra cui quello della minoranza dem, oppure se ogni istanza di revisione sarà, invece, respinta.

 

“Un arbitro in condizioni anomale” – come osservato in un’analisi del sito formiche.net – al quale tocca in qualche modo condizionare la partita: o a favore del governo impedendo il voto degli emendamenti, o a favore delle opposizioni e della minoranza del Pd aprendo la via alle modifiche. Per il governo il testo dell’articolo approvato dalla Camera non ha subito cambiamenti rispetto a quello arrivato a Montecitorio da Palazzo Madama e quindi non è emendabile. Il “non si torna indietro”, parola d’ordine della maggioranza, troverebbe, a detta della stessa. un pilastro normativo. Ma è davvero così? “Un cambiamento, in realtà c’è stato “osserva Fornaro, il quale si riferisce al fatto che alla versione iniziale in cui era scritto che il Senato viene eletto “dai Consigli regionali”, si è passati al testo modificato alla Camera in “nei Consigli regionali”. Una vocale e una consonante, una minuzia lessicale per il governo che non la ritiene sufficiente per aprire le porte agli emendamenti. Non così per i vietcong, che pure rifiutano questa etichetta spiegando che non sono certo loro a provocare un eventuale Vietnam in casa Pd. “Il testo approvato alla Camera non è identico a quello votato al Senato in prima lettura e se la Costituzione ha ancora un valore, sull’articolo 2 si deve tornare” dice Fornaro.

 

Cosa farà Grasso? Blinderà l’articolo su cui si gioca la partita più difficile per Renzi, oppure di fatto avvallerà la tesi sostenuta dai 29 senatori dissidenti con la maggioranza del partito democratico? Nessuno lo tiri per la giacchetta dice il parlamentare alessandrino, ma la tesi dei vietcong è chiara: si apra alle modifiche, una su tutte, l’elezione diretta dei senatori, inderogabile, indiscutibile e resistente ad ogni medizione, come quelle arrivate dal capogruppo Luigi Zanda e pure dal ministro dell’agricoltura Maurizio Martina e rispedite tutte al mittente. Neppure mezzo passo indietro sul senato elettivo, conferma la minoranza dem. Indietro non si torna ripete Renzi e la maggioranza Pd, difendendo il testo. Un tiro alla fune sempre , col rischio che lo strappo laceri il partito, a meno di un anno da importanti appuntamenti elettorali amministrativi, tra l’altro. E, come qualcuno paventa, con ancor più immediate conseguenze sul governo e forse sulla stessa legislatura. “Rompere l’unità del Pd non conviene a nessuno” ribadisce Fornaro. Ma quale unità? Lo scontro dialettico tra la maggioranza e la minoranza ormai è verbale e pesante, sui social non si frenano neppure accuse più feroci. E non che nelle dichiarazioni ufficiali e, quindi, soppesate si vada di fino: “non c’è più da fidarsi degli sfascisti interni, degli smacchiatori di giaguari”, dice Roberto Giachetti. E Giorgio Tonini: “È meglio il patto con il diavolo-Cav”.

 

“Dopo le interviste di Tonini e Giacchetti, non ci possono essere più dubbi. – taglia corto Fornaro - Sono disponibili sulla riforma costituzionale a fare accordi con tutti, anche con il diavolo, meno che con la minoranza del proprio partito”. Unità del partito? “Si, io ci credo e lavoro perchè resti. Qui si gioca a farci passare come quelli che vogliono far cadere il governo e spaccare il partito. Niente di più falso”. Scissione? Tutti la escludono, ma alla fine resta la parola che più si associa, anche in questi giorni di pseudo tregua feriale, al Pd. “Nemmeno per sogno. Questa è casa nostra” ripete come un mantra bersaniano uno dei più ligi custodi dell’ortodossia dell’uomo di Bettole, oggi testa d’ariete contro il muro eretto da Renzi contro ogni tentativo di modifica del testo Boschi. “il governo apra alla discussione, ascolti” e poi – questo l’obiettivo dei vietcong – faccia un suo emendamento che lasci ai cittadini l’elezione dei membri del nuovo Senato. In questo modo – è il ragionamento della minoranza dem – il premier incassa un voto ampio e ne esce vincitore e, noi, potremo rivendicare di essere minoranza che ha capacità di incidere.

 

I segnali che arrivano da Palazzo Chigi, così come dallo stato maggiore del Nazareno non vanno, tuttavia, in questa direzione. Il non si torna indietro resta la parola d’ordine, con la benedizione di Napolitano. “Noi continuiamo testardamente a sperare, con lo spirito unitario che ha animato il documento dei 25 senatori, che alla fine Renzi si ricordi di essere non solo il presidente del Consiglio ma anche il segretario del Pd e si decida a impegnarsi per trovare una sintesi unitaria in primo luogo, come sarebbe naturale, con i senatori del suo partito". Chissà se qualcuno tirerà la giacchetta all’arbitro Grasso o preferirà continuare a giocare una partita, temendo o sperando che il cartellino rosso lo tiri fuori Renzi? Il senatore piemontese, appassionato di calcio, ripete spesso una frase di Vujadin Boškov: “Rigore è quando arbitro fischia”. Lo stesso allenatore che diceva anche “questa partita la possiamo vincere, perdere o pareggiare”.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    12:48 Mercoledì 19 Agosto 2015 Bandito Libero la democrazia è un optional...

    ...le cose veramente importanti sono la Local Tax e soprattutto gli 80 euro...!

  2. avatar-4
    00:28 Mercoledì 19 Agosto 2015 nurse La solita commedia

    A buon intenditore, poche parole. Stesso film, stessi attori ma con parti diverse. Queste persone vivono sul pianeta lusso e nulla sanno di vita reale.

  3. avatar-4
    00:08 Mercoledì 19 Agosto 2015 patty Senatori che vogliono salvare solo sè stessi, nulla gli importa degli italiani

    A Fornaro nulla sembra importare dell'Italia, del Piemonte, di Alessandria, o del suo partito, basta che possa essere ancora Senatore... che poi sia senatore di un Paese in macerie, o semplice cittadino di un Paese in ripresa è secondario. Il bello è che probabilmente quasi tutti i senatori la pensano così. Povero Senato. Povera Italia. Poveri noi.

  4. avatar-4
    14:31 Martedì 18 Agosto 2015 mammaitaliana Cosa interessa agli italiani.......

    Questi onorevoli senatori cosa pensano della ventilata LocalTax, del prezzo della benzina che continua a salire, dell'energia più cara di altri paesi?? Lo sanno che gli 80 euro sono andati a pagare la bolletta della luce? Imi, tarì, tasi, strozzano gli italiani...ricomunica e le regioni i soldi per le consulenze agli amici li trovano sempre. Per non parlare del parlamento! È allora? Un bicameralismo perfetto che fa perdere tempo a un paese che deve correre per salvarsi... È,naturalmente, sivoglionoeleggere i senatori!,vogliono false riforme per non cambiare... Un posto si troverà sempre..... Vedo sindaci disperati....ecc. Agli italiani non interessa...

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