VERSO IL VOTO

Primarie, centrodestra nel caos

Dopo il dietrofront imposto da Berlusconi ai suoi, Salvini non arretra e chiede consultazioni "ovunque" per non scegliere più i candidati "al chiuso di una stanza". In Piemonte la Lega ipoteca Novara ma vuole la conta per Torino

Primarie sì, primarie no. Forza Italia non sarà la terra dei cachi, per parafrasare Elio e le storie tese, ma nel ping-pong azzurro tra Giovanni Toti che le lancia e Silvio Berlusconi che le stoppa, la pallina delle primarie se la prende Matteo Salvini. Partita finita, primarie sempre. “Non è più tempo di decidere nel buio di qualche stanza” è il messaggio di via Bellerio. Per essere ancora più chiaro: “Devono sempre scegliere i cittadini”. A meno di otto mesi dalle prossime amministrative in cui la Lega sa di poter mettere a frutto in molti casi la crescita notevole di consenso registrata nella gestione salviniana - fatta più di contrasto all’immigrazione che di secessione, con qualche braccio teso di Casa Pound rispetto ad altre parti anatomiche di cui la citata tensione era un must bossiano – il punto interrogativo davanti alle pre-elezioni per la scelta dei candidati sindaci sembra ormai sparito. Quella di Salvini oltre che una mossa per descrivere una Lega più vicina al popolo, alla gente (senza raddoppiare la consonante iniziale ché fa troppo Nanni Moretti e una sinistra bersaglio di Matteo, quello in felpa, l’altro non si sa…) è anche un modo per (ri)marcare la distanza siderale tra i berluscones e quel popolo adorante ormai scomparso,

 

Noi vogliamo chiedere ai cittadini chi vogliono candidare, loro no. Il ragionamento è semplice, il risultato potrebbe riservare non buone sorprese per gli azzurri, peraltro già abituati da un po’ alle cose che vanno storte. In più, mettere le primarie come punto di forza, per la Lega significa incominciare a condurre le danze nel centrodestra ancor prima che la futura coalizione affronti concretamente il tema. Richiesto di indicare eventuali eccezioni, il leader del Carroccio esclude l’eventualità. E rilancia: dappertutto. Ma è, ovviamente, al Nord che si gioca la partita. Milano in primis, dove la battaglia per il candidato è già aperta nella coalizione e dove la Lega sa di poter contendere al centrosinistra la città e appare difficile rinunci a un suo uomo.

 

Meno caldo il clima a Torino. Certo, il Carroccio non perde occasione per ribadire che anche sotto la Mole ha persone valide e capaci da mettere in campo e, prima ancora, da schierare in quelle primarie che, però, Forza Italia sembra – soprattutto dopo la sortita del Berlusca – intenzionata il più possibile a evitare. Tra i seguaci del Cavaliere c’è chi coglie al balzo quanto detto ancora ieri dall’ex aennino Alteo Matteoli: “Sono nettamente contrario alle consultazioni interne alla coalizione. I partiti devono essere in grado di decidere quale candidato presentare. Le primarie, dove e quando sono state fatte, vedi a sinistra, hanno dato pessimi risultati”, aggiungendo una chiara replica al leader leghista: “Salvini non può decidere da solo. Anche lui, se vuol vincere, ha bisogno di ricostruire il centrodestra. Se pone l’aut aut o così o niente andrà da solo e quindi poco lontano”.

 

Dall’ipotesi di primarie gli azzurri piemontesi si sono sempre tenuti lontani come dalla peste (vedi le ultime Regionali), insistendo invece sulla ricerca di un candidato poco o nulla targato politicamente, da pescare in quella società civile che appare sempre più una riserva di caccia con pochi esemplari e ancor meno disponibili. Una prospettiva questa che per molti versi appare in contraddizione con le stesse primarie: quanti tra i papabili non politici magari disposti ad essere incoronati candidati – e già non è impresa semplice – sarebbero disposti a correre in quelle pre-elezioni che richiedono doti e strategie spiccatamente da politico scafato? Nasi arricciati e tensione che sale in Forza Italia di fronte all’ipotesi che per Salvini ormai è tesi, così come per l’altro alleato minore quei Fratelli d’Italia che sulle primarie hanno fatto battaglie e che sotto la Mole il consigliere regionale Maurizio Marrone ribadisce siano la strada da percorrere.

 

Se a Torino quella della Lega è una posizione convinta sì, ma non da barricate, altro è il caso della seconda città piemontese, per dimensioni, chiamata al voto di primavera. A Novara la Lega ha già posto chiaramente la pregiudiziale: il sindaco dovrà essere suo. “Le primarie non ci spaventano, anzi le vogliamo – dice il vice di Salvini in via Bellerio, l’alessandrino Riccardo Molinari –. E a Novara saranno la conferma popolare della nostra scelta”. Le primarie di coalizione sotto la cupola di san Gaudenzio come un plebiscito per il Carroccio e il suo candidato che sembra essere ormai definito in Alessandro Canelli. Ma anche primarie come sotterranea conta tra le due anime del partito nella città dell’ex governatore del Piemonte. Una che fa riferimento proprio a Roberto Cota e l’altra, quella salviniana doc che sula scelta di Canelli punta anche la vittoria non solo di Palazzo Cabrino, sempre meno difeso da Andrea Ballarè e dal Pd, ma anche di quella battaglia interna al movimento che per anni ha governato la città e che in Piemonte deve rinnovare la segreteria nazionale (traduzione lumbard di regionale) con tutti i giochi e le strategie del caso.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    10:44 Mercoledì 26 Agosto 2015 moschettiere Non ci siamo

    Le primarie sono meccanismi non di democrazia popolare ma populista. Illudono e non risolvono. E tecnicamente danno risultati scadenti. La Lega dovrebbe crescere (nell'interesse di tutti, perché in una realtà politica matura e responsabile, tutte le forze dovrebbero auspicare - nell'interesse del Paese - una crescita di qualità) in modo maturo, tralasciando populismi e altri giochi di prestigiditazione politica (tipo l'irreale "no-Euro) atti solo a rastrellare il consenso dei babbei (che purtroppo in ogni società sono la maggioranza...).

  2. avatar-4
    09:28 Mercoledì 26 Agosto 2015 usque tandem Bell'idea

    Le primarie si sono dimostrate una boiata taroccata a sinistra, per cui vediamo di copiarle anche a destra.......

  3. avatar-4
    09:18 Mercoledì 26 Agosto 2015 daniele galli per iniziare bene.... e finire ancora meglio ....

    certo che la memoria è molto corta nelle due case di Lega Novara, dopo la debacle del Franzinelli ( Cota) docet, non tenere conto della teoria dei corsi e ricorsi della storia, non può che rendere felici PD e 5 stelle. Le figure dei candidati sindaci per Torino, Novara ecc. se vorranno essere espressione condivisa e vincente del frazionato centro destra, non potranno scaturire da degli unilaterali "voglio e pretendo" chiunque li esprima.

  4. avatar-4
    08:50 Mercoledì 26 Agosto 2015 LuigiPiccolo Mi limito a citare

    La democrazia funziona quando a decidere sono in due e uno è malato.

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