VERSO IL VOTO

Bene, bravo, bis. Renzi incastra Fassino

Il ministro Delrio ha fatto da apripista, ora scenderà direttamente in campo Renzi per convincere il sindaco di Torino a rompere gli indugi e annunciare la ricandidatura. In mancanza di alternative praticabili, il Pd è "costretto" a ricompattarsi sul suo nome

“Caro Piero è arrivato il momento”. L’accelerata verso lo scioglimento della riserva e l’annuncio ufficiale della candidatura per il secondo mandato da sindaco di Piero Fassino, potrebbe arrivare a breve, di certo prima dei tempi che il diretto interessato aveva preventivato. E pare proprio che sarà lo stesso Matteo Renzi a pigiare sul pedale e indirizzare il Lungo, un po’ riottoso, verso un nuovo giro di giostra al Comune di Torino. L’occasione potrebbe essere un incontro che viene dato come molto probabile già nei prossimi giorni, quando il sindaco, completamente ristabilito dopo l’intervento chirurgico delle scorse settimane, sarà a Roma per discutere a nome dell’Anci la questione del pareggio di bilancio dei Comuni e le conseguenze dell’abolizione di Imu e Tasi. Se, come si apprende da fonti vicine al segretrio-premier, sarà lo sporne finale di Renzi a indurre (se non obbligare) Fassino ad anticipare un annuncio tanto atteso quanto rinviato, certo non sarà una sorpresa. Semmai una mossa strategica maturata più nella Capitale che sotto la Mole. E preparata, ancora, più tra il Nazareno e Palazzo Chigi che non tra Palazzo di Città e via Masserano.

 

Il momento è quello giusto: finite le vacanze, ripresa l’attività politica e l’attenzione mediatica e, non di meno importanza, un lasso di tempo più che adeguato per approntare una campagna elettorale per una sfida vincente sulla carta, ma che non sarà affatto una passeggiata. Una decisione preparata a Roma, si diceva. Le conferme non mancano: dagli apprezzamenti all’operato del sindaco omaggiati a Fassino dallo stesso premier nei mesi scorsi a Torino in visita al Museo Egizio, fino al recentissimo endorsement del ministro Graziano Delrio che l’altro giorno in Piemonte, prima ai cantieri della Tav poi alla Festa dell’Unità, ha sentenziato: “E’ stato un ottimo sindaco. Certo deve essere lui a decidere, ma se si ricandidasse sarei felicissimo”. Una felicità cui ai vertici del Pd nessuno pare voglia rinunciare. Anche perché nel caso di una improbabile rinuncia, si aprirebbe un altro fronte in una delle grandi città del Paese, eventualità che Renzi non intende neppure prendere in considerazione. Già c’è la questione Roma e ne avrebbe fatto volentieri a meno. Poi c’è Milano con la decisione di Giuliano Pisapia di non ricandidarsi che mette in ambasce il centrosinistra, con un centrodestra a trazione leghista sempre più incalzante e temuto. No, a Torino bocce ferme e nessuna alzata d’ingegno: questo il messaggio chiaro, sia pure affidato ai codici del linguaggio politico. A costo di garantire a Fassino un ruolo nazionale, da “padre nobile”, magari da presidente del partito. Non sarà il Quirinale e neppure l’Onu, ma assicurerebbe comunque quella ribalta che tanto desidera. Ed è disposto persino a fargli balenare la possibilità di mantenere la poltrona in Anci che, in verità, Renzi aveva in animo di sfilargli nel giro di un anno.

 

L’annuncio di correre per il secondo mandato sgombrerebbe il campo da una serie di rischi e finirebbe per compattare il partito, evitando possibili guerre fratricide tra le varie componenti del Pd in una città capoluogo di una Regione dove il partito, quanto a grane e inciampi, tra firme false e lotte di satrapie locali, come si dice, ne ha da vendere e da appendere.  Anche i meno caldi per un bis del Lungo, come i Giovani Turchi, hanno abbassato le ali per non minare una difficile unità del partito, anch’essa già incrinata a sufficienza a livello nazionale con inevitabili contraccolpi locali dalla vicenda della riforma del Senato dove la sinistra bersaniana non cede di un passo. Toni accesi quelli che ogni giorno si registrano tra la minoranza e il resto del Pd, ai quali non è certo opportuno aggiungere benzina presa da probabili rincorse all’eredità di Fassino e altrettanto inevitabili primarie. Primarie che dopo un’investitura del segretario nazionale sarebbero archiviate. Perché proprio di investitura da parte di Renzi si vocifera negli ambienti romani. Pur di delineare la strada senza intoppi verso la ricandidatura (e auspicabile rielezione) di Fassino, pur di evitare anche le più remota ipotesi di avere un dossier Torino, da aggiungere a quelli di Roma e Milano, il segretario pare sia pronto a incoronare con tutti i crismi l’amico Piero. Magari addirittura a Torino. Al suo fianco al momento del fatidico annuncio.

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