Inciuci contabili
Carlo Manacorda, economista 09:39 Sabato 05 Settembre 2015 0
E’ ormai ampiamente noto che la sentenza della Corte costituzionale n. 181 del 23 giugno 2015 – pronunciata in seguito al ricorso della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per il Piemonte –, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle leggi della Regione Piemonte numeri 16 e 19 del 2013 che riguardavano il bilancio del 2013, ha aperto un’ulteriore falla nei conti della Regione Piemonte per tale anno di 2,55 miliardi. Di conseguenza, il disavanzo complessivo del bilancio regionale per il 2013 – che figurava soltanto per 364,9 milioni – arriva, dopo le necessarie correzioni contabili, a complessivi 3,06 miliardi.
L’origine e i contenuti della sentenza sono anch’essi ormai noti. In sintesi. A fronte dei ritardi nei pagamenti ai fornitori da parte anche delle regioni (compresi quelli relativi al Servizio sanitario nazionale), lo Stato dà loro la possibilità di ottenere delle anticipazioni di somme, da rimborsare (con gli interessi) in un periodo non superiore a 30 anni (D.L. 35/2013, L. 64/2013, cosiddetto “decreto sblocca-debiti”). L’erogazione delle somme – che devono essere destinate, esclusivamente, al pagamento di debiti pregressi – è subordinata alla presentazione di una domanda al Ministero dell’economia e delle finanze. La domanda deve contenere indicazioni precise circa le modalità di rimborso delle anticipazioni, compresi interessi, nonché il piano di pagamento dei debiti maturati al 31 dicembre 2012. Per ottenere le somme, la regione deve stipulare un contratto con il detto Ministero che definisce le modalità della loro erogazione e restituzione.
Nel corso del 2013, la Regione Piemonte stipula 4 contratti con il Ministero dell’economia ottenendo, complessivamente, 2.554.603.200,1 da utilizzare per il pagamento dei suoi debiti passati, secondo le disposizioni del citato decreto-legge 35/2013. Con le sopraddette leggi regionali 16 e 19 del 2013, destina però questa somma al pagamento di altre spese, compresa la parziale copertura del disavanzo del 2012 di 1.150.257.926,03. La Corte dei conti rileva l’utilizzo non corretto dell’anticipazione di 2,55 miliardi, e sottopone la questione al giudizio della Corte costituzionale. La Corte costituzionale dà ragione alla Corte dei conti e dichiara illegittime le due leggi regionali nei punti in cui non rispettano le regole stabilite dal decreto-legge 35/2013 per l’utilizzo dei fondi soltanto per pagare i debiti vecchi. I quali, pertanto, continuano a restare scoperti per l’importo di 2,55 miliardi.
Diciamo subito che qui non interessa approfondire i complessi aspetti tecnici del caso (peraltro ben chiariti nella sentenza della Corte costituzionale). Interessa piuttosto chiedersi come un processo di tali dimensioni, che contemplava movimenti contabili miliardari, si sia sviluppato senza registrare, durante il suo percorso nelle varie sedi e fino al provvedimento della Corte dei conti del 10 novembre 2014, alcun rilievo da parte dei numerosi attori che vi hanno partecipato.
Sede regionale. Le due leggi regionali dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale hanno seguito l’iter di tutte le leggi: discussione nelle competenti Commissioni consiliari, approdo al Consiglio regionale, dibattito in aula fino all’approvazione. Nelle Commissioni ed in Consiglio si confrontano maggioranza ed opposizione. Per principio, l’opposizione dovrebbe svolgere il ruolo di “can mastino” nei confronti della maggioranza, facendo emergere vizi di forma e di sostanza contenuti nelle sue proposte. Orbene, sarebbe interessante conoscere quali furono le considerazioni sulle due leggi da parte della minoranza – leggi che, ripetiamo, riguardavano cifre importanti che non potevano passare inosservate –. Inoltre, si trattava di provvedimenti straordinari, figli di disposizioni statali puntuali (che, si presume, fossero state studiate con attenzione). Le minoranze fecero almeno qualche obiezione alle proposte della maggioranza o, quanto meno, avanzarono dubbi sulle modalità di applicazione delle norme statali dalle quali discendevano le due leggi regionali? Conoscere i comportamenti delle minoranze al riguardo è ancora più interessante dal momento che le stesse persone che, in allora, erano a capo della minoranza più consistente ora fanno parte della maggioranza di governo regionale ed hanno competenza diretta per mettere un “taccone” al maxi-buco di bilancio emerso per il 2013.
In barba a tutte le trasparenze amministrative, ovviamente nessuno svelerà fatti del passato (salvo addossare politicamente al governo precedente la colpa del disastro). Inoltre, se parte delle anticipazioni che dovevano servire per pagare i debiti pregressi sono state utilizzate per coprire il disavanzo accertato al termine del 2012, bisognerebbe capire se questo disavanzo derivasse soltanto dalla gestione della Giunta di Roberto Cota, ovvero anche da quella di giunte precedenti. Né va dimenticato che, in base alle disposizioni del decreto-legge 35/2013, con le anticipazioni dovevano anche essere soddisfatti (in parte) i debiti verso gli enti locali. Ma, anche da questo fronte, non si sono sentite lamentele. In un quadro di questa natura sicuramente di difficile lettura ed anche spinoso per tutti (enti locali compresi), è meglio lasciar correre. Un bell’inciucio contabile, cioè un tacito accordo tra forze politiche per fare passare le due leggi regionali ora dichiarate illegittime, può salvare passato e presente.
Sede nazionale. La Sezione regionale di controllo per il Piemonte della Corte dei conti sottopone le leggi regionali 16 e 19 del 2013 al giudizio della Corte costituzionale, come detto, nel novembre 2014. Frattanto le leggi operano a tutti gli effetti e condizionano, conseguentemente e negativamente, anche i bilanci successivi della Regione. Leggendo le leggi regionali piemontesi (ma anche quelle di altre regioni che pare abbiano fatto le stesse applicazioni scorrette delle norme del decreto-legge 35/2013), non poteva venire in mente anche al Governo centrale (dall’aprile 2013 al febbraio 2014, Governo di Enrico Letta) che c’era qualcosa fuori posto? Assoluto silenzio. E così si conferma ancora una volta come sui provvedimenti dell’economia pubblica regni una totale disattenzione e superficialità. Forse anche in tutto questo esiste un inciucio contabile. In materia economica, accordarsi sotto banco con chi governa può produrre qualche tornaconto anche per chi è in minoranza. Oggi tu dai qualcosa a me e domani io darò qualcosa a te.
Atto finale. Nella vicenda dello scorretto uso dei fondi statali concessi per pagare debiti pregressi e non per tappare buchi vari di bilancio, ora sta per andare in scena l’atto finale. Oltre a quello del Piemonte, si parla di un fabbisogno complessivo di oltre 20 miliardi per coprire i buchi di tutte le Regioni che hanno utilizzato male i prestiti statali concessi attraverso il decreto-legge 35/2013. Senza minimamente indagare sulle diverse situazioni e responsabilità, e non pensando a possibili censure comunitarie (che, verosimilmente, non mancheranno), lo Stato farà il solito provvedimento che salverà capra e cavoli. Diversamente, buona parte delle Regioni sarebbe condannata al fallimento. Naturalmente, per procedere alla sanatoria, serve un vasto inciucio contabile per il quale saranno ben disponibili maggioranze e minoranze. D’altro canto, non è il caso di andare tanto per il sottile. La sanatoria può giovare a tutti i governi regionali, quale ne sia la forza politica di governo.
A conti fatti, un tempo la contabilità pubblica aveva regole certe e rigorose. Ora la si crea “a giornata” con twitter. Comunque, la sanatoria per qualsiasi pasticcio nei conti pubblici si troverà sempre attraverso l’ottimo strumento dell’inciucio contabile (tra l’altro, sempre benedetto dai Collegi dei revisori dei conti). Maggioranze e minoranze politiche saranno soddisfatte. Non i cittadini, i soliti pantaloni che pagheranno il prezzo degli inciuci (compreso quello cui si dovrà ricorrere dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 181/2015).


