LOBBY

Fassino non paga la quota Anci E si manda il sollecito da Equitalia

La storia ha dell'incredibile. Da sindaco risulta moroso verso l'associazione dei Comuni che presiede e a Palazzo Civico arriva l'istanza di pagamento. Se per Salvini è un ente inutile, per i tanti clientes sistemati è una buona sinecura

Piero Fassino l’esattore contro il Piero Fassino moroso. In piena crisi d’identità il sindaco dei sindaci si ritrova a fronteggiare la rivolta dei colleghi leghisti, pronti a seguire le orme del primo cittadino di Padova Massimo Bitonci e uscire dall’associazione dei comuni, giudicata troppo “filogovernativa”. E proprio in questi difficili giorni in cui tenta di rivendicare il suo lavoro di lobbyng presso il governo, si scopre che il Fassino sindaco di Torino nei mesi scorsi si è visto recapitare a Palazzo Civico una sollecitazione di pagamento, addirittura tramite Equitalia, dal Fassino presidente di Anci. Incredibile ma vero. Il corrispettivo da versare “entro due giorni”, come si legge nella determina dirigenziale di febbraio, è di 152mila euro e si riferisce alla quota annuale del 2015. Questo vuol dire che per ogni legislatura il Comune subalpino paga all’Anci oltre 750mila euro, non proprio bruscolini in tempi di vacche magrissime.

 

LEGGI QUI LA DETERMINA DEL COMUNE DOPO LA LETTERA DI EQUITALIA

 

A scoprire la vicenda quantomeno surreale è il capogruppo di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone, che sul merito si schiera senza riserve con Matteo Salvini: «L’Anci presieduta da Fassino è diventata una stampella del premier Renzi per far ingoiare ai sindaci i peggiori rospi, dai tagli insostenibili dei trasferimenti al ruolo di esattori di tasse statali imposto alle amministrazioni locali. E Fassino sempre ad annuire da bravo neo-renziano di ferro». Intanto però, Piero all’Anci ha messo le tende e soprattutto non ha mancato di piazzare in ogni anfratto un suo uomo, un alleato o anche un avversario particolarmente compiacente, sfruttando soprattutto quella fitta ragnatela di società partecipate e controllate colonizzate dai fassiniani.

 

Qualche esempio? Al vertice di Ancidata – che “assiste i comuni per tutte le esigenze tecniche e tecnologiche” come si legge sul sito internet - c’è il consigliere comunale Gioacchino Cuntrò, già segretario del Pd subalpino e oggi tesoriere, lo stesso che nei giorni scorsi organizzava la cena di Futuro Democratico – la corrente che fa capo a Fassino – alla Festa dell’Unità. Vero e proprio factotum del Lungo, al punto da ritagliarsi uno spazio nel cuore del primo cittadino accanto all’eminenza grigiastra Giancarlo Quagliotti. Una fedeltà, quella di Cuntrò, premiata anche con la vicepresidenza di un’altra società della galassia Anci, come Ancitel, che “da 27 anni  supporta gli enti locali nella gestione di tutti i processi di innovazione” si legge anche in questo caso sul portale della società. Alla presidenza c’è invece l’ex deputato forzista Osvaldo Napoli, oggi sindaco di Valgioie, nel Torinese, e rappresentante azzurro nella lobby dei comuni, il primo a schierarsi a difesa di Fassino dagli attacchi di Salvini (e uno dei pochi a lanciare Piero al Quirinale). L’amministratore delegato Ancitel è invece Stefano De Capitani, già direttore generale del Csi Piemonte, promosso al vertice della multiutility alessandrina Amag grazie ai buoni uffici della sindaca di Alessandria Rita Rossa, fassiniana di ferro dal giorno del suo insediamento. Certo sembra impossibile che con un tale dispiegamento di forze Ancitel possa avere conti in rosso per un milione di euro che zavorrano anche il bilancio di Anci chiuso con un disavanzo di 400mila euro (quasi quanto lo stipendio del direttore generale Veronica Nicotra, figlia dell’ex parlamentare Dc Vincenzo Nicotra, che percepisce 232mila euro annui, alla faccia della spending review).

 

Dal sottogoverno agli incarichi politici, gli uomini del Lungo continuano ad affollare le stanze dell’associazione. L’assessore alla Cultura di Torino Maurizio Braccialarghe è tra i più stimati dal sindaco, al punto da ottenere le stesse deleghe anche in Anci ed essere inserito nel pletorico comitato direttivo in cui compaiono anche il primo cittadino di Vogogna (Vco) Enrico Borghi, un tempo lettiano, oggi renziano di rito fassiniano, il sindaco di Novara e presidente di Anci Piemonte Andrea Ballarè e l’onnipresente Napoli (presiede pure la commissione per le Politiche Comunitarie). E a proposito di commissioni, chi è stato appena nominato a capo di quella che si occupa di Urbanistica? Naturalmente Stefano Lo Russo, assessore del Comune di Torino, mentre Giovanni Barosini, consigliere di Alessandria (a proposito del sindaco Rossa) guida il gruppo di lavoro per le Politiche istituzionali e le Riforme.  

 

Questo solo per citare alcuni nomi di un carrozzone che a livello nazionale conta 80 dipendenti, venti sedi regionali, ognuna col suo ufficio di presidenza, segreteria generale, dipartimenti, revisori dei conti. Fassino, però, come il suo predecessore Sergio Chiamparino ha rinunciato a compensi e gettoni, previsti per i vertici in caso di trasferte, convegni o incontri richiesti dall’Anci.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    11:54 Mercoledì 16 Settembre 2015 gastone Parassiti

    I parassiti fanno parte dei mega meccanismi politici inutili, ovviamente creati ad hoc per fare clientela, incarichi, sottoincarichi, sovraincarichi, deleghe, e chi più ne ha più ne metta, robuste ragnatele di potere e consenso, sempre gli stessi personaggi, che svolazzano da un posto all'altro con relativi emolumenti...fiumi di denaro buttati davvero nel cesso

  2. avatar-4
    20:25 Lunedì 14 Settembre 2015 mammaitaliana Tutto utile?

    Sono tutte sovrapposizioni spesso inutili. Così era per le province e le regioni. Si può anche cambiare....

  3. avatar-4
    19:43 Lunedì 14 Settembre 2015 brizo Mi vien da ridere....

    Mi vien da ridere....

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