Partecipate, Regione con il fiato corto
Stefano Rizzi 07:30 Martedì 15 Settembre 2015 3Il governo vuole accelerare il riordino del sistema delle società pubbliche: 3 mesi per lo screening e poi in un anno vanno tagliate quelle inutili e improduttive. Ma da "Chiamparino solo annunci", attacca Vignale (FI). Bargero (Pd): "Procedere senza indugi"
Dall’alto di Usseaux, nel luglio scorso Chiamparino aveva rivendicato il primato della sua giunta in fatto di revisione del sistema delle partecipate: “Siamo l’unica Regione ad aver varato un piano di ridimensionamento delle partecipazioni”. Poco meno di due mesi dopo il commissario alla spending review Yoram Gutgeld in un convegno organizzato da ProDemos e ospitato dalla Camera dei Deputati anticipa le linee del testo unico in materia di società partecipate di prossimo approdo al consiglio dei ministri e, soprattutto, lascia intendere come il cronoprogramma per quella che si annuncia come una rivoluzione copernicana per l’assetto e le scelte della maggioranza degli enti pubblici sarà piuttosto limitato. Dal varo del testo unico ci sarà una finestra di tre mesi di cui le amministrazioni pubbliche dovranno servirsi per fare un esame della situazione relativa alle società controllate, dopodiché scatteranno altri dodici mesi per mettere le partecipate, che non lo sono, in regola con i parametri fissati, non evitando di attuare anche soppressioni o fusioni, pur di raggiungere l’obiettivo: ridurre e razionalizzare i costi. Tempi, sulla carta, molto stretti che fanno ammettere a denti stretti a qualche funzionario di Piazza Castello quel che molti prevedono: arriveremo col fiato corto, se arriveremo in tempo.
Decisamente tranchant la previsione dell’opposizione. “Sulle partecipate in Regione siamo fermi agli annunci” taglia corto Gian Luca Vignale, consigliere di Forza Italia a Palazzo Lascaris. “Solo annunci, ma non si è mosso un dito e per avere conferma basta guardare il bilancio: non c’è un euro previsto dalla dismissione di partecipate in cui non si capisce perché la Regione debba rimanere”. Un lungo elenco quello sciorinato dal consigliere forzista: da Sito “dove il 40% della Regione vale una quarantina di milioni, ma per fare una politica di indirizzo basterebbe il 10%”. E poi Sagat: “è solo l’8% ma a cosa serve, si sono ormai sfilati quasi tutti, ma la Regione no”. Quasi sessanta partecipate, ma “nemmeno una per cui si sia incominciato il percorso legislativo necessario alla dismissione o alla cessione di quote”. Insomma, almeno stando a quanto sostiene il centrodestra (ma non solo) per la giunta di Sergio Chiamparino e soprattutto per l’assessore Giuseppina De Santis, se quanto prospettato da Gutgeld verrà rispettato, sarà un ultimo miglio con la lingua fuori.
E che ci sia la necessità da parte della Regione, così come per tutti gli enti locali di invertire la rotta in tema di partecipate si dice convinta anche la deputata del Pd Cristina Bargero, componente della commissione Attività Produttive di Montecitorio: “Solo con una seria operazione di riordino e di riduzione delle società partecipate, le Regioni e gli enti locali possono avere la possibilità di reperire fondi per investimenti nei settori e nelle attività che ritengono davvero strategiche, senza inutili dispersioni come avviene oggi". Per la deputata dem la proliferazione delle partecipate ha varie origini: “Una di queste è stata le necessità per alcuni enti di aggirare i vincoli imposti dalle norme finanza locale. Certo non hanno aiutato alla chiarezza e alla razionalizzazione i continui mutamenti normativi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni". Per la parlamentare piddina “non va gettato via tutto indiscriminatamente e lo stesso testo in preparazione al ministero prevede percorsi differenti per le partecipate a rilevanza economica (nei settori del trasporto pubblico, di gas, acqua, rifiuti, energia, ndr) e quelle che questa peculiarità non la posseggono. Comunque è il momento di una svolta su questo tema e occorre non perdere tempo e vincere eventuali resistenze che certamente potranno essere poste in essere”.
Il commissario alla spending chiamato da Matteo Renzi, nel corso del convegno alla Camera, ha inoltre annunciato l’intenzione di ridurre il numero degli amministratori e dei revisori delle società e di intervenire sulle regole per dare il necessario incentivo al fine di vendere, accorpare o aumentare la concorrenza. Quello dell’accorpamento, soprattutto delle partecipate operanti in alcuni settori come quello del trasporto o dell’energia, è un tema che la Bargero racchiude in un esempio: “Una delle più grandi partecipate italiane ha le dimensioni di una medio-piccola società analoga in Francia. Il nanismo delle utilities italiane spesso si traduce in una sottocapitalizzazione che va a discapito degli investimenti . Alcuni mesi fa nel corso di un’audizione alla Camera, Cassa depositi e prestiti si era dichiarata interessata ad entrare nel capitale delle utilities italiane, a seguito però di un processo di riorganizzazione e aggregazione, che andrà seguito con particolare attenzione soprattutto per quanto riguarda il tema della governance". Per quanto riguarda le tagliole previste dal testo di prossima approvazione, già in sede di legge di stabilità, scatteranno inesorabilmente per quelle partecipate che hanno più amministratori che dipendenti e per quelle dove non è presente una finalità diretta a favore dell’ente pubblico o con partecipazione al di sotto del 10% (come nel caso di Sagat, dal punto di vista del peso in quote). In caso di due anni consecutivi di bilancio negativo è prevista la revoca degli amministratori. Una rivoluzione, insomma. Per ora la Regione ha suonato la tromba.


