DEMOCRATICI

Pd, Gariglio ha trovato la (s)quadra

Segreteria regionale "ecumenica" e pletorica (16 membri), tutte le correnti saranno rappresentate: 8 renziani, 3 turchi, 2 della sinistra, uno ciascuno a ex civatiani e "responsabili" di Damiano. Metà donne e molte facce nuove (e sconosciute)

Di fronte al bilancino da farmacista adoperato da Davide Gariglio per la composizione della segreteria regionale del Pd,  il manuale Cencelli sembra quello delle Giovani Marmotte. Tutti dentro: dai renziani della prima ora, cui sono riservati quattro posti - esattamente come quelli della seconda ora che poi sono prevalentemente riconducibili all’area fassiniana - passando per le tre seggiole destinate ai Turchi, due pronte per far accomodare la sinistra, una ciascuno per l’area ex civatiana e per la minoranza dialogante che fa riferimento a Cesare Damiano. Superato anche l’ultimo ostacolo della direzione nazionale, conclusasi ieri con l’approvazione all’unanimità della relazione di Matteo Renzi e il ruggito del coniglio della minoranza (quella presente) che non ha partecipato al voto, scongiurando l’ipotesi di una fragorosa rottura sulla riforma del Senato, il Pd piemontese può finalmente accelerare la marcia verso il nuovo organismo regionale. Ed ecumenico.

 

L’intenzione di chiudere la questione in questi giorni, il segretario senza segreteria l’aveva espressa domenica a margine della festa di Rifare l’Italia sul Po, ma non aveva potuto esimersi dal mettere in conto quel che sarebbe potuto capitare ieri al Nazareno. Quindi bocce ferme per altre ventiquattr’ore per evitare di assemblare un qualcosa destinato a rompersi ancor prima di poterlo mostrare. Alle 19 di ieri il via libera. Sul volo che da Roma lo riportava a Torino, Gariglio ha ripreso in mano la versione dem del cubo di Rubik: 8 uomini (compreso lui) e 8 donne, le percentuali alle componenti interne, le rappresentanze delle varie province e poi…, poi i ruoli. Già perché tra le tante variabili che gli fanno incrociare gli occhi, quella delle funzioni, per il numero uno di via Masserano, non è affatto di minor rilievo rispetto alle altre.

 

Gariglio vuole, e lo ha detto in più occasioni, una segreteria operativa in grado di segnare la discontinuità rispetto al passato, non solo sui nomi, ma anche sul metodo di lavoro. Sul notes tre priorità legate soprattutto alle competenze della Regione (Agricoltura, Trasporti e Sanità) e due più spiccatamente di apparato (organizzazione ed enti locali). Al segretario-capogruppo è ben chiaro che sull’agricoltura, ad esempio, la Regione può contare su uno dei migliori della squadra di Sergio Chiamparino, l’astigiano Giorgio Ferrero, ma gli è altrettanto lampante che quel settore sia di fatto lasciato da anni in appalto alla Coldiretti e il partito, al di là del ruolo ottimamente coperto dall’assessore, non abbia un canale diretto con il mondo agricolo. Ad occuparsi di un settore vitale e di peso in Piemonte, come questo, in segretaria “mica può esserci un fighetto che sta in centro a Torino” ha sbottato con i suoi Gariglio. Giocoforza, dunque, bisognerà cercare l’uomo (o la donna) che abbia dimestichezza con campi e stalle.

 

Altro tassello da sistemare, i Trasporti. La partita è pesante e i problemi, specie su quello locale, non sono pochi.  Ne sa qualcosa il capostazione del governatore, il periclitante Francesco Balocco che dall'inizio della legislatura si barcamena fra tagli e polemiche. E poi c’è la Sanità, un campo in cui il partito, anche nella recente riforma della rete ospedaliera e di quella territoriale, ha segnato il passo. Il rapporto con i sindaci, non pochi ancora incazzati per quella mancanza di discussione che ha accompagnato scelte e decisioni spesso mal digerite, ma anche con l’elettorato che sui temi della salute non concede attenuanti, è da recuperare. In corso Regina il ticket Saitta-Moirano è forte e solido, ma il Pd “deve seguire la sanità in maniera più determinata, spiegando le scelte che si fanno, recependo le indicazioni che arrivano da tutte le aree del Piemonte, parlando con i sindaci, con la gente, con i nostri circoli”.

 

Già, i circoli o le “sezioni”, termine che lo stesso Matteo Renzi è tornato a usare auspicandone un numero decisamente maggiore nel giro di un anno. L’organizzazione del partito a livello regionale è un altro di quei tasselli in cui Gariglio vuole mettere una persona che batta a tappeto il territorio, che impari a memoria i numeri dei segretari e leghi in una rete efficiente la sezione del piccolo paese della val Maira a quella di Mirafiori. A costo di assegnare l’incarico a un dirigente non strettamente riconducibile al suo entourage come l’ex assessore provinciale al Lavoro e già segretario torinese del partito Carlo Chiama, uno degli uomini di punta della componente turca e apprezzato “pontiere” tra le correnti. Stesso discorso per gli enti locali, un fiore all’occhiello del vecchio Pci che riusciva ad avere la supremazia nei Comuni anche quando la Dc governava, incontrastata, il Paese. Amministrazioni sempre più spesso in rotta con il governo, critiche verso la Regione: su quel terreno il Pd non può rischiare autogol e tantomeno limitarsi alla melina. 

La scommessa per Gariglio è difficile, la posta alta, il sistema da compilare zeppo di triple. Ma “prima che finisca la settimana presenterò la segreteria” annuncia. Stasera l’ultimo giro di telefonate, poi “decido”. I nomi. Non ne fa nemmeno uno. Ammette a denti stretti con qualche suo fedelissimo di avere in mente già chi seguirà la sanità. Quelli che trapelano dalle stanze delle varie satrapie sono, pressoché, certi. Tre sindaci, quella di Alessandria Rita Rossa in quota ai renziani della seconda ora e sostenuta dallo stesso Piero Fassino e quello di Novara, Andrea Ballarè (renziani nativi), che pare abbia fatto carte false per non essere escluso dal governo regionale dem, eventualità vissuta come una sorta di inaccettabile bocciatura del suo primo mandato e, infine, la turca Monica Ghio, prima cittadina del piccolo comune di San Cristoforo nell’Alessandrino.  Poltrona sicura per la bersaniana ed ex sindaco di Collegno Silvana Accossato, così come per un altro renziano della prima ora, l’ateniese Davide Ricca. Da Cuneo arriva Maria Peano (renziana) fresca vicepresidente della commissione Pari Opportunità di Palazzo Lascaris, mentre è il vercellese Andrea Pacella, coordinatore di Rifare l’Italia per la circoscrizione Piemonte 2, il secondo della pattuglia turca che si completa con  il già citato Chiama. Indicazione secca degli ex civatiani che puntano a riconfermare Fabio Malagnino, mentre i “responsabili” di Damiano hanno presentato una terna composta da Anna Ferrero (ex assessore provinciale di Torino, oggi nel cda di Aem), Enrico Capirone (vicesindaco di Ivrea) e Francesca Ferraris, l’ex segretaria di Asti. I bookmaker scommettono sulla Ferrero. Capirone potrebbe pagare le sue prese di posizione sul Consorzio informatico del Canavese e la necessità da parte di Gariglio di non fare ombra al “suo” eporediese, il numero due della Città metropolitana Alberto Avetta. La designazione della Ferraris, che accusò i renziani astigiani di aver dirottato truppe cammellate di albanesi alle primarie, scatenerebbe un putiferio nel gruppo dirigente locale e l’ira della consigliera Angela Motta.

 

Altri nomi ancora compaiono e scompaiono dal taccuino di Gariglio. Uscenti che non intendono prendere la porta per far posto a nuove leve - è il caso dell’eminenza grigiastra di Fassino, Giancarlo Quagliotti - sparano le ultime cartucce per salvare la cadrega. Ormai “è questione di ore”. Stasera l’ultimo giro di telefonate, ma i giochi ormai sono fatti. Il vecchio manuale Cencelli sopravvive a twitter: #c’è un posto per tutti. 

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2 Commenti

  1. avatar-4
    19:36 Martedì 22 Settembre 2015 brizo Cittadini dimenticati

    L'equilibrista Gariglio!La politica è ben altra cosa.Noi cittadini dimenticati e chiamati a votare!!!Eravamo chiamati.......

  2. avatar-4
    09:52 Martedì 22 Settembre 2015 usque tandem Altrove....

    I 5 Stelle stanno già esultando per le scelte di Gariglio, Palazzo Civico di Torino si avvicina.....

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