Senato, una “riforma” coerente

Un miracolo si affaccia innanzi a noi. Un miracolo tutto italiano accompagna il nostro vivere quotidiano, permettendoci di guardare, senza paura, verso il futuro. Un miracolo benevolo ci infonde fiducia e speranza, un evento mistico eccezionale generato dall’opera ciclopica del nostro beneamato leader nazionale: dopo anni di recessione da qualche settimana è cresciuta l’occupazione; si torna a lavorare tutti, o quasi, dopo anni di licenziamenti e contratti ad ore (o meglio contratti capestro verso i lavoratori).

 

Nelle giornate in cui cade uno degli ultimi baluardi comunisti, crollo certificato dalla Messa celebrata dal vicario di Cristo stesso all’Avana innanzi all’immagine del Che, ci è dato conoscere il volto umano del capitalismo finanziario. Il Jobs Act, nome pomposo di derivazione giuridica anglosassone, ha permesso alle aziende di assumere giovani e meno giovani, garantendo loro contratti a tempo quasi indeterminato seppur di facile risoluzione. Licenziare, vero, diventa più facile ma assumere diventa un affare lucroso per il privato: immaginare le conseguenze di questa curiosa equazione legislativa non è difficile. I “maligni”  affermano che i manager si sono limitati ad assumere coloro già in libro paga sotto la dicitura “precari”, ma si tratta di voci incontrollate messe in circolazione dai soliti sovversivi.

 

Moltitudine di diritti azzerati in un pugno di anni, distruzione che assegna la palma della vittoria alla classe dirigente del nostro Paese. Trionfo perseguito con forza sin dai giorni della Rivoluzione francese, seppur segnato da momenti di fugace gloria (Restaurazione) e cocenti sconfitte sul campo (1848, 1871, Rivoluzione russa e Costituzione repubblicana del 1948), ma infine la classe dominante ha raggiunto l’agognata affermazione schiacciante nonché priva di ostacoli nel breve periodo.

 

Il Santo Padre a Cuba diventa un fenomeno storico paradossale, dove una sorta di grande corto circuito rende difficile comprendere chi sia in realtà il Socialista ed in quali mani, dei tanti attori in azione, possa essere riposto l’ideale marxista originale (Papa o famiglia Castro). Al contrario la riapertura dell’ambasciata americana in Avana, costruita nuova di zecca in modo da essere più grande di quella di Putin, rispecchia e certifica il mutamento politico globale in corso.

 

I Paesi socialisti, ad esclusione della Corea del Nord, non rappresentano più un pericolo per il sistema capitalista, così come lo rappresenta solo in parte il fenomeno integralista religioso che scuote il Medio oriente (gli alleati del Califfo sono leader neo liberisti così come quelli antagonisti all’Isis, ad esclusione dei Curdi del PKK e per certi versi Assad). I grandi Paperone di questo secolo hanno infine mano libera non temendo più alcun ostacolo frapposto da noiosi intellettuali schierati con il popolo. I magnate della finanza possono oramai condizionare le scelte di un qualsiasi governo “democratico” senza pagare dazio alcuno, anche nel caso in cui le manipolazioni si rivelino (alla priva dei fatti) dannose per la comunità nazionale e globale.

 

Le conseguenze della Nuova Restaurazione, che ha decine di capitali al contrario del 1815 quando citando Vienna si riassumeva il tutto, sono visibili da molto tempo: conflitti planetari, restrizione continua dei diritti in capo ai lavoratori, riduzione a simulacro dei concetti di Democrazia e Partecipazione, trasformazione degli organi elettivi in comitati esecutivi (da ultimo la riforma del Senato voluta da Renzi).

 

L’Italia è certamente il Paese più avanzato nella corsa che ha quale traguardo l’ambito “ritorno al passato”; le “Riforme” volute con forza dall’ex sindaco di Firenze indicano la traccia da percorrere ovunque in Europa, nei prossimi anni, al fine di garantire la cancellazione di 225 anni di Storia dell’umanità. Atti legislativi, quali le riforma del Lavoro e quella costituzionale, raffiguranti l’anticamera per l’instaurazione di un regime neo liberista: dittatura di stampo oscurantista e priva di scrupoli nel non fare prigioniero alcuno.

 

Il mondo del Lavoro è quello che esce maggiormente massacrato dalla legislazione “restaurata”. Al contrario dei dati governativi, sempre pronti ad evidenziare i “successi” del leader (anche quando non riscontrabili nella realtà), i giovani non hanno accesso al mondo lavorativo, se non a condizioni contrattuali ottocentesche, mentre gli over 40 ne escono velocemente con una sola prospettiva: trasformare la propria autovettura in abitazione.

 

A conferma dell’inesattezza dei dati ufficiali, nel solo mese di settembre è continuata massicciamente la delocalizzazione produttiva in aeree maggiormente convenienti per il profitto padronale. L’ultima industria, in ordine cronologico, a traslocare verso nuovi Paradisi (Bulgaria) è la bolognese Faac, la quale lascia senza troppi scrupoli 50 dipendenti a casa ed a carico dei servizi sociali (proprietaria dell’azienda è la Curia emiliana). Contemporaneamente a Torino i lavoratori delle cooperative sociali (nello specifico quelle che operano con i profughi) hanno deciso di incrociare le braccia poiché “Le direzioni sono in ritardo di mesi nei pagamenti di salari e rimborsi spese sostenute”: protesta passata inosservata anche grazie a leggi che di fatto permettono tale grave ingiustizia.

 

Un disastro annunciato reso meno devastante da un’unica notizia che sembra voler attenuare, falsamente, le tinte fosche usate, dal governo, per ritrarre l’occupazione in Italia: una commessa dopo 11 anni di battaglie legali ha visto riconosciuto, dalla Corte di Cassazione, il proprio diritto a non lavorare il giorno dell’Epifania. L’astensione dal timbrare il cartellino anche nelle giornate festive è forse l’ennesima chimera distrutta: una regola “sindacale” ed “umana” cancellata grazie alle continue pressioni esercitate sui governi, succedutisi a Palazzo Chigi, da parte delle grandi catene distributive.

 

Il Senato contenuto nella ricetta di Renzi ricorda stranamente quelli di concessione monarchica ottocenteschi (membri nominati e dai poteri limitati): forse la proposta “riformatrice” più coerente ed in linea con le scelte politiche di questo ultimo decennio.

print_icon