Sant’Intesa ora pro eo. Passera vola (basso) tra le sottane curiali

Annunciato come guest star al convegno dei cattolici di Todi, il banchiere nel suo intervento è apparso sotto tono. Eppure continua a coltivare ambizioni politiche. Mentre attende il momento propizio a Torino e Milano incrociano le dita

INDECISO Corrado Passera

I rumors nei corridoi di Ca' de Sass a Milano, la vera sede di Intesa Sanpaolo – e di ciò i torinesi è meglio che se ne facciano una ragione – raccontano di un Corrado Passera molto arrabbiato con i suoi spin doctor, i potenti Vittorio Meloni, capo delle Relazioni Esterne, e Andrea Tamagnini, responsabile dei Rapporti con gli Investor relations, colpevoli di non aver influito a sufficienza sugli organizzatori del recente convegno di Todi per assicurare un posto migliore al banchiere comasco, che si è trovato seduto davanti alla star della riunione, il cardinale Angelo Bagnasco, ma in posizione decisamente defilata. I fortunati, coloro che hanno potuto sedersi ai lati del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, sono stati altri: tra loro il fondatore del Censis Giuseppe De Rita e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Una battuta d’arresto per le ambizioni politiche dell’ex braccio destro di Carlo de Benedetti, che non riesce né a decidersi né a trovare il momento giusto per la “discesa in campo”.

 

La folgorazione di Passera sulla strada della politica avviene, com’è noto, con la vicenda CAI–Alitalia. Silvio Berlusconi intuisce le qualità politiche del banchiere e lo immagina come contraltare allo strapotere di Giulio Tremonti. L’occasione dell’ingresso nel governo è fornita dalla prima ipotesi di riorganizzazione del Pdl, con Claudio Scajola che avrebbe dovuto assumere il ruolo di coordinatore unico e lasciare a Passera il ministero dello Sviluppo economico. Il giro di poltrone si arena all’ultimo momento, per le note vicende della casa prospiciente il Colosseo, lasciando anche i fedelissimi del banchiere con un palmo di naso, perché si erano già mossi per trovarsi una sistemazione nei palazzi romani, suscitando le ire dei grand commis di stato. Tra loro, oltre a Meloni e a Tamagnini, anche Carlo Messina, l’uomo dei numeri della banca e fidato braccio finanziario di Passera.

 

Sono storia recente le interviste concesse dal banchiere ai principali giornali e canali televisivi, organizzate da Meloni, nelle quali invece di occuparsi del futuro di Intesa Sanpaolo, Passera parla della situazione sociale e politica della nazione e di come attivare il suo risveglio economico. Nel corso di conversazioni private, i suoi dirigenti di punta fanno notare la svogliatezza con la quale l’amministratore delegato si occupa del piano strategico del colosso bancario e con la quale affronta il consueto show al Lingotto organizzato per il pubblico dei dirigenti della banca.

 

Perché Passera non ha concretizzato per ora le sue velleità politiche? Nel recente passato, secondo le voci raccolte all’interno del Pdl, a sbarrare la strada al banchiere ci sarebbe l’improvvida volontà di lavarsi la coscienza ai tempi della vicenda Alitalia, quando il banchiere comasco concesse un’intervista a Eugenio Scalfari, nella quale sembrava scusarsi con il popolo della sinistra per aver assecondato il progetto fortemente sponsorizzato dal premier. In questi giorni, i vertici ecclesiastici non hanno gradito i toni asettici dell’intervento che Passera ha tenuto a Todi, ove non ha fornito elementi utili alla nuova strategia “interventista” dei cattolici. La ragione sembra risiedere nello smarcamento di Pier Ferdinando Casini dal progetto. Queste indecisioni avvalorano i sospetti di chi ritiene i banchieri non adatti alla politica in quanto naturaliter avversi al rischio. Sulla mancata, almeno per ora, discesa in campo di Passera pesano anche i timori di essere messi nel vortice della macchina del fango, puntualmente partita nei confronti di Alessandro Profumo appena quest’ultimo ha annunciato la sua volontà di partecipare all’agone politico. Mentre Passera riflette, l’economia del paese e i clienti della banca sperano che Intesa Sanpaolo non resti senza guida.

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