Disgelo russo, letargo europeo

Il Cremlino, in questi giorni, rientra pesantemente nel quadro della politica estera causando un improvviso, terribile, scossone all’interno delle cancellerie europee, generando anche una forte preoccupazione tra le mura della Casa Bianca. Il giungere di truppe e mezzi dell’Armata Rossa nei dintorni di Damasco, in soccorso di Assad e quindi in contrapposizione al Califfato, ha sconvolto il sonno dei tanti leder di Stato occidentali: da sempre cullati dall’immagine di una Russia sottomessa loro ed esclusa, definitivamente, dallo scacchiere internazionale. Boris Eltsin, succeduto burrascosamente all’ultimo presidente sovietico Gorbaciov, ha rappresentato per alcuni anni il prototipo del capo di Stato russo ideale per i Paesi aderenti alla Nato. La sudditanza del grande Orso, dell’aquila zarista, al volere degli Stati Uniti è stata il frutto di un evento miracoloso costruito nei decenni grazie all’opera di Reagan, della famiglia Bush e, infine ma non meno importante, di Papa Wojtyla.

 

Il crollo che ha interessato l’URSS, dall’anno 1989, è stato di certo fonte di un vero e proprio disastro ai danni del potere moscovita, il quale ha vissuto un lungo periodo di isolamento sino a cadere nel silenzio più cupo in ambito internazionale (specialmente in seguito al bombardamento della Duma ad opera del “nuovo” Cremlino occidentalizzato). Schiacciato a terra il “pericolo rosso” del dopo Yalta, si è inaugurata l’avanzata ad Est dell’Unione Europea che ha inglobato, in pochissimo, tempo Paesi Baltici e gli Stati aderenti al Patto di Varsavia: ghiotta espansione che non ha mai guardato con alcun timore alla neonata Confederazione degli Stati Indipendenti, sino al disinvolto confezionamento dell’ultimo grande pasticcio ucraino. Il vecchio nemico di sempre era quindi oramai domato e, si sperava, non fuggisse in futuro dall’angolo in cui era stato posto con grande cura. Le novità di questi giorni narrano, invece, di un’uscita spettacolare di Mosca dal quel cantone in cui la Storia aveva imprigionato l’ex Unione Sovietica: Putin, il nuovo Zar, ha infatti autorizzato un’operazione logistico politica precisa quale supporto alla manovre militari in difesa di Damasco.

 

Nell’imbarazzante clima di assoluta inattività nei riguardi della stravolgente avanzata militare di Isis, forse dovuta al lungo elenco degli alleati scomodi dell’America in quell’area mediorientale di guerra, si è improvvisamente assistito ad un repentino, quanto inatteso, cambio di rotta da cui il leader moscovita ha ritagliato, per il suo Paese, uno spazio importante di protagonismo, politico e militare, sullo scenario globale. Mosca, quindi, agisce e si muove senza al contempo voler rinfacciare ad alcuno, dei capi di Stato occidentali, la fredda accoglienza che investì il proprio piano di mediazione all’interno della situazione siriana (anno 2012). Un progetto tutto diplomatico che prevedeva l’elegante rimozione dalle stanze del potere di Assad  senza, contemporaneamente, armare i gruppi dissidenti tra cui si celavano gli uomini vicini al Califfo: esattamente il contrario di quanto realizzato da USA e nazioni satelliti.

 

L’Europa vive una crisi senza precedenti, un’intensa fase di immobilismo che si alterna ad attimi di iperattività le cui conseguenze sono, sovente, fonte di disastri totali (vedi in ultimo la vicenda libica). In queste ore molti gioiscono, incautamente, per lo scandalo che ha coinvolto una delle industrie più produttive, ed importanti, della Germania unificata. La Volkswagen, difatti, è stata al centro di una truffa elettronica gigantesca, di cui sono cadute vittime numerosi Paesi e milioni di consumatori. Il medesimo indennizzo di fine rapporto concesso al manager dell’azienda automobilistica teutonica, 31 milioni di Euro, getta un’ulteriore grande ombra sul Paese, da sempre primo della classe, diretto dalla Merkel.

Gioire quindi delle gravi gaffes di cui è caduta vittima la cancelleria di Berlino, significa non aver chiaro il reale stato delle cose. Il nostro Paese, da sempre in prima linea su tali temi, ha fatto scuola a tutto il Vecchio Continente, contaminandolo in un attimo di tutte quelle patologie della politica che sguazzano tra clientelismo ed erogazione di mazzette.  Corruzione, mala affare, incapacità della classe dirigente (pubblica e privata) ed immobilismo sono elementi alla base del vivere quotidiano in Europa. Elementi che, declinati nelle tante attività istituzionali, fanno presumere scenari inquietanti: se il Califfo sbarcasse in Italia non troverebbe Carlo Martello ad attenderlo, ma Romolo Augusto e nel giro di poco tempo si ritroverebbe in Islanda senza neppure sapere come.

print_icon