VERSO IL VOTO

Berlusconi, l’identikit dell’anti Fassino

Per Torino il Cavaliere vuole un "uomo del fare" e non il solito "politicante". Musica per le orecchie di Pichetto che oggi sarà a Palazzo Grazioli per fare il punto sulle alleanze (e sui nomi). Forza Italia non sarà una bad company: in lista i big

Un caffè a Palazzo Grazioli per Gilberto Pichetto e un digestivo robusto per quei forzitalioti torinesi che dovranno ingoiare il rospo, ovvero un candidato sindaco al di fuori della nomenclatura di Forza Italia. Perché di questo parlerà oggi il coordinatore regionale azzurro con Silvio Berlusconi, reduce dall’incontro di ieri sera con i parlamentari durante il quale ha rilanciato con decisione il traguardo per la formazione azzurra: “Nei prossimi due anni ritorneremo ad essere il primo partito d’Italia - ha detto -. Mi sono sempre dato obiettivi e traguardi impossibili che poi ho raggiunto al cento per cento e non perderò ora l’abitudine. Riuscirò anche questa volta”. Pichetto varcherà il cancello della dimora romana dell’ex Cavaliere con ben chiaro il messaggio lanciato da questi ieri sera: “Sono ancora in campo e sento la responsabilità del Paese. I sondaggi ci daranno delle sorprese e io sono convinto di riuscire a riconquistare i nostri elettori”. Un impegno che per molti, a incominciare dallo stesso plenipotenziario piemontese, suona come una rassicurazione: “Sono e resterò il presidente di Forza Italia”.

 

Oltrepassato il cancello, accomodato sul divano che ormai conosce bene, Pichetto metterà sul tavolo quel che l’ex Cavaliere gli ha chiesto. Non un nome, non ancora le generalità di possibili candidati a competitor di Piero Fassino la prossima primavera, ma il ritratto, l’identikit di quello che possa rappresentare la migliore risorsa per combattere una battaglia dura, ma non impossibile, almeno nella visione positiva e un po’ scaramantica del centrodestra. E proprio unire la varie anime dei moderati è il compito precipuo di chi sarà individuato come il candidato più forte. O meno debole. Di sicuro in grado di rappresentare la continuità di una storia che ha nel suo fondatore – l’imprenditore “sceso in campo” – il tratto distintivo. Il sultano di Arcore ne ha le tasche piene di “politici politicanti” e vuole, in quell’afflato allo spirito originario, un “uomo del fare”.

 

Certo qualche nome uscirà, pur restando nel chiuso del quartier generale berlusconiano. Ormai sono tre quelli che ruotano e che fanno roteare altro in chi sperava in una candidatura interna all’apparato azzurro. Probabile che Silvio chieda all’amico Gilberto qualche informazione sui due notai in lizza, Giulio Biino e Alberto Morano e sull’altro papabile, il costruttore Alessandro Cherio. La via tracciata e benedetta dall’ex premier, infatti, è questa: proporre all’elettorato moderato torinese un nome che incarni e rappresenti il ceto produttivo, quello delle professioni, insomma quella borghesia più o meno illuminata che poi “è il dna di chi ha fondato e aderito negli anni a Forza Italia” come ripete alla vigilia dell’incontro lo stesso coordinatore regionale. Il che, precisa, “non significa affatto rottamare, mettere in secondo piano o, peggio, umiliare l’attuale classe dirigente e gli eletti. Anzi”.

 

Anzi, sì. Tant’è che in serbo l’ex omino coi baffi avrebbe una mossa mica da sottovalutare. Probabilmente stamane la accennerà a Berlusconi: chiedere a tutti i consiglieri regionali, i parlamentari, insomma alle prime linee, di entrare nella lista del partito per la comunali torinesi. Dalle recordwoman delle preferenze Claudia Porchietto e Daniela Ruffino allo “schiacciasassi” Gian Luca Vignale, dai parlamentari di lusso come Alberto Cirio, Maria Rizzotti e Lucio Malan al pensionato d’oro Osvaldo Napoli. Una squadra d’assalto ai cui membri, neppure troppo velatamente, si chiederà di correre e raccattare voti. Altro che esiliati in nome della salvifica soluzione Brugnaro, ovvero il modello che ha vinto a Venezia. Quello resta e quello è ciò che Pichetto si sentirà ribadire dal Presidente, pronto a dare la sua benedizione quando si deciderà il nome di colui che dovrà vedersela con Filura e con la grillina Chiara Appendino.

 

Una via, quella veneziana, obbligata se si vuole uscire dalle smanie personali di molti e da un’apatia dell’elettorato moderato che non può che condurre a livelli di astensione oltre la soglia critica. A indicarla come la sola soluzione è stato lo stesso sindaco di Venezia che, in un’intervista a Libero, ha spiegato il metodo Brugnaro: ”Consiste nel far contare più le persone dei partiti. Io sono imprenditore e non ho tessere in tasca, non ho mai fatto politica se non in Confindustria. Finché un giorno mi sono accorto di essermi girato per troppo tempo dall’altra parte, quando a Venezia la misura era colma”.

 

Musica per le orecchie di Pichetto, che da tempo lavora alla ricerca di una candidatura con queste caratteristiche e che sappia unire le varie forze di un ancora frastagliato e confuso centrodestra. Magari arrivando a decidere il nome ancora prima che si stabilisca chi sarà il candidato a Milano. Chissà. Di certo, in tanta incertezza, c’è che “Un sogno per Torino”, il movimento e un po’ brainstorming creato da Luca Olivetti si tramuterà, con lo stesso nome, in lista civica, la prima per la futura coalizione. E pure dell’iperattivo avvocato torinese parleranno Gilberto e Silvio. Da Berlusconi Olivetti dovrebbe andare nei prossimi giorni, grazie all’intercessione di Paolo Del Debbio. Per Pichetto, naturalmente, nessuna anticamera. Il filo diretto con il Presidente è consolidato da anni. Convenevoli e formalità ridotte all’osso. Per decidere di Torino potrebbe bastare un caffè. Per chi nell’apparato vedrà sfumare sogni di gloria (effimera) e toccherà ingoiare il rospo alla veneziana, non basterà un digestivo.

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