Business rifiuti: corsa all’inceneritore

Dopo quello del Gerbido, pronto un progetto per la realizzazione di un altro impianto a Settimo, "provvidenziale" a salvare le esangui casse di Asm. E in Consiglio provinciale si organizza la resistenza

Ormai è chiaro a chiunque: i rifiuti e soprattutto il loro smaltimento sono un vero business. E così, dopo le traversie giudiziarie legate alla realizzazione dell’inceneritore del Gerbido, la Provincia è già pronta a realizzarne un altro. L’area metropolitana torinese produce ogni anno 550 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani, dei quali solo 420 potranno essere smaltiti dall’impianto di strada del Portone: e allora via a un altro impianto, anche se a ballare sono solo 130 mila tonnellate e nonostante le discariche attualmente in funzione non saranno sature prima del 2017.

 

Intanto a Settimo, il sindaco Aldo Corgiat è già pronto per bruciare rifiuti industriali non pericolosi, grazie a una joint venture tra la partecipata comunale Asm e Kinexia, che insieme hanno dato vita a Ecoma, la società che realizzerà e gestirà il termovalorizzatore. Un’operazione fondamentale per dare ossigeno alle casse della multiutility cittadina, che per stessa ammissione del primo cittadino «ha un debito nei confronti delle banche che si aggira intorno ai 60 milioni di euro»: il bilancio di una città da 50 mila abitanti. E sono in tanti a credere che senza inceneritore quel debito non verrà mai estinto, anzi rischia di continuare a crescere, a causa degli interessi.

 

Le società che gestiscono l’incenerimento dei rifiuti, invece, ottengono denaro da parte di chi non è in grado di smaltirlo autonomamente e in più l’impianto è in grado di produrre energia, fondamentale per alimentare a basso costo il teleriscaldamento. Per contro, ridurre il volume dei rifiuti prodotti e incrementarne la differenziazione è un processo che costa. In quasi tutti i principali comuni della cintura, la differenziata raggiunge percentuali superiori al 50%, grazie a un percorso durato quasi dieci anni in cui si è consolidato il sistema del porta a porta (in alcuni comuni proposto nella sua versione “spinta”). A pesare sulla produzione di rifiuti continuano a essere le scarse performance di Torino, fermo al 42%, con il porta a porta avviato solo in alcuni quartieri della città. 

 

E allora ecco esplodere le polemiche. «Non serve un secondo inceneritore – tuona il capogruppo di Sel in Provincia, Antonio Ferrentino, che poi ammonisce l’assessore all’Ambiente Roberto Ronco (foto) –: per come stanno le cose una proposta del genere non la voto». Già in passato i capigruppo di Idv, Sel e Udc, assieme ad altri consiglieri di maggioranza, avevano firmato un documento per manifestare le loro perplessità legate alla realizzazione di un secondo impianto. Il teorema Ferrentino - figura politica pragmatica, raramente preda di pregiudizi ideologici come ha dimostrato nella vicenda legata al Tav – prevede l’incremento della differenziata sul territorio torinese, attraverso un eventuale contributo anche di Provincia e Regione, e la contestuale diminuzione del volume di Rsu che in cinque anni (di qui al fatidico 2017) potrebbe scendere di 70-80 mila tonnellate. E a quel punto non resterebbe che piazzare 50 mila tonnellate circa: un’inezia. Una terza via la propone la consigliera provinciale Erika Faienza, secondo la quale «potrebbe essere utile discutere di un altro impianto, ma non necessariamente un inceneritore. L’importante è evitare che ci si trovi in emergenza e si finisca con il sovraccaricare il Gerbido». Si tratta di impianti dotati di sistemi a freddo, meno impattanti sull’ambiente.

 

«Il termovalorizzatore rischia di disinnescare quei processi virtuosi che Torino e altri comuni stanno faticosamente portando avanti per diminuire i propri rifiuti indifferenziati» chiosa Ferrentino, che proprio per discutere di questo tema ha organizzato per sabato 29 (ore 14,30 nella sala Pasquale Cavaliere di piazza di Città a Torino) un convegno al quale parteciperanno tra gli altri i parlamentari Stefano Esposito e Roberto Della Seta, il sindaco di Settimo Corgiat, l’assessore all’Ambiente comunale Enzo Lavolta e quello provinciale Ronco, oltre al presidente dell’Ato Paolo Foietta.

print_icon