Le mille balle blu di Marchionne

Con bolle di sapone e un’auto di cartone la Fiom accoglie l’ad di Fiat al convegno dell’Unione Industriale di Torino. Il Lingotto ancora reticente su Fabbrica Italia

“Marchionne le tue promesse su Fabbrica Italia sono come le bolle di sapone”. Con bolle di sapone e un’auto di cartone, la Fiom accoglie oggi, con un happening davanti all’Unione industriale di Torino l’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, guest star con  la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia del convegno “Make it in Italy”. «Il presidio di oggi - ha sottolineato Edi Lazzi della V Lega Fiom di Mirafiori - vuole simboleggiare che i lavoratori non vogliono promesse, ma fatti e auto vere». Nonostante le rassicurazioni a Mirafiori di nuovi modelli non si vede nulla e del piano Fabbrica Italia nemmeno l’ombra. «Al momento i lavoratori vedono solo tanta cassa integrazione: su 215 giorni di lavoro teorici, 176 sono stati fatti in Cig, la perdita salariale complessiva per lavoratore dal 2009 ammonta a 12mila euro, le produzioni sono crollate da 218mila del 2006 alle 50mila del 2011. E le prospettive per il 2012 e 2013 sono di fare ancora tanta cassa integrazione». Per il sindacato di Landini per garantire la piena occupazione dello stabilimento torinese è necessario che oltre al Suv venga garantita anche un’altra autovettura per garantire. «Invece oggi non si produce nulla e le prospettive non ci sono».

 

Sulla latitanza del Lingotto è nuovamente intervenuto Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom che commenta positivamente la richiesta di chiarimenti dell’Authority guidata da Giuseppe Vegas alla Fiat su Fabbrica Italia. «Meglio la Consob della politica». Secondo il sindacalista Marchionne ha dato informazioni lacunose su Fabbrica Italia mentre «ha chiesto ai lavoratori garanzie certe. Da subito, ad esempio, ha tagliato i dieci minuti di pausa anche adesso che si lavora 35 giorni all’anno. Ma quello che doveva fare lui non l’ha fatto, come dirci dove farà gli investimenti. A Mirafiori il prodotto viene spostato e in molti stabilimenti non si conosce quale sarà e questo è possibile perché il governo innanzitutto, e la politica in genere, non ha sufficiente forza per chiedere le stesse condizioni che Marchionne ha dato negli Stati Uniti. Se ne stanno accorgendo anche i mercati per quanto lo domandino timidamente».


Su Confindustria Airaudo aggiunge che «senza la Fiat non è più l’associazione di tutti gli imprenditori», ma sia l’associazione di viale dell’Astronomia, sia il Lingotto, «non si illudano - avverte -: Noi continueremo a chiedere il contratto nazionale. Non pensino di aver risolto il problema. Quello della Fiat è un contratto per noi non sufficiente e non rappresentativo e la piattaforma che abbiamo presentato è una piattaforma per tutti i lavoratori metalmeccanici». Tornando poi sull’articolo 8 della Manovra, Airaudo ricorda che c’è un governo che si preoccupa «di sanare retroattivamente le situazioni. Sosterremo i ricorsi alla Corte Costituzionale e non escludiamo nessun mezzo, compreso il referendum abrogativo».

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