Nel Pd cresce la lobby dei sindaci

Le elezioni politiche sono alla porta e dall'hinterland torinese bussa una pletora di aspiranti parlamentari. Catizone fa l'apripista e nella zona Ovest ci sono già almeno quattro pretendenti

Nessun dirigente lo ammetterebbe mai, neppure sotto tortura,  ma il papocchio Pdl-Lega siglato nelle ultime ore, un accordicchio che rinvia a gennaio la crisi di governo, piace da matti all’establishment piemontese del Pd. A questo punto, ragionano dalle parti del quartier generale di via San Francesco d’Assisi,  le elezioni anticipate diventeranno inevitabili e scongiurata la sciagurata ipotesi di governo tecnico si aprirebbero finalmente le porte ai tanti sgomitanti parlamentari in pectore.

 

Tra questi, si fa avanti la lobby dei sindaci. Quelli dell’hinterland torinese, quasi tutti capaci di imporsi per due mandati, accrescendo il proprio consenso personale tra i cittadini, ma – a loro dire – sempre bistrattati da un partito troppo torinocentrico. Il più attivo, a un passo dalla cupidigia,  è Giuseppe Catizone, primo cittadino di Nichelino. Nei giorni scorsi si è pronunciato senza esitazione a favore delle primarie per la scelta dei parlamentari, polemizzando con la segretaria provinciale Paola Bragantini, ferma sostenitrice (in modo tutt'altro che disinteressato) del ruolo del partito nella selezione dei candidati. Da qualche giorno i muri di Torino e provincia sono tappezzati da manifesti del suo  faccione con tanto di slogan (“Basta Casta”) che strizza l'occhio alla più trita demagogia dell'antipolitica. «Alle prossime elezioni il Pd dovrà rinnovarsi e l’unico metodo sono le primarie - ribadisce -. Ci sono dei parlamentari ormai improponibili e sindaci della provincia che finora hanno mostrato di avere voti, consenso e capacità. La scelta questa volta non dovrà essere calata dall’alto». Lui ne è certo, anche perché nella cintura sud di Torino potrebbe davvero fare man bassa di voti. Il suo mandato scade nel 2014, lo stesso anno in cui chiudono i battenti Aldo Corgiat (foto) a Settimo e Silvana Accossato a Collegno. Tre città da quasi 50 mila abitanti l’una, i cui primi cittadini rinuncerebbero volentieri all'ultima fase del proprio mandato per uno scranno in Parlamento.

 

La figura di Corgiat ha assunto da un paio d’anni una rilevanza quantomeno regionale (nel 2009 è stato coordinatore della mozione Bersani in Piemonte e da allora è il leader dei dalemiani in regione, fintanto che sono esistiti), mentre la Accossato ha mostrato di non essere insensibile alle sirene romane firmando l’ordine del giorno di Stefano Esposito e Davide Gariglio a favore delle primarie. Ma nella zona Ovest i pretendenti sono tanti: da Marcello Mazzù (foto a destra), sindaco di Grugliasco in scadenza nel 2012, a cui si aggiungono due ex, come Umberto D’Ottavio, a Collegno fino al 2004, oggi assessore all’Istruzione in Provincia, e Nino Boeti, da Rivoli al Consiglio Regionale.

 

Tra loro si parlano, si confrontano e presto potrebbero organizzare anche un’alleanza trasversale che ponga all'attenzione del partito la valenza dei territori, perché, come spiega Mazzù «non è una questione di nomi, ma di metodo. La cintura torinese è stata spesso laboratorio di esperienze amministrative innovative e quando arriva l’appuntamento elettorale è una riserva di voti importante per il centrosinistra. Ma a quei comuni non si può sempre chiedere di portare l’acqua senza mai dar loro un rappresentante».

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