Monge

Big Bang. E il Pd rischia il botto

Renzi divide i democratici piemontesi. Il furbetto Chiamparino monopolizza la scena e lavora per sè. Secondo Merlo il partito è sul punto di deflagrare. Borioli spara a zero: pronto a lasciare

Ed ora che succede dopo la convention organizzata a Firenze dal sindaco Matteo Renzi? Che effetti avrà il Big Bang sulla sonnecchiosa e "giurassica" Torino democratica? Una cosa è certa: la deflagrazione si è sentita forte e chiara anche nel capoluogo subalpino e le reazioni non mancano.

 

L’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha mostrato ancora una volta la sua natura camaleontica di picconatore ante litteram dell'ortodossia del partito (soprattutto degli ex compagni diessini), pronto a gettare alle ortiche vecchi tabù, sempre salvando se stesso («Sono uno dei non tanti esponenti del centrosinistra che ha un’esperienza, positiva, di governo» ha detto imbrodandosi dal palco). Abile, in particolare, a rubare la scena allo stesso Renzi, ritagliandosi il ruolo di simpatico zietto in grado di comprendere ma anche di smussare le intemperanze dei giovani rottamatori. Non è un caso che qualcuno, a cominciare dall'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, renziano doc, abbia iniziato a scommettere su un ticket tra il primo cittadino di Firenze e l’ex “sindaco più amato dagli italiani”. Per contro, però, è da registrare la solitudine che ha accompagnato Chiamparino fino a Firenze (si dice che il suo ex maggiordomo a Palazzo Civico Carlo Bongiovanni lo abbia seguito in incognito). Ma dov’erano i chiampariniani? Possibile che un sindaco che per dieci anni ha amministrato Torino, che ha guidato l’Anci, che ha avuto nelle sue mani le principali leve di potere, non abbia una rete di amministratori e politici “amici”? Non sono riconducibile a lui, infatti, né il sindaco di Nichelino Giuseppe Catizone, né tanto meno i “corsari” Diego Castagno, Paola Parmentola, Davide Ricca e Pino Di Michele, i primi due renziani della prima ora. Loro sì, sempre più accreditati sul territorio torinese come soggetto politico nuovo, dopo la proficua raccolta firme in favore del referendum “anti-Porcellum”.  

 

Intanto il Big Bang è deflagrato anche all’interno dell’area ex popolare piemontese. Il consigliere regionale Davide Gariglio (foto) afferma di seguire «con interesse la giusta provocazione di Renzi», tanto da mandare in avanscoperta il fido assessore torinese Claudio Lubatti, oggi tra i leader del “T-Party”, i giovani “liberal-lettiani” del Pd. «Ci vuole un nuovo slancio non solo generazionale, ma di approccio sui principali temi nazionali, dalla politica del lavoro a quella economica – spiega Gariglio –. Il Pd finora è rimasto ancorato a vecchi schemi e vecchie dinamiche, dettate da personaggi troppo vetusti per rimanere ancora ai vertici dopo 30 anni di leadership». Il fuoco si spegne parzialmente quando gli si chiede se Renzi è il candidato premier ideale del centrosinistra «Vedremo. Certo tra lui e Bersani non avrei dubbi».

 

Dopotutto l’ex presidente di Palazzo Lascaris non ha dimenticato il voltafaccia del sindaco di Firenze durante le primarie torinesi, quando il campioncino del rinnovamento ha garantito a Fassino la propria neutralità, resistendo alla tentazione di appoggiare apertamente il giovane ex Margherita, nonostante le avances di quest'ultimo. Una posizione diametralmente opposta è quella rappresentata dal parlamentare pinerolese Giorgio Merlo, ex Dc, fedelissimo dell’ex capo della Cisl Franco Marini e al quarto mandato in Parlamento: «Se non si andrà subito a elezioni il Pd potrebbe anche saltare – profetizza – dopotutto in nessun partito si è mai vista una tale corsa alla delegittimazione del segretario. Un partito formato da venti correnti di cui cinque generazionali». Della stessa area fa parte anche il senatore vercellese Luigi Bobba, veltroniano, che ha sottoscritto un documento di sostegno al sindaco fiorentino assieme ad altri otto colleghi parlamentari (Ermete Realacci, Roberto Della Seta, Pietro Ichino, Maria Paola Merloni, Francesco Ferrante, Luigi Lusi, Roberto Giachetti e Giuseppina Servodio). Non si schiera, per ora, il giovane parlamentare “turco” Stefano Esposito, che però invita il segretario Pier Luigi Bersani a coinvolgere i nuovi attori sulla scena democratica, raccogliendone sollecitazioni e istanze attraverso «una grande assemblea del partito».

 

E se da Novara, il neo sindaco Andrea Ballaré posta su Facebook tutto il suo entusiasmo: “Ragazzi sono al Big Bang di Matteo Renzi! Uno spettacolo! Qui c’è l'Italia, quella vera, quella che lavora, pensa, inventa, ha idee, studia. Insomma quella che vive nel mondo reale! Energia pura.”, l'alessandrino Daniele Borioli (foto), ex assessore regionale ai Trasporti nella giunta Bresso, stronca così l'iniziativa: “Confermo il mio giudizio su Renzi. Non è la destra, come dice Vendola, ma è un ulteriore passo, dal pensiero debole al pensiero inesistente”. E ancora: “E' portatore di una cultura politica che io non solo non condivido, ma che credo non sarebbe compatibile, qualora diventasse maggioritaria nel partito, con il progetto del Pd nel io credo valga la pena battersi. Quindi fosse lui il prossimo leader del Pd, difficilmente mi ci potrei ritrovare”.

print_icon