Scalata Bnl: 3 anni e 6 mesi a Bonsignore

L'esponente pidiellino condannato per l'affaire Unipol con Fazio, Consorte e Fiorani. Emersa una fitta rete di relazioni trasversali che aveva in D'Alema il fulcro. Incombe la prescrizione

CONDANNATO Vito Bonsignore

Tre anni e sei mesi, più il pagamento di una sanzione pecuniaria di 600 mila euro. È questa la condanna per aggiotaggio inflitta a Vito Bonsignore, europarlamentare Pdl, nell’ambito della sentenza emessa oggi sulla tentata scalata a Bnl da parte di Unipol. Il coinvolgimento del politico piemontese è risultato dalla testimonianza resa dall’immobiliarista Stefano Ricucci, uno dei cosiddetti "furbetti del quartierino", che ai magistrati romani ha raccontato alcune “stranezze”: «È un fatto che io, quando sono dovuto scendere al 4,99 in Bnl, l’operazione l’ha curata tutta la Finnat per conto di Caltagirone, le azioni mie finirono a Bonsignore e mi sembrò tutto molto strano». Tirato in ballo nel corso di una conversazione telefonica in cui Massimo D’Alema, non coinvolto nella vicenda giudiziaria perché il Parlamento Europeo ha negato l’autorizzazione, diceva: «Intendiamoci se Bonsignore deve restare nel patto resta perché gli ho dato una contropartita politica da un’altra parte». Il 14 luglio 2005 D’Alema assicura Giovanni Consorte, all’epoca numero uno della compagnia assicuratrice bolognese,: “Ho parlato con Bonsignore, che dice cosa deve fare, uscire o restare un anno… Se vi serve resta (azionista della Bnl, ndr). Evidentemente è interessato a latere in un tavolo politico».  Replica il manager rosso: «Chiaro, nessuno fa niente per niente»

 

Bonsignore è un ircocervo, mezzo politico e mezzo imprenditore. Nella Prima Repubblica era un democristiano, di rito andreottiano, siciliano di Bronte trapiantato a Torino. Al centro di chiacchiere e «mascariate» a proposito di rapporti un poco oscuri, ha sul groppone una condanna definitiva a due anni per tentata corruzione per l’appalto dell’ospedale di Asti. Ma nella nuova Repubblica, con un nuovo partito (l’Udc, lasciato poi per le sponde berlusconiane), una nuova elezione (parlamentare europeo, bissata), e nuove attività imprenditoriali (autostrade, banca Carige, edilizia), don Vito ha conosciuto una nuova vita. Nel 2008 è risultato intestatario di un conto corrente con 5,5 milioni di euro in Liechtenstein, dopo che la lista di italiani con conti correnti nel paradiso fiscale era stata acquisita dall’Agenzia delle Entrate. Ora la mazzata. I giudici depositeranno la motivazione tra 45 giorni. I fatti al centro del processo si prescrivono nel gennaio del 2013.

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