POLVERE DI (5) STELLE

“Mi volevano far fuori da tempo”

Non c'è pace nel Movimento 5 stelle di Torino. Il capogruppo Bertola torna ad attaccare la candidata sindaco Appendino: in Sala Rossa "abbiamo vissuto da separati in casa". Denuncia addirittura un'aggressione. Ma poi conferma il suo sostegno alla causa

“Mi volevano far fuori da capogruppo”. Non si placano le polemiche nel Movimento 5 stelle di Torino, dopo la designazione a candidato sindaco di Chiara Appendino e lo spintaneo addio alla politica di Vittorio Bertola, messo in un angolo dal suo stesso “partito”, quando in assemblea ha chiesto di poter correre in ticket con la Giovanna d’Arco della Mole. Ma le frecce per ora le ha prese lui e prima di finire come San Sebastiano non manca di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. In una lunga e articolata lettera postata sul suo profilo facebook, l’ex candidato sindaco dei grillini ha ripercorso il suo accidentato mandato rendendo noti i dissidi avuti in questi anni proprio con la Appendino.

 

“Negli ultimi due anni ho portato avanti il mio mandato abbastanza da separato in casa, con periodi più o meno tesi ma certamente senza grande serenità e con ripercussioni anche sulla vita personale. Più volte sono state chieste le mie dimissioni anche da parte di altri eletti, ho subito un tentativo di cacciarmi dalla carica di capogruppo e sostituirmi con Appendino (finito nel nulla quando chiesi di renderlo pubblico e di votare sul portale), un processo politico a livello provinciale con successivo provvedimento disciplinare, persino una mezza aggressione in piazza da parte di un attivista un po’ agitato”.

 

Questo è solo uno dei passaggi di una memoria che ha ottenuto centinaia di messaggi di solidarietà. Almeno per il momento, dunque, fallisce il tentativo del firmamento pentastellato di far decantare la situazione ed evitare che la designata ad attaccare a testa bassa finisse a poche ore dall’incoronazione nel mirino del fuoco amico. Per dare un segnale di compattezza tutte le alte sfere del Movimento piemontese – dall’ormai capopartito Davide Bono ai parlamentari e consiglieri regionali – l’hanno affiancata, domenica, nella conferenza stampa in cui ha annunciato la sua discesa nell’agone elettorale. “Probabilmente proprio l’abbraccio del correntone degli “staffisti” l’ha posta sotto un’altra luce rispetto agli altri attivisti, che l’avevano sempre vista come un elemento distinto rispetto al raggruppamento che fa capo a Bono” dice un anonimo grillino. Lei per il momento incassa e non risponde, a parte una nota del pomeriggio, firmata in coppia con Bertola, in cui si pubblica – sempre via social – una foto in cui sono raffigurati i 250 grandi elettori del Movimento che l’hanno scelta e hanno respinto la proposta di tandem avanzata da Bertola. Lui, per contro, conferma l’intenzione di fare un passo indietro: non si candiderà, ma sosterrà il Movimento in campagna elettorale. Poi si cercherà un lavoro (a proposito “si accettano proposte” fa sapere). “In fin dei conti, io sono un cittadino in servizio civile temporaneo che ha creduto nel progetto originario di Grillo, quello (per chi se lo ricorda ancora) del “dipendente dei cittadini a tempo determinato”; non ho mai pensato di fare politica per tutta la vita”. 

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