Pd senza banca ma con un banchiere doc

E' il vice segretario regionale Federico Fornaro, appena nominato nel cda della Bpm. Un incarico che crea imbarazzo dentro l'establishment democratico

POLITICO BANCHIERE Fornaro

Vabbè, il Pd non ce l’avrò fatta ad avere una banca (chiedere per informazioni a Fassino e D’Alema), ma da qualche giorno ha almeno un banchiere. Si tratta di Federico Fornaro, classe 1962, vice segretario regionale del Partito Democratico, appena eletto nel consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Milano nella lista delle minoranze come espressione della Cassa di Risparmio di Alessandria. Farà parte del cda del Consiglio di sorveglianza.

 

La passione politica inizia nello Psdi di Pierluigi Romita, sotto l’ala protettrice dell’allora segretario provinciale Ricciotti Lerro. Insieme nella stagione dell’unità socialista, con l’implosione della Prima Repubblica approda ai Ds prima e al Pd poi. Oggi, oltre al prestigioso incarico di partito, Fornaro è sindaco di Castelletto D’Orba e capogruppo in Consiglio provinciale ad Alessandria. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, inizia a lavorare alla Promark, società strumentale della Regione Piemonte, che gestiva le fiere di Torino Esposizioni. E’ stato, inoltre, impiegato presso la Utet, prima di approdare alla Einaudi, dove intraprende una brillante carriera che lo porta a ricoprire l’incarico di vice direttore. Nel suo curriculum si ritrova tutto il cursus honorum del tipico boiardo del sottogoverno regionale. Nel 1986 entra a far parte del consiglio di amministrazione dell’Asm di Settimo, dal 1990 al 1995 è nel cda di Villa Gualino, mentre dal 1994 al 1997 è vice presidente di Finpiemonte. Il mondo bancario non gli  è tuttavia sconosciuto: in passato ha ricoperto una serie di cariche all’interno della Bpm Gestioni, nel 2010 è nell’organismo di sorveglianza di Anima Sgr e nell’aprile 2011 entra nel board della banca d’investimento Akros. E’ stato autore in passato di saggi e pubblicazioni e firma regolarmente corrispondenze da Torino per il Riformista.

 

I rapporti tra sistema bancario e mondo della politica, in Italia sono sempre stati particolarmente intrecciati: sono innumerevoli i casi dei banchieri di area progressista, da Enrico Salza a Giovanni Bazoli, da Fabrizio Palenzona ad Alessandro Profumo, ma mai, prima d’ora, un alto dirigente di partito era entrato a far parte di un consiglio di amministrazione di una banca. Una nomina, secondo molti imposta proprio da Palenzona, vice presidente di Unicredit e consigliere d’amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Da quando la notizia è diventata ufficiale serpeggia un mal celato imbarazzo all’interno del partito, soprattutto dopo aver appreso che i magistrati di Milano hanno aperto un fascicolo sulla fusione tra la Banca di Legnano e la Cr Alessandria e sul prestito convertendo della Bpm. La sedia sulla quale si è appena seduto, dunque, è bollente e il partito eviterebbe volentieri di essere nuovamente coinvolto in uno scandalo bancario, proprio nei giorni in cui i giudici hanno condannato quasi tutti i principali attori della scalata di Unipol alla Bnl. 

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