VERSO IL VOTO

Centrodestra, una camionata di idee

Torna in pista Monferino, ex ad di Iveco (e assessore regionale alla Sanità). Animatore di un pensatoio per "ragionare sul futuro di Torino" e proporre soluzioni, anche elettorali. "Non è un problema di destra o sinistra, ma di salvare una città in decadenza"

“Torino sta implodendo e non c’è ancora una via d’uscita”. Parte da qui la riflessione di uno dei più conosciuti e apprezzati manager subalpini, Paolo Monferino, ex ad di Iveco, prestato alla politica nella “non felice”, come lui stesso la definisce, esperienza da assessore alla Sanità nella giunta regionale di Roberto Cota. Ieri sera, assieme a una ventina di persone, tutte o quasi afferenti al centrodestra torinese, ha introdotto (e concluso) un incontro organizzato dall’associazione Sviluppo e Libertà, pensatoio del centrodestra nato con l’obiettivo di “comprendere i problemi che i cittadini e chi li rappresenta percepiscono come più urgenti, analizzarli e fornire a chi lo vorrà delle proposte”. Mantiene il profilo basso del civil servant e guai a chiedergli se sta valutando una clamorosa rentrée nell’agone politico, il suo è “solo impegno civico”.

 

Al suo fianco, nella sala al civico 19 di via Botero, c’erano l’ex parlamentare di Scelta Civica Paolo Vitelli, patron di Azimut, alcuni esponenti della formazione di Alberto Musy -  Enrico Dessy, Ludovico Seppilli e Alfonso Badini Confalonieri -, per Forza Italia si sono presentati la consigliera regionale Claudia Porchietto e il commissario provinciale del partito Carlo Giacometto, in rappresentanza di Ncd Enrico Reghini di Pontremoli, mentre, pur invitati, non si sono fatti vedere il leader di FdI Maurizio Marrone, l’avvocato di un “Sogno per Torino” Luca Olivetti, l’ex responsabile degli Stati generali del Pdl Stefano Commodo ed Enzo Ghigo.

 

E seppure i personaggi coinvolti, di riffa o di raffa sono tutti collocabili nel centrodestra, Monferino, in un colloquio telefonico con Lo Spiffero, rifugge ogni tipo di appartenenza poltic o anche solo di retaggio ideologico: “Cerchiamo di tenere insieme valori legati alla competizione e al mercato con la necessità di garantire servizi di welfare a chi ne ha veramente bisogno, abbandonando, però, l’idea dell’assistenzialismo diffuso”. Una quarta via, che si lascia alle spalle destra e sinistra, in nome del sincretismo pragmaico: “Io sto alle questioni pratiche: per esempio mi pare che questo governo e Matteo Renzi stiano finalmente iniziando a fare qualcosa in un paese fermo dagli anni Ottanta”.

 

Intanto all’orizzonte si profilano le elezioni amministrative di Torino, per le quali, Monferino tiene a precisarlo, “non ho alcuna velleità”. Oggi è il presidente del consiglio di amministrazione di Esaote, un colosso della biomedicina da 1250 dipendenti, 139 brevetti depositati e 262 milioni di fatturato  di cui oltre il 70 per cento proveniente dai mercati stranieri. Sta bene dove sta, ma non rinuncia a osservare una città che ha visto crescere e trasformarsi negli anni in cui ha ricoperto ruoli di vertice all’interno del mondo Fiat, dov’è arrivato a occupare la poltrona di amministratore delegato di Iveco, che gli è valso tra i perfidi inquilini di piazza Castello, l’appellativo di “camionista”.

 

“Torino è stata prima la capitale politica, poi la capitale industriale del Paese; ora non è più né l’una né l’altra e non è ben chiaro che cosa sarà. Su questo dovrebbero riflettere i nostri politici, perché è inutile raccontarci che siamo la città della cultura e del turismo: in quei grandi circuiti internazionali sono presenti Roma, Venezia, Firenze, ma non certo Torino”. Dunque è destinata alla decadenza? “E’ una città che deve individuare nuove vocazioni, l’università, collegata con la ricerca e l’innovazione, potrebbe essere una di queste, naturale evoluzione di quel che eravamo”. Da Mirafiori a via Castelfidardo, dunque, dove General Motors occupa oltre 650 ingegneri impegnati a progettare i motori diesel del gruppo, magari con una sinergia sempre più forte con il Politecnico? “E’ una possibile strada”.  

 

Con Vitelli, seduto alla su destra, Monferino aveva già avuto a che fare nel piano che prevedeva la candidatura del numero uno di Azimut al vertice di Confindustria, in alternativa a Licia Mattioli. Un rapporto che poi si è consolidato, come testimonia anche l’ingaggio di Ferruccio Luppi, anche lui “uomo Fiat” e già super-consulente per le dismissioni immobiliari in Regione, proprio nell’azienda di Vitelli.  Secondo qualcuno, tutte queste riflessioni, potrebbero già condurre alla creazione di una lista civica in grado di rappresentare quella borghesia torinese fatta di professionisti e piccole imprese stufa del fassinismo imperante, ma su questo Monferino preferisce glissare: “Io offro solo il mio contributo alla redazione di alcune proposte”. 

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