La Digos fa Cose (E)inaudite
Riccardo de Caria 07:50 Venerdì 13 Novembre 2015 2
Questo è il numero duecento di questa rubrica. Mi piace allora festeggiare ripartendo dal tema della settimana scorsa, visto che per una volta il bilancio a sette giorni dal pezzo è completamente positivo: le Cose (E)inaudite auspicavano un determinato atto pubblico, e questa volta si è concretizzato.
È stata infatti finalmente sgomberata, ieri mattina, la caserma di Via Asti, che era stata occupata da quei simpaticoni di Terra del Fuoco e, più di recente, da un gruppo di famiglie rom. Naturalmente, non m’illudo che Digos, polizia e carabinieri si siano infine persuasi all’agognato blitz leggendo queste colonne: ben più probabile è che dei rom abusivi gli abitanti del quartiere non fossero disposti a tollerarli a lungo come vicini, e quindi si sia infine deciso di fare qualcosa, a ennesima dimostrazione del fatto che, finché violi la legge per ragioni politiche (rosse) vieni tollerato, mentre se lo fai perché hai veramente bisogno, come appunto i rom in questione, la repressione arriva puntuale.
Eppure, è una buona ragione per essere ottimisti: ogni tanto fa bene al morale essere dalla parte dei vincitori, e il “compleanno” è un giorno particolarmente appropriato. Ciò che merita ancora sottolineare a riguardo di questa vicenda, però, è un’altra cosa su cui questi (quasi) quattro anni di rubrica hanno cercato di battere e ribattere, ma evidentemente c’è ancora tanto lavoro da fare per noi einauditi.
Le associazioni occupanti hanno rivendicato l’opera di solidarietà fatta con l’ospitalità data ai rom nella struttura. Ma la solidarietà non è quella cosa lì: è tutt’altra cosa. Non c’è niente di solidale nell’usare i soldi di altri per aiutare qualcuno. Troppo facile, troppo comodo, spesso anche troppo utile a chi aiuta.
No, la solidarietà vera è quella che si fa donando il proprio tempo e i propri soldi. È quella di chi dona tanto perché tanto ha, come quel genio dal cuore grande Roger Federer, che senza darsi tante arie ha già destinato 12 milioni di euro, dei tanti montepremi accumulati grazie al suo talento tennistico incommensurabile, alla costruzione di 81 scuole materne in Malawi. O come lo chef Massimo Bottura, che insieme ad altri ha messo in piedi una “mensa gioiello”, che presto sbarcherà a Torino, con cui serve cibi di alta qualità culinaria a chi vive in povertà, (re)inventando la gastronomia d’assistenza.
Ma, evangelicamente, solidarietà è ancora di più quella di chi dona poco perché ha ancora meno, e dunque quel poco vale tantissimo, come in quel video che aveva commosso il web il Natale scorso del barboneche riceve 100 dollari e immediatamente li usa per comprare da mangiare ad altri senzatetto come lui, o quello simile del ragazzo che chiede a una serie di passanti intenti a mangiarsi una pizza se ne può avere una fetta, e l’unico ad accettare di condividere è un giovane clochard che sa cosa vuol dire la fame, e che ne aveva appena ricevuto un avanzo da due ragazzi che avevano ordinato una porzione troppo grossa.
Questi sono gli atti che ti conquistano il Paradiso, questo è il modo di aiutare il prossimo, questo è ciò che sarebbe fantastico se ciascuno di noi avesse l’altruismo di fare. Impadronirsi di risorse dei contribuenti e poi destinarle ad un gruppo di persone a te caro, invece, non ha nulla di meritorio. La solidarietà del Comune, dello Stato o dei beni comuni non è solidarietà, perché a chi la fa non costa nulla, e quindi non vale nulla. Ed è quindi pericolosa perché ingenera in chi la riceve un’indebita gratitudine verso chi non ha veramente pagato il conto, dimenticandosi invece di chi il conto lo ha pagato davvero in ultima analisi.
Forza Digos, quindi, e abbasso la solidarietà tarocca. Adesso, il prossimo passo sarebbe vendere finalmente in tempi rapidi l’edificio di via Asti e restituirlo così ai suoi legittimi proprietari, i privati. Non vorremmo, con questo auspicio, farci prendere la mano; ma visto che stiamo spegnendo una candelina, sognare qualche ulteriore decisione pubblica pro libertà, pro proprietà e pro mercato non costa nulla: ce ne è bastata una, e cominciamo quasi a prenderci gusto!
Cose inaudite.



