Privatizzazioni, un buco nell’acqua
Stefano Rizzi 15:30 Venerdì 20 Novembre 2015 3E' un flop la prima dismissione di una partecipata della Regione. I nuovi acquirenti delle Terme di Acqui non hanno le garanzie necessarie e ora si va verso la liquidazione, magari con uno spacchettamento. Una fine che poteva essere prevista
Lugano addio. Il Cavaliere Bianco, pronto ad arrivare dalla Svizzera per salvare le Terme di Acqui, al momento di mettere mano al portafoglio è sparito. E così è finita in un buco nell’acqua quella che doveva essere, e tale era stata annunciata con squilli di tromba, la prima dismissione di una partecipata regionale. Il finanziere svizzero Gianlorenzo Binaghi, amministratore unico della South Marine Real Estate, stamane non si è presentato nello studio del notaio torinese dove avrebbe dovuto sottoscrivere l’atto di acquisto delle quote e sancire il passaggio dalla Regione (tramite FinPiemonte Partecipazioni) e dal Comune di Acqui Terme al gruppo di Lugano.
Purtroppo non è stato un contrattempo a lasciare a becco asciutto la Regione che sulla vicenda, dopo la conclusione della gara la scorsa estate aveva speso, un po’ avventatamente, parole di soddisfazione, lasciando intendere come il modello Terme fosse quello da seguire anche per l’alienazione della altre partecipate di cui Sergio Chiamparino ha più volte ribadito l’intenzione di volersene liberare in fretta. A far saltare tutta l’operazione sarebbero stati quelli che ambienti vicini ai venditori delusi definiscono “problemi di liquidità”. Una fonte molto ben informata e altrettanto attendibile parla di “impossibilità a stipulare fidejussioni bancarie in Italia” per il finanziere luganese, il cui nome ricorre spesso nelle cronache e in alcune inchieste relative al giro dei rifiuti, così come aveva riportato Lo Spiffero al momento dell’aggiudicazione della gara. Possibile che qualche pulce avesse parlato all’orecchio del nostro giornale, senza avvertire anche chi si è occupato della vicenda?
La puzza di bruciato ha iniziato a diffondersi ieri, ma forse la speranza di non dover ammettere lo smacco aveva preso il sopravvento. Oggi la conferma: la cessione è saltata. E dir che qualche dubbio sarebbe stato giustificato. Tralasciando i fatti di cui si è appena accennato, la stessa offerta che era stata superiore di ben 1,5 milioni rispetto alla base d’asta fissata in 25 milioni di euro, qualche perplessità l’aveva suscitata, ma anche in questo caso i dubbi non sono venuti alle persone giuste. La decisione di vendere le quote anziché l’azienda aveva, di fatto, lasciato fuori dai giochi il presidente della Terme di Acqui Stefano Ambrosini, mentre tutto era stato gestito da FinPiemonte Partecipazioni, presieduta da Paolo Marchioni. Un arrivo, quello del finanziere elvetico, salutato come il salvatore della patria pure dal sindaco della città Enrico Bertero (Forza Italia) che a fronte di un primo rinvio della stipula del contratto, una decina di giorni fa, aveva rassicurato anche i più scettici dicendo che “serve ancora una settimana. I motivi sono solamente tecnici, come mi ha spiegato il presidente della Regione Chiamparino al quale ho chiesto informazioni”. Informazioni evidentemente sbagliate. Forse averne raccolta qualcuna in più non avrebbe guastato.
Ma, ormai, la frittata e fatta e adesso non resta che ripartire da zero. Dopo la non certo edificante esperienza della gara per la cessione delle quote è probabile che, non appena riavutisi dalla tranvata, ad Acqui così come in Regione tentino di rabberciare la questione alla meno peggio. Un’ipotesi che circola in queste ore è quella drastica della messa in liquidazione. Un’eventualità negativa per molti, ma forse non per tutti. Qualche malalingua fa notare come, nel caso si decidesse di procedere per questa strada, con ogni probabilità il liquidatore sarebbe individuabile nell’attuale presidente Ambrosini. Il quale, nel potenziale nuovo incarico, percepirebbe ben di più rispetto ai trentamila euro lodi annui che il professionista ormai nel gotha delle consulenze e delle operazioni societarie complesse, incassa attualmente. L’altra ipotesi è quella della ricerca di un gestore, qualcuno che prenda in affitto dal società (proprietaria anche di due alberghi) nell’attesa di una vendita, non più di quote, ma della società. E anche in questo caso a condurre i giochi sarebbe Ambrosini.


