Un Natale, mille mattatoi

Natale è alle porte. Lo respiriamo nell’aria, nelle luminarie colorate, nei tanti scintillii che ridisegnano piazze e città. Torino attende il 25 dicembre sfoggiando le Luci di Artista, le bancarelle natalizie, migliaia di addobbi e la ricerca di un incontenibile (così appare) desiderio consumistico. La crisi economico-finanziaria, nel mese in corso, pare lasciare il passo a spese pazze per coloratissimi pacchetti regalo, concedendo così una boccata d’ossigeno alla piccola distribuzione (la più penalizzata dallo Stato in ambito fiscale) ma pure ulteriori ricchezze alle grandi catene commerciali. I media ci inondano, già dall’ultima decade di novembre, con decine di spot pubblicitari che raccontano di famiglie felici, in attesa dell’Avvento, o ancora del gioioso spacchettamento sotto l’albero, nonché di quadri casalinghi tendenzialmente sereni fatti di adulti e di bambini con, tra le braccia, i propri animali d’affezione (esclusa una video promozione commerciale, forse la più realistica, in cui, mentre tutti festeggiano con il panettone in mano, è in corso un pignoramento nell’abitazione in cui si celebra il Natale stesso). 
 
A Natale tutto sembra condurre ad una pace assoluta, che avvolge ogni cosa in un soffice mantello pieno di ovatta e, conseguentemente, morbidissimo. I problemi, con l’avvicinarsi delle Feste, sono lasciati al di fuori dell’uscio di casa (per chi ne è dotato): quasi accantonati in un angolo sino al giungere del primo mese del nuovo anno. Un oblio generale che, purtroppo, non corrisponde minimamente alla realtà delle cose. In questi giorni tutto viaggia ostinatamente nella direzione opposta, rispetto ai buoni sentimenti che il periodo pre natalizio somministra, con forza, a noi tutti. Il pianeta è percorso da guerre, stragi e follie di ogni genere che si riversano sull’umanità, come su tutti gli altri esseri viventi del pianeta. Molto si scrive, e si legge, in merito alle sventure della nostra specie; mentre sul fronte animale l’informazione non va oltre alla pubblicità di una marca di croccantini oppure, come nel caso sin qui narrato, nella visione della famiglia modello intorno al caminetto insieme ai propri amici domestici a quattro zampe. 
 
Muoiono in battaglia le persone, muoiono straziate le altre specie viventi: a Natale come negli altri giorni; a Natale come sempre. Durante il resoconto giornalistico dell’assalto dei reparti speciali a Saint-Denis (Parigi), in conseguenza ai gravi attentati che recentemente hanno colpito la Francia, in pochi si sono resi conto dell’estremo sacrificio di un cane poliziotto. L’animale, in quell’occasione, ha prontamente individuato dell’esplosivo salvando la vita ai militari ma perdendo la sua. La bestiola era al servizio di esseri umani e della collettività, così come molti altri animali che vengono letteralmente trucidati per saziare vizi, e golosità varie, di consumatori senza etica alcuna e, soprattutto, senza limiti. Alcune settimane fa la giornalista Giulia Innocenzi ha descritto, in un’inchiesta trasmessa nel programma Servizio Pubblico, quanto accade presso il macello Italcarni di Ghedi, in provincia di Brescia: un macello definito “degli orrori”, specializzato in mucche a terra e, di conseguenza, in cui gli animali vengono letteralmente torturati. 
 
La normativa dispone che gli animali impossibilitati a deambulare, che raggiungono il mattatoio, debbano essere uccisi direttamente sul mezzo che li trasporta. Una procedura “simil umana” non adottata dal macello bresciano, dove in realtà gli operai attaccano le catene alle zampe di mucche vive, trascinandole poi con il muletto con lo scopo di gettarle brutalmente a terra. Cadute rovinose di bovini in seguito rimorchiati e lentamente scarnificati a causa dello sfregamento del proprio pesante corpo sull’asfalto (con il risultato di seminare sangue e brandelli di pelle ovunque).
 
Il genere umano quando “si approccia” agli essere viventi, di altra specie, indossa i panni del milite appartenente alla Gestapo, la famigerata polizia politica nazista: uniforme adattissima per chi strazia, squarta, viviseziona, spacca ossa senza pietà nel nome del denaro (del profitto fatto sulle vite degli altri). In definitiva poco importa del dolore che provano questi esseri, senzienti, durante le infinite torture che devono subire. Consumatori e produttori non prestano minima attenzione al livello di sofferenza imposto agli animali immolati al Natale: solamente il guadagno ha un ruolo importante all’interno di tale contesto horror.
 
Esistono però due pesi e due misure anche nei nostri rapporti con le altre specie: mentre la mannaia si abbatte sul bovino portato al sacrificio, alcuni addetti al marketing si sono preoccupati di trovare un modo che garantisca la clonazione degli animali d’affezione, oramai in fin di vita. Talmente è grande l’amore che si instaura tra Uomo ed essere domestico, che presto diventerà possibile “fotocopiare” gli amichetti di compagnia: un business agghiacciante, un “affare sicuro”, che garantirà loro una sorta di vita eterna al fianco dei propri “padroni”. Aspetti, quelli sin qui trattati, tipici di un’epoca piena di egoismo e profonda solitudine. Epoca in cui sempre più si guarda esclusivamente intorno a se stessi, dimenticando l’infinito dolore prodotto nei mille mattatoi (dove si tratta indifferentemente carne da cannone e da pietanza) posti tutto intorno a coloro che festeggiano il Natale con “tanta gioia e spensieratezza assoluta”.

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