SACRO & PROFANO

“Papessa” Enoc per la sanità religiosa

In Vaticano la chiamano "Sua Sanità", a lei sono affidati i destini di enti e strutture di proprietà ecclesiastica. Dopo aver rimesso sulla retta via il card. Bertone anche i vescovi piemontesi confidano sul suo piglio thatcheriano per raddrizzare i conti

Sia o meno la Lady di Ferro della sanità religiosa, con quella breve dichiarazione rilasciata ieri – “Il cardinale Bertone, riconoscendo che quello che è successo ha costituito un danno per il Bambino Gesù, ha voluto venirci incontro, devolvendo una somma di 150 mila euro” – Mariella Enoc ha suggellato l’immagine, in fatto di piglio, caparbietà e rigore, in cui molti la vedono accomunata, appunto, alla Thatcher. La sorpresa che nel febbraio scorso suscitò la scelta di Papa Francesco di nominare una donna al vertice della grande struttura sanitaria vaticana sarebbe stata poca cosa in confronto al metodo che l’ex presidente dell’Associazione industriali di Novara e, poi, di Confindustria Piemonte avrebbe applicato in uno dei momenti più difficili per il Vaticano scosso da scandali che hanno riguardato profondamente anche l’ospedale.

 

Era stata la stessa Enoc nei giorni scorsi, in un intervista al Messaggero, ad annunciare quell’“aiuto” da parte del cardinale Tarcisio Bertone (coinvolto nella vicenda dell’attico i cui lavori sarebbero stati pagati con soldi destinati al Bambin Gesù) spiegando che “il cardinale pur dichiarandosi estraneo, ha manifestato il desiderio di fare qualche cosa per il danno morale che l’ospedale ha subito”. Non è passata neppure una settimana e per l’alto prelato, la manager chiamata a Roma dal Piemonte aveva già pronto un piano: “La presidente Enoc mi ha presentato un progetto di ricerca sulle malattie rare - ha spiegato l’ex segretario di Stato della Santa Sede - e io ho accettato”. I soldi, insomma, arriveranno da Bertone, sia pure non tutti subito: “Ho già detto che erano frutto di risparmi e anche di aiuti per opere di carità, ho sempre fatto beneficenza e poi la mia vita non è lussuosa come si continua a dire. Farò questa donazione in diverse rate”.

 

Non sarà la Lady di Ferro, ma poco ci manca. Quel che non manca alla Enoc è la capacità e l’esperienza sia sul fronte della gestione della sanità, sia il sapersi districare nei meandri dell’economia, compresa quella non certo troppo semplice all’interno delle Mura Leonine. Settantun anni, Mariella Enoc è stata vice presidente della Fondazione Cariplo, figura di spicco delle associazioni datoriali e dopo gli studi classici e in medicina si è sempre occupata della gestione di strutture sanitarie, come la casa di cura "I Cedri" di Fara Novarese e la “Laetitia” Spa, procuratore speciale dell’istituto Cottolengo di Torino, impegnata nella Fondazione Giorgio Cini di Venezia, consigliere di amministrazione della Fondazione Housing Sociale e della Fondazione Filarete di Milano, oltre che componente del Comitato di indirizzo del Centro estero per l'internazionalizzazione del Piemonte e della Fondazione Edison.

 

Una risorsa che in passato anche qualche politico e amministratore ha accarezzato l’idea di poter utilizzare per mettere mano alla sanità pubblica piemontese che già mostrava tutti i sintomi di una malattia dalla quale sta ancora e a fatica cercando di uscire. La stessa sanità pubblica che con tagli di budget e riduzioni di prestazioni sta mettendo a dura prova non poche strutture religiose. Tanto da indurre i vertici di alcune congregazioni proprietarie di ospedali a prendere in considerazione – in alcuni casi, come il Koelliker, addirittura sondando eventuali acquirenti tramite un advisor – l’eventualità di dismetterli. Un quadro che vede la Enoc , come lei stessa ammette con lo Spiffero, “molto preoccupata”.  La prospettiva di vedere anche solo una struttura religiosa posta in vendita, non trova affatto acquiescente la manager chiamata dal Pontefice al Bambin Gesù e riconfermata alla guida di un nuovo cda costituito dopo il nuovo scandalo esploso con la pubblicazione dei due libri e la divulgazione di documenti che hanno scosso il Vaticano.

 

“Il Cottolengo è a posto, non c’è nessun rischio” assicura, ma per altri ospedali il rischio c’è, come confermato, sia pure indirettamente, dallo stesso incontro chiesto nelle scorse settimane dal vescovo Cesare Nosiglia ai rappresentanti del Koelliker. Non certo l’unica struttura ad attraversare un periodo non facile, non tanto sotto il profilo finanziario (gli utili ci sono) quanto legate ai nuovi e più stringenti parametri imposti dalla riforma della rete ospedaliera, dai vincoli emanati dal governo così come dalla Regione. “È  necessario assolutamente lavorare tutti insieme per superare le difficoltà laddove esistano, fornire alle strutture che ne abbiano bisogno l’aiuto, ma disperdere questo patrimonio che ha radici altissime e profonde nei fondatori, questo no. Va assolutamente tutelato”. Parole chiare, rassicuranti per molti in questo periodo di incertezza, quelle della Lady di Ferro della sanità vaticana. Ma che – oggi dopo l’investitura da parte del Segretario di Stato Pietro Parolin a guida, con carta bianca, della commissione speciale sul buco nero della sanità cattolica – suonano anche come una sorta di avvertimento nei confronti di chi, forse, aveva già pensato di poter risolvere i problemi cercando un acquirente. 

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