SPENDING REVIEW

Partecipate, Icarus non vola più

Il 28 dicembre l'assemblea dei soci metterà in liquidazione la società. Scelta obbligata dopo le nuove norme sulle aziende pubbliche. L'obiettivo è vendere gli immobili del polo aerospaziale di Torino e suddividere i proventi. Ma Finmeccanica storce il naso

Con le casse vuote e un bilancio a stecchetto si chiude l’era dei voli pindarici. In Regione lo sanno bene e per liberarsi da quel dedalo di aziende controllate e partecipate che spesso gravano sui conti di piazza Castello si è scelto di iniziare tagliando le ali a Icarus, società nata nel 1999 per gestire spazi e immobili del popolo aerospaziale di corso Marche a Torino. Con Icarus il Piemonte volava nello spazio, l’assemblea del prossimo 28 dicembre farà tornare tutti coi piedi per terra. In quella sede, infatti, verrà votata la messa in liquidazione della società  per volontà di tutti i soci pubblici del territorio (Regione Piemonte, Comune di Torino e Camera di commercio, mentre la Provincia ha recentemete dismesso le sue quote) che insieme detengono la maggioranza assoluta delle quote. Una scelta obbligata, prevista dalla Finanziaria 2013, poiché si tratta di un soggetto pubblico con un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti. Una condizione che ne sancisce la chiusura, secondo una norma del Governo volta a dare una sforbiciata alle tante scatole vuote, veri e propri cimiteri per gli elefanti della politica di ogni latitudine. Nel caso di Icarus siamo di fronte a una società sana, ma che di fatto ormai ha come unica mission quella di riscuotere gli affitti dei propri immobili. Troppo poco per tenere in piedi un consiglio di amministrazione, una sede, commercialisti e quant’altro.

 

L’unico ostacolo è rappresentato dal socio di minoranza, ovvero Finmeccanica che ha espresso la propria contrarietà all’operazione studiata dagli altri soci. La fine di Icarus avverrà, infatti in due step: il primo prevede l’individuazione di un liquidatore che continuerà a percepire gli affitti da parte di Altec, la società di cui è socia Alenia, che oggi occupa quegli spazi; in un secondo tempo si procederà con la cessione del patrimonio immobiliare e l’indennizzo pro quota dei soci. Un’operazione da 8 milioni che verranno suddivisi tra Finmeccanica (49%), Regione (20,4% attraverso Finpiemonte Partecipazioni), Comune di Torino (15,3%)  e Camera di Commercio (7,65). L’opposizione di Finmeccanica è data da un metodo a suo avviso penalizzante per il socio di minoranza, il quale rivendica non solo il riconoscimento del patrimonio netto pro quota, ma anche un indennizzo per le prospettive reddituali di una società che è sana e garantisce dividendi. Se non si supereranno questi ostacoli, l’assemblea del 28 potrebbe ancora essere interlocutoria, anche se ormai la rotta pare segnata.