Natale non è una festa “buonista”
11:21 Venerdì 25 Dicembre 2015 2L’arcivescovo di Torino Nosiglia ammonisce a non ridurre la ricorrenza cristiana a mera esteriorità o a sfrenato consumismo. E, sulla scorta di Papa Francesco, invita alla sobrietà. Occorrono gesti concreti di solidarietà e condivisione con i più poveri
“La riduzione del Natale in una festa un po’ buonista, o in un motivo di consumismo sfrenato, è in netto contrasto con la sobrietà e la povertà della nascita di Gesù. Per cui è certamente giusto e doveroso andare controcorrente e fare concreti gesti di solidarietà e condivisione verso i più poveri e sofferenti della nostra società”. È l’esortazione pronunciata alla Messa di Natale dall’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. Per il prelato, in ogni caso, “questa è una via maestra da seguire ma non può farci dimenticare l’altra via primaria, quella di rinsaldare la fede in Gesù Cristo e testimoniarla con coerenza nelle scelte morali di ogni giorno”. “È soprattutto - ha spiegato - il dono della vita che oggi va esaltato e promosso. Un dono che parte dal rispetto e dalla cura della propria vita e diventa poi offerta di se stessi affinché tutti possano continuare a godere di un amore forte e solidale, che circonda la persona di una rete di prossimità capace di dare senso alla vita e sostenerla”.
Al termine dell’omelia Nosiglia ha formulato gli auguri, rivolti in particolare “ai piccoli, agli anziani, ai malati e ai poveri; a chi ha perso di recente una persona cara e ne sente oggi particolarmente la mancanza; a chi soffre per la solitudine e l’abbandono, privo di affetti e di amicizia sincere e accoglienti; a chi versa in difficoltà familiari per incomprensioni e rotture che sembrano insanabili; a chi è sfiduciato per la mancanza di un lavoro stabile e sicuro; a chi il lavoro l’ha perso e stenta a ritrovarlo; a chi vive questa festa, come ogni giorno, alla ricerca di un pasto caldo o di un alloggio; a chi è al lavoro per garantire servizi, serenità e sicurezza sociale”.



