SALOTTI & TINELLI

Il Salone del libro non va al Massimo

Si dimette Lapucci, segretario della Fondazione Crt, nominato un paio di mesi fa nel cda in rappresentanza della Regione. Decisione motivata dalla “progressiva uscita da enti a partecipazione pubblica” stabilita da via XX Settembre. C'è dell'altro

Fuori un altro. È il vertice di una delle principali istituzioni culturali ma pare una fermata dei bus all’ora di punta. Il Segretario Generale della Fondazione Crt, Massimo Lapucci, si è dimesso dal consiglio di amministrazione della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. Nominato lo scorso settembre in rappresentanza della Regione Piemonte, assicurerà all’ente organizzatore del Salone del Libro di Torino “sostegno esterno” con l’obiettivo di favorire, “in una posizione di maggiore terzietà”, l’ingresso “di nuovi possibili soggetti sostenitori”. E proprio in questa frase sibillina starebbe la reale motivazione del passo indietro: Unicredit, di cui la fondazione è azionista, starebbe valutando l’ipotesi di entrare come partner privato. Prospettiva che configurerebbe per il numero uno di via XX Settembre una situazione di conflitto di interessi.

 

A dare notizia dell’ennesimo cambio nella cabina di comando della Buchmesse subalpina è un comunicato della stessa Fondazione. Con l’appoggio esterno di Lapucci alla Fondazione per il Libro, l’intenzione è quella di “far compiere un passo in avanti” all’ente “a fronte della particolare complessità della situazione derivante dalle gestioni precedenti”. Insomma, c’è bisogno di nuovi innesti. Scontate le formule di addio. “Ringrazio a nome dell’intero Consiglio d’Amministrazione Massimo Lapucci per il prezioso lavoro svolto - commenta la presidente della Fondazione per il Libro, Giovanna Milella - e per quanto continuerà sicuramente a fare per il bene della Fondazione stessa”. Le dimissioni di Lapucci tengono conto anche della recente indicazione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Crt di favorire la progressiva uscita da enti similari a prevalente partecipazione pubblica. Questa la versione ufficiale, in realtà pare che a indurre Lapucci a uscire dal board sia piuttosto la volontà di non farsi troppo coinvolgere (e soprattutto di evitare il coinvolgimento della Crt in potenziali conflitti) nella gestione dei conti, che si annuncia parecchio complicata (la due diligence annuncia sorprese amare). Si spera in Unicredit.

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