Chiamparino dalla pianura a Monti

Si parla dell’ingresso dell’ex sindaco nel governo tecnico in gestazione: welfare o industria. Tra i principali supporter Napolitano e Amato, ma un pezzo di Pd romano tenta di mettergli i bastoni tra le ruote. A Torino tutti contenti tranne uno

Dalla Leopolda di Firenze ai palazzi romani. Il picconatore del Nord Sergio Chiamparino potrebbe essere il profilo perfetto per far parte del nascituro governo di unità nazionale presieduto dal professore Mario Monti. La voce si sta diffondendo insistente, vista anche la frenesia mostrata nelle ultime ore proprio dall’ex sindaco, il cui telefono pare sia bollente. I contatti con la Capitale sono costanti e sembra che a perorare la sua causa ci siano almeno due dei principali protagonisti di questa delicatissima fase politica: in primis il Capo dello Stato in persona, Giorgio Napolitano, legato a Chiamparino da un rapporto di stima reciproca, con il quale l’ex sindaco avrebbe anche avuto un recentissimo colloquio telefonico. Non solo. Si spiffera che a sponsorizzare il compagno Sergio ci sarebbe, anche, il dottor Sottile, alias Giuliano Amato, che dopo aver annunciato il proprio ritiro dalla politica nel 2008 sarebbe già pronto per guidare la Farnesina nel governo di "salute pubblica".

 

E’ chiaro che nella situazione attuale nessuno può imporre un nome rispetto a un altro. Se l’operazione andrà in porto sarà il governo del presidente: a lui oneri e onori. Certo, però, il profilo di politico sui generis che Chiamparino ha saputo costruirsi in questi anni non può che favorire questo passaggio. La lontananza dalle beghe romane è di certo un punto a suo favore in questa delicata partita e anche le prese di posizione spesso in contrasto con la linea ortodossa del partito ne hanno sbiadito il colore della casacca. E non è un caso che negli ultimi anni abbia ricevuto spesso testimonianze di stima da molti esponenti dello schieramento avverso. I detrattori ce li ha invece in casa, a partire dai giovani dalemiani guidati da Matteo Orfini.

 

Ad ogni modo, se governo tecnico sarà, il suo ingresso è ormai quasi certo. Una notizia di cui Torino e il Piemonte non potranno che rallegrarsi, anche perché accompagnata dalle assicurazioni che non avrà in mano le già sbrindellate casse del paese: per lui si parla di Lavoro o Industria. Tutti contenti anche all’interno del Pd subalpino. Tutti tranne uno, il suo successore che, secondo chi lo ha recentemente incontrato, continua a sentirsi come quei bimbi in castigo nella loro cameretta, mentre in salotto si fa festa.

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