VERSO IL VOTO

Centrodestra a trazione Lega, no a Napoli

Ennesimo stop alla candidatura dell'ex parlamentare berlusconiano a Torino: serve ricambio generazionale e cesura con il passato. Salvini spedisce Molinari a incontrare Morano. Salgono le quotazioni di Marrone. Per Novara via libera a Canelli

Ha le sembianze di un’intesa a trazione leghista quella che si sta profilando per le candidature del centrodestra in vista delle amministrative di primavera nelle due principali città chiamate al voto in Piemonte. Tra proposte e veti il Carroccio avrebbe assunto un peso sempre maggiore anche al tavolo nazionale presieduto da Altero Matteoli e dal sarebbe imminente l’arrivo del viatico per Alessandro Canelli quale sfidante del piddino Andrea Ballarè nella città di San Gaudenzio, ma anche tavolo su cui sarebbe arrivato il niet lumbard alla discesa in campo sotto la Mole di Osvaldo Napoli. Posizione ribadita in sede locale ieri sera, nel corso di un talk show dagli schermi di una tv privata, dal capogruppo in Sala Rossa Fabrizio Ricca: “Napoli stia dove sta, ci vuole un ricambio anche generazionale”, oltre che un nome che segni la “rottura con il passato, marcando nettamente la cesura con ogni forma di consociativismo e di sudditanza”, gli ha fatto eco il collega dei Fratelli d’Italia Maurizio Marrone.

 

Un ostacolo, quello frapposto tra l’ex onorevole Macario e la sua corsa disperata verso Palazzo di Città, posto in ultimo dal deputato leghista Giancarlo Giorgetti (uno degli uomini più vicini a Matteo Salvini) che non sarebbe destinato a scatenare una tempesta delle malconce salmerie berlusconiane. Il senso e, soprattutto, la forza della possibile reazione da parte di Forza Italia al veto leghista sull’attuale sindaco di Valgioie lo si evince da una battuta di Gilberto Pichetto: “Noi sosteniamo Napoli” ha detto il coordinatore regionale di FI, aggiungendo poi “senza scaldarci l’anima”. Soprattutto evitando di bruciarsi le penne. Evidente, insomma, l’intenzione da parte di berluscones di non ingaggiare una battaglia con l’alleato leghista - più forte elettoralmente secondo i sondaggi – su un nome che non piace neppure a tutto il partito dell’ex cavaliere e rischia di dividere, anziché aggregare.

 

Una situazione difficile e complicata quella in Forza Italia di cui la Lega non fa a meno di approfittare per orientare la scelta su un suo candidato a Novara e su uno di area forzista o meglio moderata e civica a Torino. In questo senso va letto anche l’incontro avvenuto giovedì nel tardo pomeriggio tra il candidato in pectore Alberto Morano e il vicesegretario federale del Carroccio Riccardo Molinari. Il braccio destro di Salvini ha parlato con il notaio torinese in nome e per conto del leader e questo dà ulteriore sostanza al colloquio, cui seguirà nei prossimi giorni un incontro con lo stesso Salvini. L’impressione (e qualcosa di più) è che il vertice di via Bellerio sia intenzionato a completare il dossier sul candidato civico per Torino in maniera tale da stringere all’angolo le forze moderate che storcono ancora il naso su questa new entry e portare Morano ad essere la scelta della coalizione, ponendo nel contempo fuorigioco Napoli.

 

Uno scenario che, tuttavia potrebbe subire una modificazione repentina e in qualche modo traumatica se la richiesta di Giorgia Meloni di avere un candidato sindaco in Piemonte portasse al tavolo romano e su quelli piemontesi il nome di Marrone, esponente di punta dei Fratelli d’Italia in Comune e in Regione, legatissimo alla ex ministra. Tutto dipenderà da Roma, ovvero se permarrà il veto alla candidatura nella Capitale della Meloni, la quale a quel punto forzerebbe la mano nella coalizione per avere un suo uomo quale avversario di Fassino. Eventualità che ha risvegliato gli appetiti dell’ex federale Agostino Ghiglia, uscito recentemente dal cono d’ombra nel quale la disfatta elettorale alle ultime regionali l’hanno confinato. E non è un caso che da qualche giorno uno dei suoi ultimi fedelissimi, l’ex assessore Roberto Ravello, assicuri che il nome dell’ex pupillo di Ugo Martinat, è nella rosa di “Giorgia”. Un’ipotesi che però fa storcere il naso dentro e fuori al piccolo avamposto post missino che, proprio in ragione dell’antico sodalizio con il “traditore” Enzo Ghigo, viene appellato come “vice disastro”, imputandogli la corresponsabilità di una stagione rovinosa per il centrodestra. Insomma, uno scenario da resurrezione dei morti viventi.

 

Per ora, variabile Fratelli d’Italia a parte, il pallino sembrano tenerlo in mano i leghisti. Che lavorano su due tavoli: quello nazionale a Roma e quello piemontese fatto di incontri sempre più assidui e supervisionati direttamente da via Bellerio. Non che il partito torinese sia tenuto fuori: Molinari l’altra sera ha tenuto una riunione in città. Per sondare gli umori su varie ipotesi di candidature per le amministrative, ma anche per continuare a raccogliere consensi a lui utili per la battaglia congressuale contro Gianna Gancia. Un appuntamento, il congresso piemontese del Carroccio, che se non verrà ancora rinviato finirà col pesare – a seconda del suo esito – sulle strategie per le comunali. Strategie e scelte capaci di mutare ancora se a spuntarla fosse lady Calderoli. Un’altra partita importante da giocare per Salvini, il quale (non a caso) sulle candidature non rinuncia a giocare d’anticipo. 

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