PARTECIPATE

Crac Asa, i Comuni devono pagare (caro)

Il lodo arbitrale è un salasso. Le 52 amministrazioni del Canavese tenute a versare 37 milioni per ricapitalizzare il Consorzio rifiuti di cui sono soci. Alcuni Municipi ora rischiano il default. Chiesto l'intervento della Regione. E i sindaci impugnano la sentenza

Il lodo arbitrale è andato ben oltre le più nefaste previsioni. I comuni soci dell’Asa di Castellamonte, il consorzio rifiuti del Canavese crollato sotto il peso di 80 milioni di debiti, dovranno ricapitalizzare l’azienda, come peraltro si erano impegnati a fare nello statuto. Secondo quanto stabilito dai giudici, i sindaci saranno costretti a mettersi le mani in tasca (dei loro cittadini, naturalmente) e versare nelle casse della partecipata pubblica 37 milioni, una cifra decisamente superiore ai 28 milioni ipotizzati (“se tutto va male”) dai 52 comuni soci. Il commissario straordinario di Asa Stefano Ambrosini per il momento non può far altro che “prendere atto con soddisfazione dell’esito del lodo” e allo stesso tempo manifesta piena disponibilità a incontrare i sindaci, dopo aver già sentito i responsabili delle istituzioni, a partire dal governatore Sergio Chiamparino.

Tante le soluzioni al vaglio per evitare che questo pronunciamento provochi sconquassi nelle già asfittiche casse dei Comuni, di certo si è rivelata fallimentare la strategia di chi ha pensato per anni di potersi lavare le mani di un crac che coinvolgeva direttamente i soci-fornitori, che in alcuni casi si sono rivelati anche dei pessimi pagatori. Il lodo riconosce precise responsabilità, sia politiche che gestionali, ai comuni, che a lungo hanno preferito sottrarsi a un tavolo di trattative con il commissario, sperando nell’impunità, tirando in ballo la legge di stabilità che avrebbe impedito loro di versare le quote spettanti alla ricapitalizzazione. Obiezioni respinte in toto.

Tra gli enti maggiormente esposti c’è la Comunità montana dell’Alto Canavese, che dovrebbe farsi carico di una decina di milioni. Poco meno ricadrebbe sulle spalle del Comune di Rivarolo, il resto sarebbe ripartito sulla base delle quote che ogni comune detiene in seno all’azienda. Nei giorni scorsi il capogruppo democratico a Palazzo Lascaris e segretario piemontese del partito Davide Gariglio aveva fatto un appello al presidente Chiamparino, sollecitando un intervento urgente per salvare i comuni coinvolti: un modo, secondo qualcuno, per far pressione proprio su chi era chiamato a decidere nell’arbitrato. 

I sindaci, però, non si danno per vinti e annunciano ricorso contro la sentenza, affidandosi all'avvocato Paolo Scaparone, secondo il quale “i Comuni, per legge, non sono tenuti a ripianare i debiti di società pubbliche o partecipate una volta che abbiano già effettuato una o più azioni di ripianamento di debiti. Ed è proprio il caso del Consorzio Asa”.

“È da tempo che sostengo la gravità della situazione, nessuno tra i colleghi amministratori mi credeva”. Il sindaco di Cuorgné, Giuseppe Pezzetto, si dice “amareggiato” per l’esito dell’arbitrato. “Spero che la responsabilità di questa situazione - aggiunge il primo cittadino - venga attribuita a chi ha creato il buco”. “Questo arbitrato è una cosa fuori da ogni logica”, rincara la dose il sindaco di Castellamonte, Paolo Mascheroni, che punta il dito anche contro il commissario straordinario: “Il lodo - dice - dimostra che non ha tutelato i soci”.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento