Forza Italia

Vendoliani divisi, partito balcanizzato

La maggioranza congressuale trova l'accordo su Curto segretario. Ma Ferrentino attacca: "Non ci sono le condizioni per una segreteria unitaria". E torna lo scontro su Tav

«Non ci sarà nessuna segreteria unitaria. Chi ha vinto i congressi ha l’onere e l’onore di guidare il partito». Antonio Ferrentino, l’ultimo segretario di Sel di Torino, prima della stagione dei livori che l’ha portato al commissariamento, è categorico: «La gestione unitaria non prevede il nostro ingresso in organi esecutivi, non a queste condizioni».

 

La sua mozione, condivisa assieme al consigliere comunale Marco Grimaldi e l'ex senatrice Chiara Acciarini, è stata sconfitta nettamente così come quella dell’ex consigliere regionale del Pdci Luca Robotti: in due hanno ottenuto meno del 50% dei consensi. I congressi nei circoli hanno decretato un successo netto, con il 55%, della proposta politica promossa dal capogruppo in Sala Rossa Michele Curto e dalla sua omologa a Palazzo Lascaris Monica Cerutti. Un documento smaccatamente No Tav, aderente alle posizioni del sindacato-partito Fiom, in termini di infrastrutture e lavoro, “quella più vendoliana” secondo i vincitori, “la più massimalista e oltranzista” secondo le opposizioni interne e da alcuni alleati di coalizione specie a Palazzo Civico, preoccupati della svolta a sinistra di un così importante alleato. Per ora Curto ha mostrato particolare familiarità con l’arte del compromesso, come testimoniato dalla positiva chiusura della trattativa legata alla parziale privatizzazione delle società comunali.

 

Il tema è chiaro: per gestire unitariamente un partito è necessario condividerne i presupposti politici,  serve una sintesi. Nel congresso provinciale, però, ogni componente ha ribadito le proprie posizioni e chi si aspettava la stesura di una relazione unitaria è rimasto deluso. Il nodo resta l'alta velocità, soprattutto perché il sindaco di Sant'Antonino di Susa ha costruito una carriera politica sul compromesso ideale, producendo il Fare, una piattaforma adottata dall'Osservatorio "e poi disattesa" attacca Curto. E dire che, tuttavia, il segretario in pectore avrebbe fatto a meno di questa spaccatura, ma per ora si è scontrato con l’area fiommina del partito, guidata da Luciano Pregnolato, decisa a non cedere nulla sul piano politico e a guidare autonomamente il partito. E le divisioni, latenti fino da prima del congresso provinciale, sono emerse anche nella riunione di ieri, anche se Curto alla fine dovrebbe aver strappato l'investitura dei suoi, superando l'ex Rifondazione Stefano Moro, vicinissimo alla Cerutti. A testimoniare la fumata bianca, la convocazione del Comitato federale, in cui i delegati eleggeranno il segretario provinciale, al prossimo 30 novembre.

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