Sacrifici per tutti, ma non al Csi

In tempi di vacche magrissime stride il contratto d'oro del direttore De Capitani. Stipendio base di 190mila annui, 35% di premi di produttività, appartamento pagato, lussuosa auto aziendale

Per gli amministratori di Regione e Comune di Torino la sforbiciata è già una gravosa realtà. La giunta Fassino, pur tra mille contraddizioni (e sperequazioni) ha dimezzato il numero dei dirigenti “fiduciari” e ridotto tra il 10 e il 15% i loro stipendi. Uno degli ultimi provvedimenti varati dalla Bresso è stato un “pacchetto risparmio” che ha imposto il taglio di emolumenti e compensi dei rappresentanti nelle oltre sessanta società partecipate dalla Regione e il dimagrimento dei consigli di amministrazione. Poi si è abbattuta la scure tremontiana e per centinaia di piccoli boiardi è addirittura sparito il gettone.

 

Insomma sacrifici per tutti, eccetto che al Csi, il consorzio pubblico per l’informatica, da mesi impantanato in una controversa riconversione per ridefinire la propria mission aziendale e, di conseguenza, dotarsi di un profilo societario e di governance in linea con le mutate condizioni del settore. Non che anche in corso Unione Sovietica non si siano fatti sentire gli effetti di tali misure draconiane: alcune teste sono saltate, il presidente pro tempore, Roberto Moriondo, essendo un dirigente regionale non grava sulle casse dell’ente, alcune economie hanno ridotto sprechi e incarichi esterni. L’unico ad essere passato indenne dal generale giro di vite è però il direttore, Stefano De Capitani, nominato il 2 febbraio del 2010 dal cda allora presieduto da Francesco Brizio (Pd).

 

Al numero uno del Csi è infatti riservato – e tutt’ora confermato – un trattamento economico coi fiocchi. Per un periodo di cinque anni «a far data dal 22 febbraio 2010» al dottor De Capitani è corrisposto uno stipendio “base” pari a 190mila euro lordi annui, ripartiti in 14 mensilità (13.571, 43 al mese), a cui si assommano incentivi pari al 35% della retribuzione lorda che, recita il contratto, vengono liquidati «in assenza di accordo sugli obiettivi individuali», cosa che, secondo alcuni consiglieri del precedente cda, è puntualmente avvenuto. Ma proprio per incrementare questo salario “da fame” il Csi provvede a versare «all’inizio di ogni anno di rapporto un importo totale annuo di euro 20.000,00 su una Polizza pensionistica integrativa» scelta dal manager e a «stipulare una Polizza integrativa sanitaria integrativa» a quella contrattualmente prevista «in favore del Suo nucleo familiare, inclusi mogli e figli».

 

In più, essendo un lavoratore disagiato, costretto a guadagnarsi la pagnotta fuori sede, al dottor De Capitani è stato «messo a disposizione un appartamento in Torino, di Sua scelta, i cui costi» sono «direttamente sopportati dal Consorzio nel limite di euro 24.000,00 annui, oltre le spese condominiali». Non proprio un alloggetto Atc. E per assicurare gli spostamenti al direttore viene «assegnata un’auto aziendale ad uso promiscuo di Sua scelta senza spese o oneri accessori a Suio carico» che nella fattispecie è un’ammiraglia della Mercedes a noleggio. Inoltre per la sua funzione sono previsti rimborsi spese e uso di carta di credito aziendale, fondi sui quali il precedente cda aveva inutilmente richiesto di poter far luce. Ora a quanto pare con una procedura di accesso agli atti sarà Palazzo Lascaris a puntare i fari sul manager d’oro di corso Unione Sovietica.

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