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I dragoni di Vietti al fianco di Fassino

Impugnando coltello e forchetta difendono coi denti il "Sistema Torino". Attovagliati al Garamond con l'ex vicepresidente del Csm discettano di politica ma soprattutto di incarichi e nomine. Da Testore a Canavesio, ai vertici camerali e delle fondazioni

Jean Garamond de Annecy si sa essere stato un prode capitano dei Dragoni, ma si dice pure non disdegnasse intrighi di Palazzo e giochi di potere. E quest’aura misteriosa pare attagliarsi più che le battaglie frontali alla cricca del Garamond, così come è stata battezzata la conventicola usa ad attovagliarsi nel prestigioso ristorante torinese di via di Pomba, battezzato nel nome del glorioso guerriero. La destra ha abbandonato la sciabola e parte del milieu del moderatismo impugnato la forchetta. L’entrecote è più morbida da infilzare che non l’avversario. Se poi questi poi tanto avversario nel “Sistema Torino” non è, beh allora in alto i calici. La guerra di Piero non è la guerra a Piero. Lo sa bene colui che del desco nel tempio della cucina (e del Potere a tavola), a due passi da piazza Bodoni, è l’anfitrione. L’ex numero due di Palazzo dei Marescialli, l’ormai rassegnato aspirante a nuovi e altrettanto alti incarichi istituzionali, insomma Michele Vietti dicono sia impareggiabile a rendere nient’affatto monotoni i convivi. Inomi dei commensali equivalgono a un carnet de pouvoir, mica de doléances.

La guerra con e per Piero, è un argomento succulento, il retrogusto sa di potere. L’endorsement nei confronti di Fassino se non è nato tra una portata e l’altra, certo lì è cresciuto come un soufflé. Insieme a Vietti, nella trimurti ad accompagnare sul fianco destro il sindaco verso la sua auspicata rielezione, com’è risaputo, ci sono l’ex governatore Enzo Ghigo e l’ex senatore di Forza Italia Aldo Scarabosio. Meno noti coloro che insieme a Vietti si sono attovagliati spesso al Garamond e pare dovrebbero tornare a farlo nei prossimi giorni. L’ex ad di Fiat Auto e Trenitalia, oggi in Compagnia di San Paolo, Roberto Testore, ha spesso varcato la soglia del famoso ristorante, accolto dall’ex vicepresidente del Csm, così come i vertici del sistema camerale: da Paolo Bertolino a Vincenzo Ilotte, passando per Guido Bolatto. Assisi su comode poltrone pregustandone altre, anche l’ex imprenditore ora manager pubblico (Tne) Davide Canavesio.

Fuori, un centrodestra che litiga sulla bara del morto, che poi è lui. Dentro qualche battuta salace par sia sfuggita pure sul resuscitato Osvaldo Napoli. “Si candida a Torino o a Roma?”, domanda riferita all’ex onorevole Macario ormai in pianta stabile nella Capitale per ottenere l’agognato placet e la non meno desiderata seggiola in Sala Rossa. Più serie le riflessioni sul peso (politico, ovviamente) della candidata grillina Chiara Appendino. Non certo sconosciuta tra chi aspetta il dessert e magari qualcosa dopo (e qualcuno pure prima) delle elezioni. Cherchez la femme e nella combriccola del Garamond ne trovate almeno due, della stessa Compagnia: Franca Fagioli, oncoematologa, e lady zooprofilatico (l’istituto) Maria Caramelli. E con un banchiere in famiglia, il cugino commercialista Pier Vittorio Vietti al vertice di Bene Banca, pure il conto alla fine non è un problema. Ospiti ai convivi magistralmente quanto discretamente apparecchiati dall’amabile notabile (post) democristiano – sempre in qualche modo attento a quanto potrebbe accadere, per lui o per qualcuno dei suoi cari – anche Cristiano Picco, architetto e figlio dello scomparso ex sindaco diccì Giovanni, e il “salziano di destra” Massimo De Andreis.

Le elezioni sono ancora un po’ lontane, più vicine alcune nomine importanti oltre che nelle due casseforti cittadine e centri di potere, nelle vaste praterie del sottogoverno cittadino. Questi sono gli argomenti di conversazione preferiti al tavolo in via Pomba. La Milano da bere è ormai preistoria, la Torino da mangiare non si ferma al ristorante. Dicono.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    10:17 Lunedì 22 Febbraio 2016 Dedo capellano familismo o merito?

    Si scambiavano i pazienti per ottenere rimborsi piu

  2. avatar-4
    12:22 Sabato 20 Febbraio 2016 Palmiro T. La locandina, per chi non lo sapesse, è de “La grande bouffe”

    “Il film narra di quattro uomini che, stanchi della vita noiosa e inappagante che conducono, decidono di suicidarsi, chiudendosi in una casa nei dintorni di Parigi, e mangiando ingozzandosi fino alla morte. ”

  3. avatar-4
    09:23 Sabato 20 Febbraio 2016 gattonero robette provincialissime...

    da paesetto di campagna, tipiche di chi, ormai ampiamente ridimensionato nelle sue brame, deve rientrare suo malgrado e accontentarsi, circondato da personaggi improbabili, adulatori e scalpitanti, modestissimi e tardivi commensali a una tavola, anticamente riccamente imbandita che non c'è più. Questi raccoglieranno le ossa del pollo arrosto che fu Torino. La polpa non c'è più e se ne rimanesse ancora qualche pezzetto, se lo faranno soffiare dal cane che, scodinzola sotto al tavolo.

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