SALOTTI & TINELLI

GROSSO CARICO IN MOVIMENTO

Palenzona alle grandi manovre. In difficoltà nella cruciale battaglia in Unicredit, il camionista di Tortona sta fortificando il cortile di casa. E a quanti confidano in uno strapuntino in Crt manda segnali in codice: Fassino lì non tocca biglia. Capito Vietti e Ghigo?

Avviso ai naviganti, in particolare quelli appena scesi dalla bagnarola del centrodestra e saliti sul boat people di Piero Fassino: tenersi a debita distanza dall’isola del tesoro di via XX Settembre, evitare arrembaggi. Sul ponte, Fabrizio Palenzona non sventola bandiera bianca. Dice: ma Palenzona adesso ha altro a cui pensare, impegnato nelle grane di Unicredit e nel braccio di ferro con Paolo Biasi, il rappresentante di Cariverona pronto, a quel che si vocifera, a dare un ribaltone al vertice del colosso bancario, aiutato dai soci arabi con i quali infittisce i contatti. Sbagliato. O meglio: è vero che big Fabrizio è dato in grande difficoltà a tenere in piedi l’asse con Montezemolo e Caltagirone e salvare, in qualche modo, l’ad Federico Ghizzoni, di fatto bocciato dal patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio, potenziale prima vittime delle trame in corso. È falso che queste grane tengano lontano Furbizio dalle questioni di casa – intesa come Fondazione Crt – e che il suo sguardo sia distratto rispetto a manovre che qualcuno (magari) pensa di poter mettere in atto sfruttando da una parte l’appoggio garantito a Fassino per la rielezione e dall’altro, appunto, la presunta quanto inesistente disattenzione del camionista di Tortona.

L’ascesa di Palenzona al gotha della finanza e verso gli altri innumerevoli incarichi di vertice che riempiono pagine, non va dimenticato, l’ha incominciata proprio dalla cassaforte di via XX Settembre dov’era approdato dalla cugina minore Cr Alessandria. E non è certo solo un moto di affetto quello a far tenere occhi e mani sulla Fondazione Crt al politico diventato banchiere (e mille altre cose ancora) senza mai dimenticare le origini e, anzi, tenendo e se del caso rafforzando con le sue benedizioni da “credente peccatore” quei legami con la politica non solo romana e nazionale, ma pure e non di meno con quella della provincia che pochi meglio di lui conoscono.

Non è un caso se dalla provincia, sia pur Granda, arriva l’uomo prescelto da “Maradona”, come Luigi Bisignani lo definì quando venne ingaggiato per guidare non un tir, ma il colosso delle autostrade, l’Aiscat. L’uomo di Palenzona, il suo alter ego, il segnaposto dicono i maligni, in Fondazione Crt è e rimane il cuneese Giovanni Quaglia. Il percorso di avvicinamento dell’ex presidente della Provincia di Cuneo, ha fatto tappa forzata e necessaria poco meno di un anno fa con la sua uscita dal cda di Unicret. Amoveatur ut promoveatur, a volte ribaltare conviene. Pochi dubbi sulla successione dl cuneese al notaio Antonio Maria Marocco. Molti, invece, i giochi per le altre poltrone della fondazione che un Unicredit pesa il 2,5%, ma in Piemonte e a Torino pesa molto, ma molto di più. Tanto da scatenare appetiti anche tra coloro i quali non si fanno bastare i banchetti al Garamond, tra un’occhiata ravvicinata alle bollicine nel flute e uno sguardo a quello che potrebbe essere per alcuni un buen retiro, per altri una nuova tacca sul calcio della pistola da cacciatore di poltrone.

La Fondazione e la Compagnia di San Paolo sono i bocconi del re. Nella partita per il rinnovo dei vertici di corso Vittorio Emanuele, Palenzona gioca di rimando, un po’ con il suo omologo di stazza Enrico Salza (ancora influente sul sistema camerale), attento ma senza entrate a gamba tesa. In quella per la Fondazione non ce n’è per nessuno: allenatore, capitano e presidente. Quindi, nessuno pensi di fare i conti senza l’oste. Che se poi supera di qualche decina di chili il quintale, non è nemmeno conveniente. Il peso, quello nella finanza e nella politica, Palenzona non lo ostenta come gli tocca fare per quello reale. Lo usa. Segnali in codice, silenzi, assenze e presenze. Spesso, come si dice, valgono più di mille parole. Ne sanno qualche cosa proprio i fassiniani, che ancora devono digerire la benedizione impartita da Furbizio ai vecchi amici popolari e a quelli nuovi, i Giovani Turchi, riuniti ad ascoltare il Verbo del credente peccatore in un antico convento.

Chi, dal centrodestra, ha alzato i calici a Piero Fassino ricandidato  con un occhio rivolto al palazzo di via XX Settembre, non potrà evitare di dover fare i conti con il ciccione di Tortona come adesso qualcuno si guarda bene dal chiamarlo. Non si sa mai. Gli stessi convertiti sulla via di Fassino, dall’ex vicepresidente del Csm Michele Vietti all’ex governatore Enzo Ghigo e le loro seconde file che ambiscono alle prime nel teatro delle nomine, devono mettere in conto di dover trattare con lui, Furbizio, se non l’eroe certo di certo uno scafato conoscitore e navigatore dei due mondi, quello politico e quello bancario. E semmai le difficoltà che incontra in questo periodo nella complicata guerra di Unicredit, dovessero vederlo sconfitto o ridimensionato, chi può escludere un suo impegno a Torino, più intenso di quello attuale. Che – altro avviso ai naviganti – può sembrare un po’ distratto e residuale. Ma non è così. 

print_icon