CARRIERE NOSTRANE

Palenzona in caduta, allerta terremoto

Niente più autostrade e aeroporti per il “Camionista” di Tortona. E mentre i Benetton starebbero per metterlo alla porta, in Unicredit traballa la poltrona di vicepresidente. Attenzione però, Furbizio ha sette vite e già troppe volte l’hanno dato per morto

Ultima fermata Torino? Se per Fabrizio Palenzona si avvicina il momento di lasciare autostrade e aeroporti, la prossima stazione potrebbe essere proprio quella da cui anni fa era partito, svestendo i panni del politico per indossare la grisaglia di banchiere e grand commis dei maggiori gruppi finanziari e imprenditoriali. Il grosso grasso matrimonio trevigiano sarebbe ormai finito e gli atti della separazione consensuale tra Furbizio e la famiglia Benetton pronti per le firme. Il plenipotenziario del gruppo veneto, Gianni Mion (come riporta Dagospia) avrebbe già comunicato al camionista di Tortona la decisione di non riconfermarlo al vertice di Aiscat (l’Associazione delle società concessionarie delle autostrade) e neppure a quello di Adr (Aeroporti di Roma). Un mancato rinnovo che non lascerà certo disoccupato l’uomo che vanta pochi concorrenti quanto a numero di incarichi, ma che semmai dovesse anche abbandonare la plancia della corazzata Unicredit finirebbe con il dare ragione a chi prevede per lui un ritorno, pur sempre in gran spolvero, nella ridotta piemontese.

In particolare, all’interno (o manovrando dall’esterno come non ha mai smesso di fare) di quel centro di potere che ancora resta la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. L’uscita dal board di Unicredi, dove ricopre la carica di vicepresidente, è un altro dei rumors che si rincorrono negli ambienti finanziari e si baserebbero sull’ormai svanito patto tra Palenzona, Montezemolo e Caltagirone. Quest’ultimo, infatti, s è schierato con il patron di Luxottica Del Vecchio chiedendo un ricambio degli amministratori. Gli stessi fondi stranieri sempre di maggior peso nelle scelte, paiono intenzionati a chiedere e favorire un deciso rinnovamento di cui potrebbe fare le spese anche l’uomo che da sindaco di Tortona ha scalato i palazzi della finanza arrivando sempre all’attico.

Un’arrampicata inarrestabile resa possibile dalle indubbie capacità di Furbizio, ma anche di un contesto che ormai appare sempre più lontano e diverso da quello attuale dove la politica di relazione (in cui Palenzona è maestro indiscusso) e gli stretti legami tra mondo degli affari e quello, appunto, della politica sono meno forti e meno dirimenti nelle decisioni di player sempre più globalizzati, gli stessi che potrebbero accentuare le difficoltà per una permanenza ancora lunga del camionista al vertice dell’istituto di credito.

Lui, non è certo personaggio da farsi cogliere impreparato, tantomeno arrendevole o, al contrario, non accorto dal prevedere gli eventi. Una dota questa, che se lo ha portato nel gotha della finanza, può anche averlo indotto a modificare, accentuandola, la sua presenza e attenzione in quel territorio nativo e dove sa di avere ancora molto potere e la maniera giusta con cui gestirlo. Più frequenti le sue uscite in pubblico in Piemonte: non ha mancato una sola iniziativa della Fondazione benefica Uspidalet di Alessandria, presieduta dalla moglie, ha benedetto la riunione dei turchi del Pd, segue con maggiore attenzione le vicende della politica subalpina pur stando sempre due passi indietro, ma avendo suoi fidatissimi proconsoli in ogni dove. E, soprattutto, ha sistemato le pedine per tempo sulla scacchiera della Fondazione Crt, il suo cortile di casa. Le dimissioni dal cda di Unicredit in tempo utile di Giovanni Quaglia, spianano al cuneese la strada verso la presidenza al posto del notaio Antonio Maria Marocco. Al volante sempre lui, il camionista di Tortona. Uomo capace di guidare anche nella nebbia più fitta. Ma anche, se l’occasione lo richiede, di sorpassare o far fermare sulla piazzola di emergenza chi aveva mandato avanti fino a un minuto prima. Impossibile che fori una gomma, tanto più sulle strade che conosce da quando ha incominciato a camminare. E di smettere non se ne parla proprio. 

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