CAPITALISMO MUNICIPALE

Iren prosegue lo shopping tra i rifiuti

Si fondono Covar 14 e Cidiu, che gestiscono raccolta e smaltimento nell'hinterland a sud-ovest di Torino. Gara per individuare un socio privato che rilevi il 49% della nuova società. Boccone succoso per la multiutility. M5s: "Questi consorzi dovevano essere aboliti"

Dopo l’acquisizione dell’80 per cento di Amiat, Iren punta a estendersi anche oltre la cinta daziaria di Torino. Il business è quello dei rifiuti, su cui la multiservizi ha intenzione di investire in modo massiccio nei prossimi anni. Con questa prospettiva va letto il processo di fusione presentato questa mattina tra il consorzio Covar 14 e la Cidiu Servizi Spa, due soggetti che gestiscono la filiera ambientale nell’area sud e ovest dell’hinterland torinese, fino alla Val di Susa. L’accorpamento avverrà attraverso una gara a doppio oggetto, nella quale verranno conferite a un partner industriale privato il 49% delle quote e i contratti di servizio in essere con i Comuni. Ne nascerà un colosso che servirà 515mila abitanti, con una forza lavoro di oltre 700 dipendenti e un fatturato di 70 milioni di euro. Ma chi sarà il nuovo socio pronto a subentrare? C’è una gara pubblica ed è evidente che nessuna delle parti in causa può pronunciarsi sul tema, ma è altrettanto palese che all’orizzonte dovrebbe materializzarsi il profilo della multiutility controllata dai comuni di Torino, Genova e dagli emiliani capitanati da Reggio Emilia. “Il settore dei rifiuti era visto in passato quasi come secondario, di servizio. Oggi, al contrario, la prospettiva è finalmente cambiata e il comparto è diventato un nuovo traino per l’innovazione e la crescita del gruppo Iren e del territorio di riferimento”, disse il presidente Francesco Profumo nel giorno in cui Iren Ambiente salì all’80% delle quote della torinese Amiat, attraverso la Amiat V. Spa. Insomma, da parte della multiservizi c’è l’intenzione di investire sempre di più nei rifiuti e intanto si procede verso la “Società metropolitana dei rifiuti”, un progetto di cui l’accorpamento tra Covar 14 e Cidiu “è un primo passo”. Quelli successivi potrebbero prevedere l’estensione fino ai comuni del Chierese e poi, verso il Canavese, dove opera la malconcia Asa.

 

La maggioranza della nuova società  – con gran fatica d’ingegno ha assunto il nome di Newco – sarà suddivisa in parti uguali tra Covar 14 e Cidiu, i quali otterranno il 25,5% delle quote a testa. Il restante 49% se lo aggiudicherà l’azienda in grado di avanzare la migliore offerta, sia dal punto di vista delle tariffe che del piano industriale e degli investimenti che sarà in grado di mettere sul tavolo. L’operazione potrebbe essere stimata in circa 20 milioni di euro, tanto dovrebbe valere il 49% di Newco. Il via libera è stato dato ieri dalle assemblee dei due soggetti, quasi all’unanimità: un solo astenuto tra i comuni di Covar 14, Rivalta, mentre all’interno del Cidiu ha votato contro la città di Venaria, a giuda Movimento 5 stelle, mentre Pianezza si è astenuta.

 

E proprio dai grillini arrivano gli attacchi più violenti al progetto di fusione: “Nonostante la legge abbia abolito le Autorità d’ambito e i Consorzi di funzione, questi continuano a ridisegnare il sistema di gestione dei rifiuti nel Torinese, a definire le sorti economiche delle aziende di settore, ad indire gare d’appalto e a decidere a chi affidare la gestione di rifiuti per i prossimi vent’anni” si legge in una nota i consiglieri della Città Metropolitana, Dimitri De Vita e Marco Marocco, che sulla questione hanno già inoltrato un esposto alla Procura della Corte dei Conti e che ora annunciano ulteriori integrazioni. Inoltre, concludono, “ci rivolgiamo al Prefetto di Torino per chiedere il rispetto della legge e di porre fine alle scelte adottate da rappresentanti di Enti in carica in regime di ‘prorogatio indefinita’ che a nostro parere non risulta legittimata da alcuna norma dello Stato né dalla Corte Costituzionale”. Il problema risiede in quel ginepraio di burocrazia e leggi dell’ordinamento italiano: alla norma nazionale, infatti, doveva far seguito una legge regionale che la recepisse e individuasse nuovi soggetti per la gestione di un servizio che – quello no – non può essere abolito. La norma è stata approvata, ma il Comune di Torino si è opposto al Tar che gli ha dato ragione. Dunque si torna al punto di partenza, proprio mentre da Roma dovrebbero arrivare i decreti attuativi della legge Madia che stabilisce i parametri su cui tarare i nuovi assetti: l’obiettivo è evitare un’eccessiva frammentazione per permettere, grazie alle economie di scala, servizi più efficienti e, possibilmente, tariffe più basse. 

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