The Big Riccardo

Riccardo D'Elicio tra i rettori

Brillante, calcolatore, spietato, cinico, ipercinetico, fine, narciso, intelligente, stakanovista. Quando si parla di Riccardo D’Elicio, 55 anni presidente del Cus Torino, si cerca sempre di imprigionarlo in una definizione, spesso riduttiva per un personaggio tanto complesso e dalle mille sfaccettature. Tutti gli aggettivi sopra indicati sono probabilmente azzeccati, ma nessuno basta a inquadrarlo. La sua consacrazione nel mondo dello sport cittadino avviene all’indomani della morte del suo più grande maestro e predecessore al Cus, Primo Nebiolo, nel 1999. Da allora l’ente passa quasi naturalmente nelle mani di big Riccardo e lui lo plasma a sua immagine e somiglianza. Risoluto al punto di allontanare in breve tempo tutte le anime critiche: chi sta con lui deve condividerne in toto i progetti, non c’è spazio per il dissenso.

 

In più di dieci anni di gestione non ha ciccato un evento: l’Universiade del 2007 è stata certamente la migliore mai organizzata per qualità e numeri, un successo ripetuto con i Campionati italiani universitari dello scorso maggio. Il Meeting di atletica leggera, dedicato a Nebiolo, ospita ogni anno alcuni dei migliori atleti del mondo,  mentre la Rowing Regatta, in cui competono sulle acque del Po Università degli Studi e Politecnico, è ormai diventato quell’appuntamento fisso dal vago profumo anglosassone che inaugura ogni stagione sportiva. Ogni occasione è buona per farsi ritrarre dai fotografi, sempre sorridente mentre spicca tra atleti, volontari, collaboratori, politici, amici, nemici. E’ tra i personaggi pubblici quello che più soffre di bulimia mediatica: “I giornalisti di questo non parlano mai” dice ogni volta che descrive un evento, un progetto, una iniziativa che lo vede coinvolto. E visto che nessuno gli dà l’attenzione che merita, lui le pagine sui quotidiani torinesi se le compra e ci scrive quello che vuole.

 

I giornalisti sono come i politici, sempre troppo lenti, sempre imbrigliati da una dialettica che lui non capisce: perché lui pensa, decide e fa. Gli altri valutano, si confrontano, discutono e spesso non quagliano. Le sue manie di potenza lo hanno in passato portato a fare il passo più lungo della gamba, come quando ha tentato un blitz al Coni piemontese, cercando di scalzare Gianfranco Porqueddu da un trono sul quale l’attuale vice presidente della Provincia siede da oltre dieci anni ininterrottamente. Candidò il professor Enzo Gasco e fu una Caporetto, che lo costrinse a cercare in breve tempo una pace senza condizioni con il suo eterno rivale. Ma fu solo un incidente di percorso.

 

Il suo grande merito è quello di aver sempre sostenuto lo sport universitario, proprio come concepito negli Stati Uniti. Appena rieletto (ovviamente all'unanimità), la scorsa primavera ha ribadito il suo grande obiettivo: un campus universitario sullo stile americano tra corso Mediterraneo e corso Peschiera. Durante la sua gestione gli impianti sportivi nei quali i 100 mila studenti torinesi possono praticare ogni tipo di disciplina si sono moltiplicati, così come le sezioni sportive, dal volley al basket passando per il tennis tavolo, l'arrampicata, le arti marziali e ovviamente l'atletica, il suo primo amore.

 

A ogni elezione amministrativa il suo nome inizia a circolare tra i papabili assessori allo Sport, ma alla fine non se ne fa mai niente: nessuno ha ancora capito che non accetterà mai, semplicemente perché conta molto, molto, molto di più da presidente del Cus Torino. E guai a mettersi di traverso.

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