AFFARI & FINANZA

Falco in picchiata sulla presidenza Crc

Il numero uno uscente della Fondazione cuneese tenta l'ultimo volo in favore del suo vice De giacomi. Ma il fronte del rinnovamento, capitanato da Dardanello e dal sindaco di Mondovì, pare agguerrito attorno a Genta, attuale consigliere della Crt

Tempi duri per Ezio Falco, presidente uscente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, non riconfermabile perché al termine del secondo mandato. Duri sul fronte giudiziario, in quanto la Procura della Repubblica ha reso noto che si sono conclusi gli atti istruttori relativi a reati gravi (ostacolo alle attività di vigilanza, frode fiscale, appropriazione indebita) per i quali Falco risulta tra gli indagati;  si attende a giorni la decisione: richiesta di archiviazione o rinvio a giudizio. Duri sul fronte politico, in quanto ben difficilmente Falco riuscirà a pilotare la successione a favore del suo vicepresidente di fiducia, l’albese Antonio Degiacomi. Infatti, il presidente della Camera di Commercio di Cuneo, Ferruccio Dardanello, il sindaco di Mondovì, Stefano Viglione, ed altri sindaci si sono pubblicamente pronunciati a favore del commercialista cuneese Giandomenico Genta, attualmente membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Crt, vicino a Giovanni Quaglia, tuttora influente sugli equilibri di potere della Provincia Granda.

 

Il 4 aprile il Consiglio di Indirizzo uscente della Fondazione si riunirà per prendere atto delle indicazioni pervenute dagli enti designanti; il 14 aprile il nuovo organismo si insedierà e nominerà il presidente e il consiglio di amministrazione. Gli osservatori ritengono che Genta sia in grado di riunire la maggioranza necessaria, forte di una coalizione trasversale e del consenso delle categorie produttive. A ruota Degiacomi ha diffuso un comunicato di autocandidatura, interpretato come segno di debolezza; non è chiaro per quale ragione il suo sponsor più importante, Federico Borgna, sindaco di Cuneo e presidente della Provincia, abbia preferito stare alla finestra.

 

Le ultime uscite ex cathedra di Falco sono state a dir poco malaccorte.  Nel corso della presentazione del mandato di bilancio, riferendosi ai procedimenti giudiziari che lo riguardano, ha detto che si stanno confondendo i ruoli di carnefice e vittima, e lui sarebbe nella posizione della vittima. “A più riprese sono stato  accusato di aver sfiduciato il manager (Piero Bertolotto, nel 2010 presidente della Banca Regionale Europea, ndr) perché non avevo ottenuto un credito personale. Due mesi dopo mi furono tolti gli affidamenti con un pretesto. Ho subito un’azione che reputo estorsiva”.

 

Il Gruppo 19 Marzo, vicino a Bertolotto, ha documentato in modo inequivocabile che l’azienda di Falco navigava in pessime acque, con un “buco” di 1 milione di euro, e che gli uffici competenti in tema di erogazione crediti avevano espresso parere negativo rispetto alla richiesta di ulteriori affidamenti e di ristrutturazione di quelli in essere, che pure era caldeggiata da Gian Luigi Gola, allora presidente del Collegio sindacale della Fondazione, e da Pierfranco Risoli, attualmente vicepresidente della Bre. Come se non bastasse, Falco si è rivolto con espressioni offensive, pur senza nominarlo, al vicepresidente dell’Abi, Beppe Ghisolfi, autore di un manuale di divulgazione finanziaria di grande successo, dicendo che gli sembra “utile forse ai nipoti di Paperino”. Inutile dire come l’abbia presa Ghisolfi: “Al posto di Falco mi sarei dimesso da tempo. Gli attacchi al mio manuale? È un best seller nazionale, dovrebbe essere più cauto. Il suo parere è ininfluente: gli raccomanderei di leggerlo”, ha replicato ironicamente per poi aggiungere: “Sono felice che esca dalla Fondazione e torni a fare l’imprenditore”. Ai bene informati risulta che anche il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, non abbia apprezzato.

 

Ma il meglio di sé Falco lo ha dato con una lettera aperta al futuro Consiglio di Sorveglianza del Gruppo Ubi Banca, di cui la Fondazione possiede il 2,23%. Dopo aver sempre sostenuto, in tema di governance del Gruppo, che la Fondazione dovesse far valere il suo peso di azionista di primissimo piano, ora non gli va bene che in una Spa, quale è diventata Ubi, si pesi in funzione delle azioni possedute; al contrario, pretenderebbe che si tenesse conto in via prioritaria delle rappresentanze territoriali. A suo giudizio «i soci debbono essere coinvolti nelle scelte strategiche per evitare che “siano buoni” solo per aumenti di capitale»: evidente ammissione che Cuneo non ha contato nulla nella gestione.

 

Dulcis in fundo, Falco ha chiesto che vengano esclusi dal Consiglio di Gestione «quanti abbiano affidamenti rilevanti» presso banche del Gruppo. Esternazioni che non sono affatto piaciute ai piani alti di Ubi Banca, che dalle colonne del Corriere della Sera di Bergamo hanno domandato a Falco perché non abbia proposto analoga verifica per i membri del Consiglio di Sorveglianza, nel caso specifico per Gian Luigi Gola, l’unico esponente espresso al vertice Ubi dalla Fondazione Crc.  Sono in molti a domandarsi se alcune tra le  aziende facenti capo, direttamente o indirettamente, a Gola possano contare su “affidamenti rilevanti” presso banche del Gruppo. Gola in Consiglio di Sorveglianza è apparso piuttosto poco incisivo nel  tutelare il territorio cuneese, e più specificamente la Banca Regionale Europea, in forte declino dal 2011. Ve ne sarà una ragione?

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