MODERNARIATO

Idv, non ci sono più i valori di una volta

Da principale alleato del Pd all'oblio. In cinque anni non rimangono nemmeno le piume del gabbiano arcobaleno. Dagli anni d'oro alle carte bollate, fino alla diaspora di amministratori, dirigenti ed elettori. A Torino corsa solitaria contro Fassino

Davanti al civico 50 di via Medici, a Torino, campeggia ancora quel nome astruso che con gli anni è diventato un brand. “Si scrive Buquicchio si legge Buquicchio” era lo slogan dell’ultima campagna elettorale, nel 2010, di colui che fondò l’Italia dei Valori in Piemonte e ne fu per oltre un decennio – dal 2000 al 2010 - dominus incontrastato. In quello stabile, al piano rialzato, c’era la sede elettorale, ma quei pannelli, ancora lì a ricordare gli anni gloriosi della sua lunga parentesi politica, non indicano certo un imminente ritorno nell’agone pubblico. “Sfrutto il mio marchio di fabbrica - racconta -. Dopo tanti anni la gente si ricorda il mio nome; prima lo scriveva sulla scheda elettorale ora lo associa a un professionista che è tornato a fare quel che ha sempre amato”. Andrea Buquicchio non ne vuole più sapere di elezioni e partiti, è in pensione ed esercita privatamente la professione di chirurgo plastico laddove per anni ha smistato santini e accolto sostenitori. E alla professione è tornata anche la sua compagna, Patrizia Bugnano, senatore dipietrista nella passata legislatura, e oggi legale di Ambra Battilana e Chiara Danese, due tra le parti civili al processo Ruby a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, sulle cene eleganti di Arcore e Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi.

 

A voler ben vedere quel nome sulle finestre di uno studio medico è tutto ciò che rimane di un partito che nel 2009 risultò il principale alleato del Pd per l’elezione in Provincia di Torino di Antonio Saitta: oltre 92mila voti pari all’8,8%. A distanza di sette anni non ci sono più neanche le province. L’anno successivo il canto del cigno: alle regionali i voti, in tutto il Piemonte, sono 130mila, il 6,89%, conquistato mentre sul partito era già stata lanciata l’opa dei dipietristi dell’ultima ora. Pochi mesi dopo, a ottobre, un altro chirurgo plastico Luigi Cursio - appena approdato sotto le insegne del gabbiano arcobaleno - strappa il partito dalle mani di Buquicchio in un’operazione studiata nei minimi dettagli da quella vecchia lenza, scuola Dc, di Renato Cambursano. Era l’inizio della fine, ma nessuno si era ancora accorto di danzare sul Titanic. Il partito, che arriva a sfiorare i 10mila tesserati sul territorio regionale, aveva ormai imbarcato di tutto: dai democristiani agli ex Margherita; fece scalpore addirittura qualche rocambolesca adesione di terze file berlusconiane come l’ex consigliere di San Mauro Enrico Cocciulillo transitato da Forza Italia ai Pensionati fino alla lista No Euro, prima di approdare nel 2010 sui lidi dipietristi.

 

Neigli ultimi anni di vita l’Idv diventò Italia dei Livori: plichi di carte bollate per risolvere dispute e querelle congressuali, accuse reciproche sui giornali e querele in Tribunale. Mancavano ancora un paio d’anni a quel servizio di Report sul patrimonio immobiliare di Antonio Di Pietro, ma il partito già veniva consumato dal di dentro giorno dopo giorno. Bastò una spallata, in Piemonte come nel resto della Penisola, per far crollare tutto. Cursio, eletto segretario a ottobre 2010, nel gennaio 2013 lascia il timone mentre la barca affonda. Dopo di lui se ne vanno, via via, tutte le prime e le seconde linee. È un fuggi fuggi generale che in dodici mesi, complice anche la disfatta elettorale delle ultime politiche, vede azzerato il partito: in Sala Rossa l’ex onorevole Gaetano Porcino – oggi ritiratosi dalla politica - trova un accordo con i Moderati che condurrà il figlio Giovanni sullo scranno più alto dell’assemblea cittadina. Gli ultimi arrivati furono i primi a tagliare la corda, il congresso nazionale che elesse Ignazio Messina e la successiva rottura del magistrato siciliano con Di Pietro (il fondatore voleva un’opposizione dura alle politiche del Governo, mentre il suo avatar cercava un accomodamento con Matteo Renzi) accelerarono ulteriormente il processo di dissoluzione. Ma a distanza di tre anni cos’è rimasto di quella classe dirigente? A ben vedere poco o nulla.

 

L'ex parlamentare Cambursano è tornato nel suo antico feudo, a Chivasso, dove ha ottenuto un incarico (da 20mila euro lordi all’anno) nella Smc, la società che gestisce le discariche di quell’area; incarico sul quale pende un esposto dell’ex sindaco di Settimo Torinese Aldo Corgiat. Dell’ex assessora comunale Mariacristina Spinosa si erano perse le tracce dopo il defenestramento attuato da Piero Fassino, il quale, però, le avrebbe recentemente chiesto di candidarsi in una delle liste civiche che lo sostengono, entrambe in difficoltà a trovare gli ultimi candidati e non è detto che lei non accetti. L’altro consigliere regionale Tullio Ponso, eletto nel 2010 a Cuneo, fa di nuovo il farmacista a tempo pieno. Il pirotecnico Giuseppe Sbriglio, eletto in Sala Rossa nel 2011, è appena rimasto orfano dopo il veto di Piero Fassino alla sua ricandidatura nel centrosinistra alle prossime amministrative e addirittura si vocifera di un suo passaggio con la variegata compagine centrista che sostiene Roberto Rosso, il quale potrebbe puntare su di lui come presidente di circoscrizione a San Salvario. Se l’operazione dovesse concludersi, seguirebbe le orme di un altro suo ex compagno di partito, Raffaele Petrarulo, già consigliere provinciale a Torino, recentemente approdato alla corte dell’ex sottosegretario berlusconiano con cui, probabilmente, si candiderà alla presidenza delle Vallette. Tra i pochi ad essersi salvati dall’oblio c’è Marco D’Acri, ex assessore in Provincia e prima ancora consigliere comunale a Grugliasco, nato politicamente sotto l’ala di Buquicchio (era uno dei suoi golden boy assieme a Roberto Barbieri, tra gli ultimi ad andarsene in polemica con l’adesione del partito alla linea renziana) e ora finito nell’orbita del Pd: candidato senza fortuna alle Regionali 2014 nella lista civica di Sergio Chiamparino, ci riprova quest’anni con Piero Fassino, dopo aver ottenuto un incarico da consigliere in Eurofidi e una (scomoda) poltrona da assessore al Bilancio nel disastrato Comune di Leini, dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Tra coloro che hanno scelto il Pd – in questo caso in modo organico – c’è anche il bancario Nicola Pomponio, il cui nome compare nella lista dem alle prossime amministrative torinesi, sostenuto dalla sinistra del partito. 

 

A tenere ancora aperte le serrande della storica sede di via Verolengo (quella storica in via Ormea è stata chiusa perché troppo onerosa) è rimasto Nini Punzurudu, attuale segretario regionale e presidente (non riconfermato dalla coalizione) della Circoscrizione II. Proprio il mancato accordo su qualche accomodamento ai reduci di quella che fu l’Italia dei Valori ha portato alla rottura con Fassino, al punto da presentare candidato sindaco un altro presidente uscente di circoscrizione, Mario Cornelio Levi, due mandati a San Salvario. Lo zero virgola, che vorrebbe dire la fine definitiva del partito è uno spettro che gli ex dipietristi stanno provando a esorcizzare: l’obiettivo, ambizioso, risultare decisivi in caso di ballottaggio, per trattare qualche poltrona di rincalzo nel sottogoverno cittadino. Si vedrà. 

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3 Commenti

  1. avatar-4
    16:32 Venerdì 08 Aprile 2016 Ermy l'Italia degli ultimi valori

    cosa dovevano rimanere a fare? son rimasti lì giusto 4 avvoltoi che si spolpano gli ultimi finanziamenti ai partiti. niente valori, niente votanti. nei partiti personali quando non c'è più la persona finisce tutto... lo schifo secondo me son le iene rimaste, non quelli andati via.

  2. avatar-4
    14:16 Venerdì 08 Aprile 2016 cittadino AMARCORD

    La storia di Tonino (il biondi), in un allegra ricostruzioni dei tempi che furono.Se la memoria fosse ltalico pregio, NON UNO, dei citati sarebbe in politica o posto di rilievo,

  3. avatar-4
    11:01 Venerdì 08 Aprile 2016 Bandito Libero E Cermignani che farà?

    No, davvero. Qualcuno lo sa?

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