Sfida a due per Confindustria Piemonte
Stefano Rizzi 08:00 Sabato 16 Aprile 2016 0Parte la corsa per la successione di Carbonato. Ai nastri di partenza si profila un duello tra il pirotecnico Biraghi, numero uno degli imprenditori cuneesi, e Giovannini, alla testa del gruppo Guala. I retroscena della competizione e il peso di Torino
Quello per la successione di Gianfranco Carbonato alla presidenza di Confindustria Piemonte appare ormai un duello i cui padrini, ad incominciare dalla determinante rappresentanza torinese, debbono ancora uscire allo scoperto. Certo è che se fino a pochi mesi fa l’unico nome che circolava (e il diretto interessato non ha mai fatto mistero del suo proposito) era quello del re dei formaggi della Granda, Franco Biraghi, con l’approssimarsi dell’uscita di scena di Carbonato sale il borsino dell’alessandrino,
benché romano di nascita, Marco Giovannini, presidente della multinazionale Guala Closures, leader mondiale nei sistemi di chiusura per bottiglie. Biraghi è presidente in carica degli industriali cuneesi, Giovannini lo è stato di quelli alessandrini fino all’estate scorsa. Il primo è il simbolo dell’impresa solidamente famigliare, radicata ma anche ristretta nel territorio. Il secondo rappresenta la grande industria con oltre venti stabilimenti sparsi nel mondo, passata dalla originaria proprietà della famiglia fondatrice a quella dei fondi con un cambio che, negli anni Novanta, ha anticipato sui tempi molte altre grandi aziende. Biraghi è schietto, diretto, spesso ruvido nelle esternazioni. Giovannini ha il profilo del manager, non si ha traccia di mondanità o sovraesposizione, ma è uomo che conosce i Palazzi in Italia e non solo, ma quando c’è da giocare duro rispunta il suo passato da rugbista.
Questo mix è ciò in cui si debbono districare i grandi elettori che dopo l’imminente ricognizione da parte di alcuni saggi, dovranno decidere chi mandare in via Vela. La regola non scritta ma sempre osservata prevede che un mandato sia appannaggio di un rappresentante degli industriali torinesi e quello successivo di uno espressione del resto della regione. Ciò non significa, tuttavia, che Torino non abbia o non debba avere il peso – qualcuno azzarda determinante – nella scelta che dovrebbe formalizzarsi entro giugno. In questo momento, tuttavia, ambienti confindustriali del capoluogo fanno notare come ci sia ancora una sorta di assordante silenzio sulla partita tutta da giocare tra i due, ma dove non si può escludere possa entrare a sorpresa un terzo a sparigliare i giochi. L’eventualità è improbabile e stando alla situazione attuale sono date in aumento le probabilità di una presidenza Giovannini.
Da non molto tempo il manager arrivato ad Alessandria una ventina d’anni fa per gestire l’operazione con cui la grande azienda sarebbe stata ceduta per la quasi totalità dalla famiglia Guala a investitori internazionali, ha lasciato la carica di amministratore delegato, mantenendo solo la presidenza. Un minore impegno che lo agevolerebbe in quello di guida degli industriali piemontesi. Da Cuneo, tuttavia, non arrivano certo segnali da far supporre un ripensamento da parte di Biraghi e della cordata locale pronto a sostenerlo. Una partita non facile la sua, soprattutto per vie di quelle peculiarità di cui si accennava prima. È indubbio che il suo approccio a varie questioni sia spesso improntato a un facile scontro. Recente è l’asprezza con cui l’industriale caseario ha affrontato la vicenda dell’Asti-Cuneo, attaccando a viso aperto il Gruppo Gavio, che tra l’altro è uno dei soci di maggior peso proprio in
Confindustria. Dettagli, ma forse neppure tanto. Così come non si sa quanto possa giocare nel duello quell’annunciata – era il 2014 – federazione tra le due associazione (cuneese e alessandrina) tenuta a battesimo nel castello di Rivoli e poi da tempo congelata per via di incomprensioni e questioni non risolte. La stretta di mano di allora tra Biraghi e Giovannini è nell’album dei ricordi. Come del resto non è mai neppure partita la più volte prospettata fusione tra Alessandria e Asti. Precedenti utili a indicare come anche la convergenza su un candidato condiviso sia impresa al limite dell’impossibile. Certo, le chance per Giovannini sono date in salita costante. Il Nord del Piemonte – da Biella a Novara – non pare avere candidati propri (l’ultimo di rilievo è stata Mariella Enoc) e i segnali darebbero anche in questo caso favorito l’alessandrino.
Ma è da Torino che si attende un segnale. Non irrilevante per il successore dell’uscente Licia Mattioli – indicato con ogni probabilità nel presidente di Amma, Alberto Dal Poz – sarà il rapporto con il suo omologo regionale. Quello tra Mattioli e Carbonato non è certo stato idilliaco. E per cambiare verso, probabilmente sarà valutato anche questo aspetto, insomma la capacità di fare squadra senza tirare calci alle caviglie un giorno sì e l’altro pure, magari pur avendo spesso motivo valido. A vantaggio di Giovannini (nel cui curriculum c’è anche un mandato nel cda di Cassa Depositi e Prestiti), secondo alcuni insider, giocherebbe un ulteriore elemento: con una presidenza nazionale ricoperta da un industriale che non arriva da un grande gruppo (come sarebbe stato invece il caso dello sconfitto Augusto Vacchi) per il Piemonte poter contare su una guida affidata a chi siede alla testa di una multinazionale potrebbe essere un punto a favore in più nell’interlocuzione con i vertici di viale Astronomia.


