CENTRODESTRA

“Così estremisti da candidare un notaio”

Il segretario della Lega piemontese Molinari rifiuta le etichette appioppate dai berluscones per giustificare la rottura della coalizione. "La verità è che Pichetto e i suoi vogliono aiutare Fassino a Torino e Ballarè a Novara"

Brutti, sporchi e cattivi. Eccoli i leghisti, manco più lumbard, nel film che Silvio Berlusconi proietta al nuovo cinema Nazareno. “Populisti e lepenisti” i titoli di coda per chiudere (fino al prossimo sequel) quel che se a Roma conserva ancora qualche accenno di thriller per un non escludibile ballottaggio, a Torino più che altrove è finito tra la commedia e l’avanspettacolo. La trama, ormai, è arcinota: mesi di trattative, rassicurazioni da parte del vertice regionale forzista circa il rispetto del ticket Novara (alla Lega) e Torino (a Forza Italia), poi lo strappo novarese, il tira e molla sotto la Mole, infine la rottura degli indugi da parte di Matteo Salvini con la conferma di Alessandro Canelli nella seconda città della regione e la scelta del civico Alberto Morano nel capoluogo. La colonna sonora, una delle canzoni di Jannacci: “Eh se me lo dicevi prima. Ma prima quando?”.

 

Magari a Bologna, là sul palco. “Perché noi non siamo cambiati da quell’8 novembre dell’anno scorso” dice il segretario piemontese del Carroccio Riccardo Molinari. La sbugiardata è tagliente, affilata da uno dei tanti titoli di giornali su quell’evento, “Con Matteo e Giorgia (Meloni, pure lei sul palco della Dotta, ndr) vinceremo”, annunciava Silvio.  E adesso?  “Adesso noi diciamo che se fossimo populisti ed estremisti come ci dipingono ora, beh lo eravamo anche allora. Berlusconi con Osvaldo Napoli e Gilberto Pichetto a ruota, tutti dicono che non possono stare con noi perché siamo questo e altro di peggio, mentono sapendo di mentire, perché non è cambiato niente, ma proprio niente da quando Berlusconi salì sul palco con Salvini a Bologna, per dire che il Patto del Nazareno era morto e sepolto”.

 

Molinari sul punto ha un’opinione diametralmente opposta al proclama bolognese del Cavaliere. Parlando con lo Spiffero lo spiega così: “Fanno la recita. La realtà è che il Patto del Nazareno vive. Con Verdini, ma anche con Forza Italia che quando c’è bisogno sostiene Matteo Renzi. E quella della Lega estremista è una barzelletta, una giustificazione che non regge”. La prova, per l’ex vice di Salvini (carica lasciata quando ha preso le redini del partito in Piemonte) ha un nome e un cognome: Alberto Morano. “Trovatemi uno capace di dire che, per Torino, abbiamo scelto un candidato estremista”. Centro. Nel senso di bersaglio. Perché quello politico evocato da Palazzo Grazioli, tagliando fuori i “due ragazzotti”, non è che piaccia poi così tanto neppure a una parte dei berluscones.

 

Ieri è stata la giornata dei coalizionisti, Giovanni Toti in testa che è andato a Milano al comizio di Salvini e ha detto: “Penso che subito dopo le elezioni si debba ritrovarsi su una posizione unitaria. C’è da preparare una campagna referendaria che è il preludio della cacciata di Renzi e alle elezioni con cui possiamo come centrodestra tornare al governo insieme. Ci sono le risorse per farlo, servono nervi saldi”. Poi è stata la volta di un altro esponente di quella Forza Italia che non smette di sperare nell’alleanza con la Lega, Mariastella Gelmini: “A Roma c’è stato un incidente di percorso, ma mi auguro che si costituisca l’unità del centrodestra al secondo turno”.

 

Problema, quella di un’alleanza per il ballottaggio, che non si pone a Torino, dove gli stracci volati han mandato all’aria anche l’ultima illusione di vedere un centrodestra al secondo turno col Pd. “Ma è chiaro. Questo è il disegno di Berlusconi e Napoli: favorire Renzi e, a Torino, Piero Fassino” taglia corto Molinari. Ci fosse stato un Toti sotto la Mole, forse le cose sarebbero andate diversamente: il governatore ligure che ha tra i suoi assessori l’altro ex vice di Salvini, Edoardo Rixi, ha cercato di mettere una pezza a Novara preparando, insieme all’eurodeputato di FI Alberto Cirio, quel ticket con Savona poi saltato per l’ostinazione di Diego Sozzani, il capataz azzurro novarese. “Quando si imputava non capivamo il motivo – ammette Molinari –pensavamo a questioni personali, invece adesso è tutto chiaro: aiutare Andrea Ballarè a Novara e Fassino a Torino”.

 

L’ex re di Arcore è nudo, per i leghisti. L’ultimo cencio, Molinari lo strappa tornando sul profilo del candidato scelto da Salvini sotto la Mole: “Abbiamo indicato Morano, uno che viene dalla cosiddetta società civile, da quel mondo delle professioni in cui lo stesso Berlusconi aveva detto ai suoi di cercare figure nuove, non abbiamo certo candidato un leghista duro e puro, eppure non va bene. Più chiaro di così: vogliono tirare la volata al centrosinistra, ci sono le leggi sulle tivù e altre cose che interessano Berlusconi. Questa è la verità, altro che i leghisti diventati da un giorno all’altro estremisti da tenere lontano”.

 

Perdonati da Berlusconi perfino quando inneggiavano alla secessiun, al massimo qualche buffetto sulla guancia quando il Senatur parlava di fucili e in Veneto rabberciavano una ruspa in carroarmato, ma adesso no. Adesso “siamo estremisti solo perché chiediamo di abolire la legge Fornero, di difendere i nostri agricoltori dal riso cinese, di chiedere all’Europa di battere un colpo sull’immigrazione. Anzi no, non andiamo bene, perché noi Renzi e Fassino li vogliamo davvero mandare a casa”. Föra di ball, come dicevano i lumbard prima di diventare brutti, sporchi e cattivi.

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