FIANCO DESTR

La Fiamma brucia il candidato della Destra

La commissione elettorale boccia la lista Msi-Destra Nazionale di Salerno, dopo il suo rifiuto alla modifica del simbolo: appello al Tar. Annullate anche le otto liste presentate nelle circoscrizioni da Fratelli d'Italia che fanno ricorso

Avanti al centro contro gli opposti estremismi. E a cancellare gli opposti estremismi ci ha pensato la commissione elettorale circondariale, che dopo il comunista Alessio Ariotto ha escluso dalla competizione torinese anche Roberto Salerno dell’Msi – Destra Nazionale. A contestare il simbolo dell’ex senatore Fratelli d’Italia per via di quella fiamma tricolore che campeggiava nel logo di Salerno, di cui il partito di Giorgia Meloni ha rivendicato la paternità (e soprattutto la proprietà). C’era tempo fino alle 14 di oggi per rimediare, ma come annunciato Salerno si è rifiutato di modificare l’emblema con cui intendeva presentarsi alle elezioni e così la commissione, riunita da tre giorni in via Giulio, non ha potuto far altro che estrarre il cartellino rosso. “Ho dato mandato - spiega Salerno - di verificare la fattibilità giuridica di bloccare le elezioni amministrative se persisteranno condotte vicine al libero arbitrio”. Salerno parla di un “grave vulnus allo stato di diritto” e sottolinea che “la Commissione ha ravvisato la presenza della fiamma dentro il simbolo di Fdi-An e ha ritenuto di chiedere a noi, con tesi che ritengo insostenibili se non temerarie, di modificare il nostro senza tener conto di sentenze di Tribunali che hanno riconosciuto piena legittimità al partito Msi-Destra Nazionale a poterla utilizzare e rappresentare politicamente”. 

Dai 18 iniziali scendono così a 16 i candidati a sindaco in vista delle amministrative di Torino del 5 giugno. Intanto, al momento, vanno considerate decadute anche le otto liste di Fratelli d’Italia nelle circoscrizioni a causa di un’irregolarità nell’accettazione di candidatura dei concorrenti allo scranno degli otto quartieri cittadini. FdI sta valutando la possibilità di presentare ricorso, sostenendo che i moduli "irregolari" presentati a sostegno delle liste sarebbero stati forniti proprio dal Comune.  

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