FIANCO DESTR

“Salvini inciucia coi moderati”
Corsa solitaria di CasaPound

All'indomani dell'exploit di Bolzano il leader piemontese Racca spiega la rottura con la Lega Nord: "Ci ha prospettato un progetto nazionalista e anti-europeista, poi si è messo a trattare con chi sta nel Ppe". Sostegno al commercio e casa i pilastri del programma

“Non siamo di destra né di sinistra. Siam fascisti”. All’indomani dell’exploit di CasaPound a Bolzano, dove ha triplicato i voti di un anno fa e raggiunto il 6,67%, il leader della “tartaruga” in Piemonte Marco Racca spara sugli ex alleati della Lega Nord , con i quali l’asse di un fronte lepenista pare ormai crollato irrimediabilmente e sogna un clamoroso ingresso in Sala Rossa a Torino dov’è candidato sindaco in una corsa solitaria che potrebbe premiare oltremodo la formazione nata oltre dieci anni fa da un’occupazione a Roma: “La Lega si è rimessa a fare inciuci con chi in Europa sta nel Ppe, sono tornati moderati e a noi quel progetto non interessa”. CasaPound correrà da sola nel capoluogo piemontese, come in tutte le altre principali città italiane dopo che Matteo Salvini “ha abbandonato il progetto nazionalista e anti-europeista che avevamo intrapreso insieme” dice Racca, che in Europa ci lavora, come collaboratore di Gianluca Buonanno, che descrive come “uno dei migliori sindaci d’Italia”. Ma anche una delle più fastidiose spine nel fianco di Salvini, nelle dinamiche all'interne del Carroccio. Per sfruttare al meglio l'onda dell'Alto Adige venerdì arriverà nel covo di via Cellini Andrea Bonazza, l'artefice del successo di Bolzano; mentre il giorno successivo il leader leghista approderà sotto la Mole per sostenere il suo candidato sindaco Alberto Morano

Era il 2003 quando un gruppo di giovani romani occupò uno stabile nel rione Esquilino, nella Capitale, rivendicando il diritto alla casa degli italiani e individuando nel poeta Ezra Pound un riferimento ideale che nella prima metà del Novecento contestò la dottrina capitalista quanto il marxismo, aderendo alla Repubblica di Salò. Qui c’è l’alfa e l’omega di un movimento troppo frettolosamente bollato come di estrema destra, ma che nella sua complessità, pur dichiarandosi apertamente fascista, ha l’ambizione di rappresentare uno spettro più ampio della società, perché “con le nostre battaglie abbiamo riacceso le speranze di tutti e forgiamo soldati politici”.  

A Torino punteranno a intercettare il malcontento che a loro dire divampa nelle periferie. “Siamo contro ai quartier ghetto, come Porta Palazzo dove ormai la sera non si può uscire in tranquillità. Ci chiediamo come possa un’amministrazione permettere l’occupazione delle palazzine del Moi da parte degli immigrati, mentre i torinesi dormono per strada”. La declinazione sul territorio di cavalli di battaglia nazionali, come lo stop all’immigrazione “che serve solo ad alimentare il business delle cooperative rosse”, ma anche il sostegno ad ambulanti e commercianti, “su cui grava una tassazione altissima”. Così nel programma elettorale compaiono tra i punti cardine l’eliminazione della tassa sulle insegne e la riduzione della Tari. Perché il commercio “non è solo un traino economico, ma anche un presidio di sicurezza, un segnale di vitalità per un quartiere”. Insomma un po’ di ossigeno ai commercianti (indigeni) e qualche controllo in più per gli esercizi dei foresti, “così riusciremmo a capire perché mentre gli italiani chiudono bottega, gli stranieri continuano ad aprire nuove attività”.  

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