Repetti lascia la Compagnia
18:30 Venerdì 13 Maggio 2016 0Il drammaturgo si dimette dall'appena rinnovato consiglio generale del San Paolo. Una mossa dopo la sua esclusione dal comitato di gestione, dove è stato nominato il conterraneo Timossi. Sotto accusa il sindaco Doria: "Conta poco"
Burrasca ligure in Compagnia di San Paolo. Carlo Repetti, il drammaturgo indicato dal sindaco di Genova Marco Doria nella fondazione piemontese, dopo essere rimasto escluso dal Comitato di Gestione ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio Generale. Un colpo durissimo per il primo cittadino del capoluogo ligure già alle prese con una maggioranza in bilico sul bilancio, tanto più se si considera che la stroncatura di Repetti ha dato il via libera per all’ingresso nel potentissimo board di un altro ligure, Roberto Timossi, tradendo – come denunciato dallo stesso escluso – un patto tra Comune e Camera di Commercio. L’accordo prevedeva l’alternanza tra i due enti e a questo giro di
nomine, la poltrona ligure nel Comitato di Gestione sarebbe toccata al Comune. Invece la bocciatura dell’uomo di Doria è stata a dir poco sonora: un solo voto contro i tredici andati a Timossi. Un risultato che la versione ufficiale attribuisce alla scarsa conoscenza di Repetti da parte dei membri del Consiglio Generale, rumors accreditati addebitano invece a allo scarso peso del sindaco genovese negli ambienti delle finanza e dei grandi enti. E a questo proposito nella Superba si cita, non a caso, un altro nome che lega Genova a Torino: quello di Iren.
A Doria viene imputata la colpa di aver mandato, di fatto, il suo uomo allo sbaraglio, lasciando che il Consiglio Generale si esprimesse senza aver “accompagnato” minimamente questo passaggio cruciale, tantomeno aver esercitato quel minimo di peso che ci si sarebbe attesi. Certo Timossi era già conosciuto, avendo già esercitato un mandato nel Consiglio Generale e può aver goduto anche di una strada spianatagli ulteriormente dall’altro ligure, l’uscente avvocato Ernesto Lavatelli. Certo, per
Doria, aver creduto che potessero essere sufficienti due o tre telefonate, quando ormai i giochi erano fatti, è costato caro. Un inciampo in termini di consenso e prestigio. Non solo. Ora l’inquilino di Palazzo Tursi si trova nella non facile situazione di dover scegliere il sostituto del dimissionario in Consiglio Generale. Per ora a Genova di nomi non ne circolano. Resta quella inequivocabile sconfitta per il sindaco che, per i contributi culturali e alle associazioni sul territorio, deve guardare solo più a Torino, dopo la drastica riduzioni della erogazioni da parte della Fondazione Carige. Anche questa in legami sempre più stretti con l’ente di corso Vittorio Emanuele.


