Pd, di rosso restano solo i conti

Finanze dissestate per la federazione torinese, gravata da un buco di 200 mila euro. Pesano il taglio dei trasferimenti da Roma, la riduzione degli iscritti e la gestione di feste e campagne elettorali

PARTITO AL VERDE

Il Pd di Torino è ufficialmente al verde. Un buco da 200 mila euro, che inizia a preoccupare le alte sfere di via Masserano, anche perché con la diminuzione dei trasferimenti da Roma e la continua emorragia di tesserati, le entrate sono in costante discesa. Un debito di poco inferiore al bilancio annuale del partito, contratto con aziende e fornitori ancora in attesa di essere saldati. «Abbiamo dovuto affrontare due feste di partito e una campagna elettorale importante come quella per le comunali» spiega il tesoriere Franco Fattori, che rivendica di aver fatto diminuire la voragine del 30% in un anno: «Quando sono arrivato mancavano più di 300 mila euro». E di certo la situazione non può essere imputabile neppure alla segretaria Paola Bragantini che ha preso le redini del partito nell'ottobre del 2010 con le casse assai più dissestate.

 

Il problema è strutturale. «Le entrate ordinarie bastano appena per il personale e i telefoni», decisivi sono gli stanziamenti dal nazionale, passati da 80 a soli 50 mila euro. «Per fortuna la nostra è una struttura leggera, con due dipendenti a tempo pieno e uno part time» spiega ancora il custode dei conti correnti. Anche gli eletti, a quanto pare, pagano quasi tutti regolarmente: consiglieri comunali e provinciali versano 112 euro netti al mese. Solo qualcuno ha deciso di non farlo, ma più per ripicca che per tirchieria. Ma allora come uscirne? «E’ difficile tagliare ulteriormente le spese – chiude Fattori – così come il reperimento di nuove risorse appare quanto mai difficoltoso». Non resta che sperare in una nuova ondata di tesseramenti.

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